BLOCCATI 4 TERMOVALORIZZATORI

29/01/2007

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“La posizione che il ministero dell’ambiente ha assunto sui termovalorizzatori in Sicilia è nota. Avevamo detto che c’erano delle autorizzazioni irregolari e in base a ciò io ho già firmato il provvedimento di revoca delle autorizzazioni dei termovalorizzatori in Sicilia”.
È quanto ha dichiarato ai giornalisti il ministro dell’ambiente e del mare Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), intervenuto all’incontro “Il clima cambia cambiamo l’Economia cominciando da Palermo” tenutosi il 28 gennaio al Jolly Hotel di Palermo.

Sull’emergenza ambiente siciliano il ministro dell’ambiente ha pure precisato che “Dopo il provvedimento di revoca esecutivo, verranno stabiliti i termini con cui saranno fatti in Sicilia quei sopralluoghi sulle emissioni che non sono stati fatti. Ho notizia - ha proseguito - che il ministro dello sviluppo economico e il ministro della sanità hanno finalmente superato alcune resistenze e spero che in questi giorni firmeranno, come ho già fatto io, il provvedimento di revoca” .
“Il Provvedimento, che spetta al ministro dell'ambiente - ha poi detto - è atto dovuto per verificare se le cose vengono fatte male, e in questo caso la revoca delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera è competenza mia. Il ministero all’ambiente controlla sulle emissioni ma il Piano rifiuti rimane comunque di competenza delle Regioni e non certo del ministro dell’ambiente”.
“Al momento - ha poi concluso il ministro prima di prendere parte al dibattito sull’ambiente in Sicilia e a Palermo - il provvedimento porta solo la mia firma. Io solo al momento risulto il firmatario per le emissioni di quegli impianti, gli altri ministeri non hanno ancora firmato. Considerato che noi soli continuiamo ad insistere sulla revoca di quelle emissioni, che non si possono autorizzare tali impianti senza le giuste verifiche, a me sembra che per gli altri ministeri sia un atto dovuto”.

Rispondendo ai giornalisti sui quattro termovalorizzatori in Sicilia, il ministro Pecoraio Scanio, non ha detto dunque che i termovalorizzatori non si faranno più. Ma che se devono essere fatti devono essere realizzati nel rispetto della salute e dell’ambiente. Altra fiamma sul fuoco.
Rimane infatti aperta quindi la querelle che vede schierati i sostenitori (il governo regionale) e i contrari (le associazioni spontanee dei residenti) all’installazione dei quattro inceneritori in Sicilia. Se i tre ministeri firmeranno la revoca alla costruzione dei termovalorizzatori per irregolarità di emissioni in atmosfera, si risolverà solo uno dei punti deboli di questi sistemi. Rimangono tuttavia in sospeso tanti altri motivi legati al forte impatto che questi impianti produrrebbero sul territorio siciliano.
Specialmente nella zona di Bellolampo sopra Palermo e nel triangolo dei veleni Augusta-Priolo-Melilli già tanto compromesso.

A cura di Salvo Sbacchis
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03/01/2016 10:49
SICILIA L'AFFAIR INCENERITORI SALUTE AMBIENTE LEGALITA' http://isolapulita.blogspot.com/2007/02/da-il-manifesto-del-18-febbraio-2007.html#links Incompatibile con i Veleni di Totò Massimo Giannettì Palermo Gioacchino Genchi, ex leader del movimento studentesco palermitano del '68, tutto poteva immaginare nella vita, tranne che avrebbe avuto di nuovo a che fare, quasi quarant'anni dopo il '68, con quel «tipo strano» che frequentava le assemblee del collettivo della facoltà di scienze e poi andava a denunciare gli studenti alla polizia. Quel «tipo strano» che gli stessi studenti allontanarono a calci nel sedere dall'università appena scoprirono che era un infiltrato, un paio di mesi fa è infetti diventato nientemeno che direttore generale del dipartimento territorio e ambiente nel medesimo assessorato della Regione Sicilia, dove Gioacchino Genchi, dirige da diversi armi l'importante «Servizio 3», quello che si occupa della tutela dall'inquinamento atmosferico. L'ex infiltrato - peraltro reo confesso - nel movimento studentesco, ex militante del Msi e poi di An, e ora alto dirigente regionale in quota dell'Mpa di Raffaele Lombardo, è insomma il suo nuovo capo gerarchico e in virtù di questo potere l'8 gennaio scorso ha deciso che per «ordini superiori» Gioacchino Genchi non deve più dirigere quel Servizio. Senza curarsi minimanente della legge (la numero 241 del '90 sui procedimenti amministrativi), Pietro Tolomeo, il suddetto direttore generale, ha quindi preso carta e penna e senza alcuna motivazione né preavviso gli ha revocato l'incarico in seduta stante, destinandolo in un'altra sede.
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