PROFESSIONISTI CONTRO L’APPALTO INTEGRATO

04/07/2007

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Mentre, in merito all’esame delle disposizioni relative al secondo decreto correttivo del Codice dei contratti (Atto n. 104), nella giornata di oggi presso la Commissione Lavori Pubblici (VIII commissione) del Senato della Repubblica, l’Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi parlamentari, procederà alle ore 8,30 all’Audizione delle Organizzazioni sindacali ed alle ore 20,30 all’Audizione di ANCPL Legacoop (Associazione Nazionale Cooperative di produzione lavoro), CNAPPC (Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori), CNG (Consiglio Nazionale Geologi) CNI (Consiglio Nazionale Ingegneri), OICE (Associazione delle Organizzazioni di Ingegneria, di Architettura e di Consulenza Tecnico-economica) e UCSI (Unione Consorzi Stabili Italiani), nella giornata di ieri alla Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici (VIII Commissione) della Camera dei Deputati si sono svolte le audizioni informali nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo concernente modifiche al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante il codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture (atto n. 104) di rappresentanti di organizzazioni di ingegneria e di ordini professionali e di rappresentanti di associazioni delle piccole e medie imprese.

Fronte comune dell’articolato mondo professionale (Ordini, Associazioni, società di ingegneria) contro la liberalizzazione dell’appalto integrato contenuta nell’articolo 53 del Codice dei contratti.
La norma, sospesa sino all’1 agosto dal primo decreto correttivo al codice stesso, unitamente ad altre quali il dialogo competitivo, la trattativa privata e le centrali di committenza è stata al centro delle audizioni che ieri si sono svolte presso la VIII Commissione della camera dei Deputati che deve predisporre il prescritto parere sul secondo decreto correttivo del codice.

In particolare l’OICE ritorna sulla centralità della progettazione e sull’appalto integrato proponendo alcune modifiche essenziali:
  • limitare drasticamente la possibilità di affidare l’appalto integrato sulla base del progetto preliminare;
  • costringere le amministrazioni a motivare il ricorso all’appalto integrato sulla base del progetto preliminare per situazioni di particolare complessità tecnologica e impiantistica;
  • ribadire che l’appalto integrato aggiudicato sulla base di un progetto definitivo deve avere già ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie e che il progetto non può più essere modificato, salvo le eccezioni di legge;
  • stabilire il principio dell’obbligo di associazione o individuazione di un progettista, salva la dimostrazione, da parte dell’impresa di costruzione, del possesso dei requisiti progettuali attraverso propri tecnici interni;
  • prevedere il pagamento delle spese di progettazione da parte della stazione appaltante direttamente al progettista individuato o associato;
  • richiedere che il responsabile pubblico del procedimento si avvalga di servizi esterni di project management quando la sua struttura tecnica interna non sia qualificata per controllare adeguatamente l’esecuzione del contratto.
L’obiettivo è chiaro ed è quello di mantenere, quanto più possibile, separate le attività di progettazione da quelle legate alla realizzazione dell’opera, evitando che l’entrata in vigore dall’1 agosto, dell’articolo 53 del Codice dei contratti permetta alle stazioni appaltanti di aggiudicare con una unica gara tanto la progettazione esecutiva ed in alcuni casi anche definitiva ed esecutiva che la realizzazione dei lavori stessi.

Sulla stessa lunghezza d’onda Massimo Gallione vicepresidente del Consiglio nazionale degli architetti che precisa “Consentire, praticamente senza limitazioni, che la progettazione di un’opera pubblica diventi tutt’uno con l’esecuzione dei lavori avrebbe due conseguenze immediate. La prima riguarda le amministrazioni. Soprattutto quelle meno attrezzate sarebbero invogliate a delegare quanto più possibile consegnandosi di fatto ai costruttori. La seconda riguarda i 300mila progettisti italiani, che verrebbero di fatto espulsi dal mercato pubblico, perdendo quote decisive di lavoro, con un grave danno anche sul piano della concorrenza”.
Di fatto, gli architetti, come anche l’OICE, chiedono che il Governo ponga dei limiti e dei paletti all’appalto integrato e chiedono per lo stesso un ritorno alla legge n. 109/1994 (Merloni).

Ricordiamo, per ultimo, che domani, alle ore 14,15, la Commissione ambiente della camera, nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo “codice appalti”, ha previsto di audire la conferenza delle regioni e delle province autonome.

A cura di Paolo Oreto
© Riproduzione riservata

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