LE EOLIE RISCHIANO L’ESCLUSIONE

06/09/2007

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L’Italia deve fare molta attenzione se non vuole lasciare il posto alla Spagna quale leader dei siti considerati patrimonio mondiale.
Gli ultimi fatti accaduti, infatti, non fanno altro che alimentare una forte preoccupazione circa la permanenza di alcuni siti italiani nella World Heritage List.
Preoccupazioni fondate in quanto se non provvederemo a difendere ambiente e territorio, prime tra tutte scompariranno dalla lista le Isole Eolie che, fino ad oggi, grazie a questo importante riconoscimento, hanno avuto uno slancio di vitalità economica.

Il distacco con la Spagna è di una sola unità e, quindi, se le Isole Eolie verranno cancellate dalla lista, la Spagna prenderà il sopravvento.
Purtroppo i timori sono più che fondati: dalla cava di Lipari alla realizzazione del maxi porto turistico non contemplati negli accordi con l’Unesco, le isole Eolie ce la stanno mettendo tutta per fare dietro front e per subire, così, una enorme bocciatura.

La situazione italiana, quindi, non è certo facile: le Eolie da un lato e lo scivolone sulle Dolomiti dall’altro, non fanno altro che aggravare questa difficile posizione.
Anche la città di Napoli rischia grosso: il degrado già più volte segnalato alla presidenza della Repubblica, infatti, determina una situazione molto pesante.
Il paradosso, poi, è che solo sulla costiera malfitana, grazie alle disposizioni dettate dall’ultimo condono edilizio, le richieste sono maggiori degli abitanti stessi.
Ed anche la Sicilia, con la valle di Noto, destano forti perplessità: a questo si aggiunga l’area di Porto Empedocle, limitrofa alla Valle dei Templi e l’area archeologica di Agrigento che fa parte del patrimonio mondiale Unisco già dal 1997.

Secondo il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, “il governo deve farsi parte civile” in questa situazione.
Ed ecco la risposta operativa: il sequestro della cava della Pumex sull’isola di Lipari, per mano dei carabinieri di Catania e Messina.
L’area si trova sull’isola di Lipari e nel registro degli indagati sono finiti il legale rappresentante ed il direttore tecnico dello stabilimento estrattivo, con la pesante accusa di attività abusiva, violazione della normativa urbanistica e paesaggistica, alterazione di bellezze naturali, deposito incontrollato di rifiuti.
La cava doveva essere chiusa già da un anno e mezzo circa, quando in realtà l’attività marciava a pieno ritmo con la scusante dell’utilizzazione delle scorte disponibili, sebbene già l’Unesco aveva dato i primi segnali di avvertimento.
Il primo passo è stato fatto, ma in realtà nel mirino c’è ben oltre: desta preoccupazione, infatti, anche la complessiva gestione del territorio.

Sembrerebbe quasi che il sud sia ancora una volta oggetto di revisione: in realtà anche al nord le cose non procedono meglio.
Le dolomiti, infatti, vengono rimandate e tra un anno occorrerà essere in regola con quanto richiesto. L’Italia, quindi, ce la farà?

A cura di Paola Bivona
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