APPROVATO IL DDL CONTRO I REATI AMBIENTALI

26/04/2007

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Via libera al giro di vite contro i criminali dell’ambiente ed una storica vittoria per gli ecologisti e per quanti chiedono da anni un segnale forte contro i reati ambientali e le ecomafie.
Nella seduta dello scorso 24 aprile il Consigli dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Alfonso Pecoraro Scanio, e del Ministro della giustizia, Clemente Mastella, ha approvato un disegno di legge, recante “Disposizioni concernenti i delitti contro l’ambiente. Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della relativa disciplina” che inserisce nel codice penale una serie di delitti dolosi (solo in taluni casi previsti in forma colposa) al fine di un più incisivo contrasto degli attentati al bene ambientale inteso nell’accezione più ampia.

Tra tali delitti si menzionano il traffico illecito di rifiuti e il disastro ambientale; nella consapevolezza che l’ecosistema necessiti della tutela quanto più forte possibile, il Governo fornisce una risposta a indirizzi in tal senso espressi in sede comunitaria (proposta della Commissione Europea sulla protezione dell’ambiente attraverso la legge penale) e anticipa l’attuazione di norme europee in materia.

Multe fino a 250 mila euro e carcere fino a un massimo di dieci anni, più le aggravanti. L’obiettivo principale del ddl, in 5 articoli, è quello di strutturare un’offensiva crescente verso i reati contro l’ambiente: dal pericolo concreto, al danno, fino al disastro ambientale. Al fine di contrastare le ecomafie sono state, inoltre, introdotti i reati di associazione a delinquere finalizzata al crimine ambientale.

In particolare, il disegno di legge messo a punto dal Governo prevede l' introduzione nel Libro II del Codice Penale del Titolo VI-bis, “Dei delitti contro l'ambiente”. Le pene previste verranno commisurate in relazione al danno ambientale: vengono contemplati: l’alterazione del patrimonio naturale, il traffico illecito dei rifiuti, con particolare attenzione alle organizzazioni criminali, gli impedimenti al controllo. Ma risalta soprattutto il concetto di “ravvedimento operoso” con il quale le pene vengono diminuite dalla metà a due terzi per gli eco-collaboratori. Viene, inoltre, introdotta la “causa di non punibilità” per chi ripara al proprio danno prima dell'azione penale. Tra le novità anche la sanzione per “danno economico” che prevede la reclusione da uno a quattro anni e multe da ventimila a cinquantamila euro per chi offende le risorse ambientali in modo tale da pregiudicarne l'utilizzo da parte della collettività, gli enti pubblici o imprese di rilevante interesse. Entro 18 mesi dall'entrata in vigore della legge, il Governo adotterà uno o più decreti legislativi al fine di rendere effettivo il provvedimento.

Le pene più severe contemplate dal disegno di legge riguardano il “Traffico di materiale radioattivo o nucleare” e prevedono la detenzione da 2 a 6 anni e sanzioni pecuniarie da 50.000 a 250.000 euro per chi illegittimamente cede, acquista, trasferisce, importa ed esporta tali pericolose sorgenti.
Qualora, nello svolgimento dell’attività criminosa, si immettessero nell’ambiente sostanze o energie in grado di compromettere in modo durevole e rilevante le condizioni di fauna e flora (art. 452-bis) si rischia una reclusione fino a 5 anni e una multa di 30.000 euro.
In attesa che sia il Parlamento a pronunciarsi, si rincorrono le agenzie e fioccano le dichiarazioni da parte di Legambiente, Lipu, Wwf, Enpa mentre le forze politiche prendono posizione e, come spesso accade quando la materia è importante e legata all’attualità, non mancano le strumentalizzazioni e le polemiche.
Il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Alfonso Pecoraro Scanio ha così commentato l’approvazione del disegno di legge: “Spero che in tempi brevi potremo avere la normativa in vigore. Ma oggi siamo soddisfatti”.
Perplesso, invece, l'ex ministro Altero Matteoli che ha dichiarato: “Auspico che l’introduzione degli eco-reati nel codice penale non sia solo un pannicello caldo per mettere in pace le coscienze e tranquillizzare il Paese, mentre i problemi restano irrisolti”. Aggiunge però: “Sono a favore del disegno di legge, nelle parti in cui si afferma che il ravvedimento operoso e il ripristino ed eliminazione del danno sono cause di non punibilità”.

L’Italia cerca, dunque, di adeguare la propria legislazione a quella dei maggiori Paesi europei, che già da tempo contengono nei loro codici norme a favore e tutela dell’ambiente. L’introduzione delle norme all’interno del Codice Penale sono un chiaro segno dello Stato che ha finalmente compreso l’inutilità delle sanzioni amministrative e civili o di piccole sanzioni penali come le multe contro i danni ambientali.

A cura di Gianluca Oreto
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