NUOVI PROBLEMI IN ARRIVO

25/07/2007

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Ulteriori problemi sono in vista per gli ordini professionali: dall'oggi al domani, infatti, potrebbe arrivare il riconoscimento delle associazioni di professionisti non iscritti ad un albo grazie alla riforma delle professioni, provvedimento legislativo, però, non concordato con il parlamento.
Il problema fondamentale, è legato al fatto che il decreto legislativo di recepimento della direttiva qualifiche dà la possibilità alle associazioni di partecipare alle piattaforme comuni con altri paesi europei per uniformare la formazione dei professionisti eurpoei tant'è che il Cup, guidato da Raffaele Sirica, ha fissato d'urgenza una riunione a Roma per discutere di questa problematica.

L'equivoco, secondo il vicepresidente del Cup, Roberto Orlandi, sta nel fatto che a formare le piattaforme per uniformare la formazione delle professioni sono stati chiamati anche degli organismi (ordini e associazioni) di stampo anglosassone, che effettivamente sono a tutti gli effetti dei veri e propri ordini.

Secondo il Cup, quindi, bisogna modificare l'art. 25 e, di conseguenza, recepire in modo corretto la direttiva Ue che ha per oggetto solo le professioni regolamentate in modo da evitare, come sostiene Isabella Maria Stoppani, vicepresidente dell'Associazione Liberi professionisti, che si dia la possibilità a degli organismi che non sono regolamentati di usufruire di possibilità che sono prerogativa di coloro che hanno i titoli professionali.
Si rischia, con questo provvedimento legislativo, di incorrere nello stesso errore del decreto Bersani che, senza che nessuno ne fosse a conoscenza, ha cancellato le tariffe professionali minime obbligatorie e i vincoli su pubblicità e società.

Secondo Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, ad essere abrogato deve essere il comma 4 dell'art. 25 che, in sostanza, detta le modifiche sulle libere professioni senza interpellare i diretti interessati, scavalcando di fatto gli Ordini ed il parlamento.

In conclusione, secondo Orlandi, ci sono gli estremi per il ricorso al Tribunale amministrativo che, sicuramente, darebbe ragione alle categorie regolamentate.
Anche i periti industriali hanno cercato di chiarire il sistema italiano, ricordando che la direttiva 2005/36/Ce deve stabilire i principi generali di mutuo riconoscimento delle professionali già acquisite in ciascuno Stato membro e non alle associazioni non regolamentate, trasferendo, inoltre, una memoria al ministero per chiedere che le categorie professionali di perito industriale, geometra e perito agrario siano inserite tra le professioni regolamentate al quarto livello di qualifica, ovvero quelle che posseggono una formazione post secondaria di durata minima tre anni.

A cura di Paola Bivona
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