GARE SENZA BRIGLIE

07/12/2006

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Il decreto Bersani prima e il ddl Mastella dopo stanno portando dei mutamenti nello scenario della libera professione dalle caratteristiche forti, decise quanto discutibili.
Il riferimento è l’abbattimento delle tariffe minime, che da mesi toglie il sonno a migliaia di professionisti infuriati.
Ma è bene precisare un aspetto quantomeno interessante che fa riferimento sia alla realtà dei fatti sia all’art. 2233 del codice civile. Nella realtà, nonostante la legge l’abbia imposto, non è mai esistita la inderogabilità dei minimi tariffari. Per il loro mancato rispetto non è prevista nessuna sanzione, né di legge né da parte dell’ordine.

Secondo la Determinazione n. 2/2006 del CNAPPC (par. 3.2) “è da escludere che l'entrata in vigore dell'art. 2 della legge n. 248/2006 abbia modificato il regime che disciplina il compenso professionale degli architetti nei termini in cui - diversamente da quanto previsto per altre categorie, come gli avvocati - lo stesso è liberamente pattuibile tra le parti e le tariffe trovano applicazione solo in mancanza di accordo, ai sensi e per gli effetti dell'art. 2233 c.c.”, il quale stabilisce che “in ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione”.

Data la premessa, c’è da valutare la considerazione, fatta dagli esponenti delle massime rappresentanze dei professionisti, che le tariffe minime sono una garanzia di qualità a favore dei progetti delle opere pubbliche e che abbatterle minerebbe la sicurezza dell’opera stessa.
Con l’abolizione dei minimi tariffari sarebbe lecito partecipare a bandi di gare riducendo all’osso le spese progettuali e quelle per la sicurezza.

A proposito, Claudio Galtieri, procuratore regionale della Corte dei Conti Toscana, intervenendo ad un Convegno organizzato dall’Igi (Istituto Grandi Infrastrutture) sul tema “La progettazione nei lavori pubblici: problemi vecchi e nuovi”, ha affermato che l’abolizione dei minimi tariffari secondo quanto previsto dall’articolo 2 del decreto Bersani è applicabile sia nell’ambito privato che pubblico. Questo in quanto non possono essere condivise tesi basate sul rigido formalismo giuridico, anche perché le amministrazioni, secondo quanto previsto dal comma 2 del suddetto articolo, potranno comunque fare riferimento alle tariffe ma non come elemento discriminante e vincolante ma , semplicemente, come strumento di valutazione preventiva della congruità astratta del prezzo.

La gara dovrà essere, quindi, effettuata sulla base del prezzo fissato dalla stazione appaltante con l’unico problema, ancora da risolvere, sulla valutazione delle offerte anomale.
Galtieri ha anche affermato che la tariffa minima non è garanzia di qualità in quanto, se lo fosse, tutte le opere pubbliche sarebbero prive di errori o che visto che si è sempre prevista una riduzione del 20% dei minimi per progetti resi alle amministrazioni, tutte le opere pubbliche sarebbero disastrose, e ancora quelle private, in cui il compenso è trattabile, sarebbero tutte fatte male.

Il problema delle tariffe minime sembra essere una coperta troppo corta che se da un lato non è garanzia di qualità dall’altro sembra essere un buon punto di partenza nella trattazione e che, quindi, la loro eliminazione comporterebbe non una garanzia di concorrenza, ma una rincorsa all’abbattimento della qualità.
Anche perchè è interessante sottolineare, dal momento che uno degli intenti dichiarati del decreto è quello di garantire la concorrenza, che in Italia abbiamo la più alta percentuale europea di ingegneri e architetti rispetto alla popolazione nazionale e che, per contro, il loro fatturato annuo pro-capite è il più basso d'Europa, come ci ricorda il CNI.

Ai posteri l’ardua sentenza.

