AVANTI A PICCOLI PASSI

26/07/2007

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Negli ultimi anni anche per il turismo accessibile si sono registrati aumenti per quanto concerne le opportunità e le offerte.
La difficoltà, però, per le famiglie, per i singoli disabili e per le stesse associazioni che si occupano di questo è legata soprattutto al termine 'accessibile' che, a seconda delle diverse esigenze, può essere interpretato in svariati modi, rischiando a volte di incorrere in situazioni deludenti.
Ad organizzare questi viaggi spesso sono delle Associazioni che riuniscono i propri iscritti consentendo, quindi, di sfruttare la conoscenza, la fiducia reciproca già instaurata e i luoghi già collaudati; in altri casi i viaggi sono organizzati da cooperative che possono usufruire di convenzioni stipulate con gli enti locali, come, ad esempio, 'La Rosa Blu' e il consorzio Coin.
Secondo il presidente dell'associazione 'SiPuò', Roberto Vitali, in queste situazioni ci sono le occasioni per condividere gli stessi problemi che, se da un lato può risultare un vantaggio, soprattutto per gravi disabilità, in altri casi, invece, è un limite per color che, magari, non hanno voglia di vacanze 'discriminanti'.

A riprova di questa nuova tendenza si deve sottolineare che anche i tour operator si stanno muovendo in questo senso inserendo, nelle loro destinazioni, luoghi per il turismo accessibile, anche se in alcuni casi le informazioni che vengono rilasciate non sono del tutto complete.
Luca Baldassarri, del Centro documentazione handicap (Cdh), infatti, fa notare che spesso le informazioni si riferiscono, alla semplice accessibilità con la sedia a ruote non tenendo in considerazione tutte le altre barriere architettoniche quali, ad esempio, accesso ai servizi igienici, porte, gradini o le altre problematiche che possono riguardare coloro i quali hanno difficoltà non legate alla mobilità come i non vedenti o coloro che hanno altri deficit sensoriali.
Continua Baldassarri osservando che la scelta di rivolgersi ai tour operator è legata al livello di autonomia fisica e psicologia della persona: ci sono, infatti, coloro che, memori del loro vissuto precedente, sono disposti ad alcuni sacrifici pur di non sentirsi emarginati.
Si riferisce, ad esempio, alla possibilità che lo stesso Chd, in collaborazione con l'Università di Bologna, sta cercando di fornire ai disabili ovvero il censimento di strutture, definite 'in', che possano essere frequentate anche da coloro che riescono, con il sacrificio, ad assumersi l'onere di superare due gradini pur di trovarsi in un locale 'affollato' piuttosto che in locali senza barriere architettoniche ma deserti.

Il nodo focale, a questo punto, è l'informazione che , secondo Vitali, è varia anche se non bene organizzata.
Basta, infatti, cercare: in alcune città, ad esempio, hanno organizzato degli sportelli specializzati, alcuni in associazione con l'Aias che consentono il reperimento delle informazioni così come diversi siti internet, tipo quello del progetto “Italia per tutti” , collegato al ministero del Turismo, o quelli delle varie Regioni, delle associazioni, delle cooperative e di tour operator, per non parlare, infine, della pubblicazione di guide specifiche e itinerari per il turismo accessibile a cura, anche, dello stesso Cdh e della rivista “Mobilità”.

A cura di Paola Bivona
© Riproduzione riservata

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