IL PARERE DI CLEMENTE MASTELLA E DI GIOVANNA MELANDRI

04/12/2006

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Il Consiglio dei Ministri di venerdì scorso ha approvato il disegno di legge delega sulle professioni ed il Ministro Clemente Mastella, firmatario del provvedimento, unitamente con i ministri dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze, per gli affari regionali, della pubblica istruzione, dell'università e della ricerca, ha precisato che “Sono 30 anni che si discute di riforma delle professioni intellettuali, anche il precedente governo ci ha tentato, noi siamo riusciti a fare qualcosa di molto interessante e incisivo. Ora ci auguriamo che l’elemento concertativi valga anche in sede di decreti d'attuazione”.

Le novità riguardano una platea di 1,9 milioni di professionisti regolamentati e circa 3,5 milioni di professionisti non regolamentati, un bacino di operatori imponente il cui ritmo di crescita del 2005 è stato calcolato pari a 2,5 per cento annuo.

Il ministro Mastella precisa che il provvedimento, approvato dal Governo ed inviato alle Camere, dà riconoscimento pubblico alle associazioni professionali, con compiti di certificare la capacità professionale, rafforza i controlli sulla deontologia , apre alla pubblicità di carattere informativo e facilita l’accesso dei giovani alla professione.
Inoltre, riordina (anche attraverso accorpamenti) gli ordini esistenti ma a tal proposito il guardasigilli puntualizza: “Lungi da me la voglia di eliminarli, semmai la riforma si muove nel senso di rinnovarli in linea con l’Europa”.

Secondo il ministro Mastella, i punti cruciali della riforma delle professioni approvata venerdì scorso dal consiglio dei ministri sono i seguenti:
  • il riconoscimento pubblico di associazioni professionali con il compito di certificare la qualità professionale degli iscritti. A queste associazioni saranno richiesti alcuni requisiti di serietà e di organizzazione interna (in linea con il quadro normativo europeo);
  • il riordino degli ordini esistenti ed eventuale accorpamento in funzione dell’esistenza di gruppi professionali omogenei. L’esempio classico e' commercialisti-ragionieri;
  • l’attività degli ordini venga diretta allo sviluppo della qualità professionale dei propri iscritti, a garanzia degli interessi dell’utente. Gli ordini, quindi, sono chiamati a svolgere funzioni di aggiornamento, comunicazione e supporto al “turn over” delle categorie;
  • l’introduzione di modalità di controllo e di eventuale sanzione degli ordini territoriali e nazionali che non corrispondano alle funzioni loro assegnate;
  • il rafforzamento dei controlli sulla deontologia professionale, anche tramite il controllo affidato a rappresentanti non tutti iscritti al medesimo albo;
  • il ricorso alla pubblicità di carattere informativo;
  • la previsione di facilitazioni per l’accesso dei giovani alle professioni, sia sotto il profilo dell’ingresso (ad esempio, attraverso forme di tirocinio professionalizzante) sia sotto quello delle risorse finanziarie necessarie (che dovranno essere garantite dagli ordini);
  • la previsione di una nuova rilevanza delle strutture territoriali di ordini e associazioni, che dovranno acquisire iniziativa e capacità di relazioni efficienti con il sistema universitario e produttivo locale.
Il ministro per le politiche giovanili Giovanna Meandri ha precisato che la legge delega vuole abbattere molte barriere a favore dei giovani, grazie soprattutto a quattro punti qualificanti:
  • la riforma del tirocinio che avrà una durata massima di 12 mesi, richiede un’equo compenso e potrà cominciare già nella fase finale degli studi;
  • nei concorsi, che saranno a carattere nazionale, soltanto meno della metà dei componenti delle commissioni esaminatrici potraà essere indicata dagli ordini;
  • la previsione di norme per favorire il ricambio generazionale negli incarichi direttivi, prevedendo la loro temporaneità e la limitazione nel numero dei mandati:
  • la previsione che gli ordini assumano iniziative a sostegno dei giovani meritevoli, come borse di studio o l’aiuto nella ricerca dello studio dove svolgere il tirocinio.
A cura di Paolo Oreto
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