A cura di Gianluca Oreto
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orofinof
03/01/2016 10:49
Personalmente ritengo che la riforma Mastella sia un ottimo punto di partenza per giungere ad una buona legge di riordino delle professioni nel nostro Paese.<br><br> Certo ritengo sia da criticare l'eccesso di delega contenuto nel disegno dei legge che rinvia ai decreti legislativi - e quindi senza alcun preventivo passaggio parlamentare - la definizione di molte questioni cruciali.<br> Tuttavia del disegno di legge condivido molti principi di fondo e ritengo possibile inserire alcuni correttivi che rendano ancora più chiare le finalità della riforma.<br> In particolare condivido la volontà di operare un profondo riordino degli ordini esistenti e rifiutiamo l'idea di una loro blindatura. Occorre ridefinire con particolare rigore le attività professionali che realmente esprimono interessi pubblici meritevoli di tutela da disciplinare attraverso ordini. In sostanza non ritengo un tabù inviolabile l'attuale assetto ordinistico e credo sia necessaria una riduzione degli ordini professionali esistenti, ampliando il numero di attività professionali organizzate in associazioni riconosciute.<br> Condivido anche la necessità di arrivare ad accorpamenti tra ordini in relazione a professionalità analoghe, istituendo apposite sezioni. Non mi scandalizzerebbe una proposta di accorpamento tra Architetti, Geometri e Ingegneri Civili, a patto che si rideterminasse con rigore l'ambito di attività professionale consentito per effetto della iscrizione in una specifica sezione.<br><br> <b>arch. Francesco Orofino<br><br> Consigliere dell'Ordine degli Architetti PPC di Roma e Provincia</b>
ariosto
03/01/2016 10:49
Mi pare una buona analisi, sono d'accordo su quasi tutto il contenuto della news. Credo che ci sarà un andamento senza regole delle professioni e una scarsa qualità del lavoro offerto. Solo non capisco come posso essere costretto a farmi piacere una cosa anche se non voglio?
federick2
03/01/2016 10:49
Francamente ritengo che la riforma rappresenti un punto di svolta epocale, non credo che le tariffe minime siano sinonimo di qualità e non credo neanche che il lavoro svolto sin'ora dagli ordini sia tale da non ritenere utili una loro totale ristrutturazione a favore dei giovani.
Giuliana Barbano
03/01/2016 10:49
Immagino che se tutti gli architetti e ingegneri italiani sapessero contare non cambierebbe assolutamente nulla abolendo le tariffe minime.<br /> Per poter offrire prestazioni a prezzi inferiori ci sono poche possibilità: o si prendono mazzette in nero dalle imprese, dai fornitori etc., oppure si prendono in studio schiavi sottopagati che moriranno di fame in vece del professionista, oppure si fallisce e dopo qualche anno in cui si mangiano i soldi del patrimonio di famiglia si chiude lo studio e si cambia mestiere.
elenafedi
03/01/2016 10:49
Sono un architetto con 31 anni di professione alle spalle . Recentemente ho partecipato in ATP con altri colleghi ad una gara per la progettazione completa ,la DDLL ed il coordinamento per la sicurezza di un'opera pubblica con 250000 € di importo preventivato di lavori . Ha vinto una giovane collega che ,dopo essersi fatta " prestare "il curriculum da uno studio avviato,per superare la preselezione ,ha offerto uno sconto del 49,8 % su una parcella proposta dalla stazione appaltante di 23000 € . In pratica lavorerà per 11.500 € e ,dopo che avrà pagato le tasse,forse per 7500 € ,pagandosi pure le spese di rilievo area . Siamo ormai a livello di " vu' cumpra'" con tutto il rispetto per gli extracomunitari !!! Sono una militante DS e capisco le motivazioni del decreto Bersani ma con noi professionisti tecnici ha proprio sbagliato ...non tutti siamo evasori e non tutti siamo privilegiati oppure favoriti dagli sponsor di turno ? Forse qualcosa si dovrebbe invece fare per eliminare la concentrazione degli incarichi professionali nelle mani di pochi studi ,che i giovani poi li sfruttano in maniera indegna .Qualcosa d'altro si dovrebbe fare per moltiplicare i concorsi ,ma con rimborso spese ( come in Francia). Ho scritto al ministro Bersani (alla sua email sul sito DS ) prima e dopo il decreto ma non ho avuto risposta .
vassalli
03/01/2016 10:49
Io penso che la riforma serve esclusivamente alle grandi aziende (Fiat, o grandi imprese di costruzioni) che in seguito a rigide convenzioni con i professionisti, frutteranno gli stessi senza pietà. Oggi i minimi tariffari corrispondono ad una paga sindacale, ossia è il giusto compenso per chi ha studiato e mette a disposizione le proprie conoscenze!!! Perchè gli operai devono essere tutelati mentre i professionisti no???? Allora liberalizziamo tutto anche le paghe degli operai ecc. Liberalizzare significa che ci possono essere 1000 ingegneri (senza limiti) ma non la concorrenza sul prezzo ma sulla qualità!!
ing.valerio
03/01/2016 10:49
Ritengo sia davvero scandalosa non solo tutta la riforma, ma il comportamento del governo nei nostri confronti... Si sperava avessero ascoltato il nostro pensiero, ma è stata una presa in giro sin da principio. Il governo sapeva già dove voleva arrivare e in maniera subdola ha ottenuto quel che voleva trattandoci come bestie da macello, perché è così che diventerà l'attività professionale nei lavori pubblici!
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