NO A NUOVI ALBERGHI SULLA COSTA

12/02/2007

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Lo stop a nuovi alberghi sulla costa è arrivato del commissario dello Stato.
I 5 articoli impugnati dinanzi alla Corte Costituzionale erano già stati inseriti nella Finanziaria regionale 2007 e approvati dall'Assemblea regionale siciliana lo scorso 28 gennaio sotto la voce “Disposizioni programmatiche e finanziarie per l’anno 2007”.
Gli articoli presentati dal governo, impugnati e sospesi dal commissario prevedevano:
  • la proroga del Comitato regionale per le comunicazioni;
  • la composizione degli organi di amministrazioni delle fondazioni costituite con l'apporto finanziario della Regione;
  • il personale Cefpas;
  • due articoli riguardanti l'applicabilità delle L.R. n. 10/1991 alle Aziende unità sanitarie locali e alle Aziende ospedaliere;
  • ed infine l'articolo riguardante la materia urbanistica.
L’ultimo dei cinque articoli, in particolare quello urbanistico, avrebbe consentito se approvato di realizzare strutture ricettive alberghiere, entro i 150 metri dalla battigia in pieno vincolo costiero e inoltre in zona “B” immediatamente fuori i centri storici.
Prima di passare alle dichiarazioni all’articolo si ricorda il clima in cui si sarebbe venuto ad inserire l’articolo. Infatti, la Sicilia è ancora priva di un Piano Regionale Urbanistico, metà dei comuni siciliani sono senza Piano regolatore, la maggioranza degli edifici abusivi si trovano sulla costa, le concessioni vengono rilasciate attraverso conferenze di servizi dell’assessorato all’urbanistica in deroga ai piani comunali e Provinciali.

L’articolo impugnato dal commissario recitava : “Articolo 48 – Norme in materia urbanistica. In tutte le zone B degli strumenti urbanistici vigenti, per gli edifici da destinate ad albergo o ad altre attività di interesse pubblico, le ristrutturazioni edilizie mediante demolizioni e ricostruzione sono consentite per volumi pari alla cubatura esistente dell’edificio, ancorché in atto parzialmente demolito. Nelle aree di cui alla lettera a) dell’articolo 15 della legge regionale 12 giugno 1976, n. 78, per gli edifici preesistenti all’entrata in vigore della medesima legge, è consentito il cambio di destinazione d’uso finalizzato a realizzare strutture turistico-ricettive
La frase, “attività di interesse pubblico”, in particolare è quella con la quale in Sicilia i progetti possono essere approvati in deroga a qualunque strumento urbanistico in conferenza di servizi presso la Regione.

Un argomento, quello degli alberghi non nuovo e che ha già sollevato non poche polemiche riempiendo pagine intere di cronaca. Alberghi fortemente voluti dal governo e osteggiati dall’opposizione ed in particolare dagli ambientalisti. A contendersi la fascia costiera siciliana (comprese le isole dell’isola come le Eolie) ci sono imprenditori che vogliono lanciare il settore alberghiero grazie alla possibilità di avere modificati gli strumenti urbanistici in sede di conferenza di servizi, e gli ambientalisti che in questi interventi vedono una mera operazione speculativa verso i paesaggi costieri che tuttavia riescono ancora a conservare un loro aspetto “rurale”.

In termini urbanistici la legge di tutela nazionale di fatto fissa il divieto di costruire entro i 350 metri (150 in Sicilia) della battigia. Legge alla quale hanno fatto spesso riferimento gli ambientalisti facendo demolire ecomostri come le palazzine a Bari.

Il Commissario dello Stato ha ribadito il principio secondo il quale l’articolo impugnato “Non tiene conto del piano regolatore generale e degli eventuali vincoli posti a tutela dell’ambiente e del paesaggio”. Proseguendo, “È un palese vulnus dell’autonomia dell’Ente locale nella potestà di programmare e gestire l’assetto del proprio territorio”.

Da parte degli ambientalisti è stato dichiarato che “In nome di una pseudo-promozione del territorio, il governo e l’Ars avrebbero voluto completare lo scempio delle coste”. Da parte del governo. "Ritengo - ha commentato un rappresentante della maggioranza - che le osservazioni sugli articoli della Legge Finanziaria da parte del Commissario dello Stato, costituiscano un atto dovuto e non inficiano l'impianto legislativo della manovra approvata dal Parlamento… possiamo comunque essere soddisfatti in quanto solo pochi articoli su un totale di 61 norme sono state bloccate dal Commissario”.

A cura di Salvo Sbacchis
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