LE AUTONOMIE SCAVALCANO LO STATO

19/09/2007

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Dopo l'emanazione del Codice Unico dei Contratti di cui al D.Lgs. n. 163/2006 ci si attendeva che le Autonomie, regioni a statuto ordinario o autonomo, si attivassero per il recepimento della norma statale.
La realtà, invece, risulta ben diversa da quanto pensato: si è registrata, infatti, una progressiva fuga dalla norma che ha riunito in uno le norme sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture e le Regioni dopo aver avviato ricorsi alla Corte costituzionale, ora si accingono a scavalcare lo Stato attraverso la l'emanazione di specifiche normative regionali.

Lo Stato, però, non rimane immobile di fronte a questi comportamenti e giudicando le norme emanate invasive sulla sfera della competenza statale, le impugna alla Corte Costituzionale.
E' il caso della Legge regionale del Veneto (L.R. n. 17/2007) e di quella della Toscana (L.R. n. 38/2007) che in numerosi capitoli (dalla disciplina del subappalto a quella delle offerte anomale, dalla trattativa privata alla responsabilità in solito tra appaltatore e subappaltatore) si contrappongono proprio alla legge statale.
E' proprio una guerra, quindi, quella che si è avviata tra lo Stato e le Regioni e chi ne assorbe gli effetti sono proprio le stazioni appaltanti obbligate all'uso della nuova norma e operatori costretti alla convivenza di norme tra di loro contrastanti.

Ad esempio, nella gestione delle gare sotto soglia europea secondo lo stato è facoltà la previsione dell'esclusione delle offerte anomale e secondo le regioni questa diventa un'effettiva esclusione, un obbligo (si veda la Legge regione Campania n. 3/2007) o addirittura un divieto (si veda la Legge regione Veneto n. 17/2007).
Un altro esempio altrettanto ricorrente è quello relativo alla trattativa privata: se si desidera libertà nell'affidamento diretto basta “migrare” in Sardegna; viceversa, dallo scorso primo agosto il Ministro Di Pietro con il decreto correttivo al Codice ha ridotto l'accesso eliminando diverse possibilità nello stesso.
Proprio la regione Sardegna, considerata la sua configurazione di Regione autonoma, ha emanato una legge regionale che si sovrappone in molte parti a quella statale e senza lo stop del governo il rischio è che in tale situazione di caos regnerà una disomogeneità tra le diverse regioni che creerà numerosi problemi sul piano costituzionale.

Parallelamente all'emanazione delle leggi regionali, poi, c'è da non sottovalutare i vari interventi settoriali che determinano sempre e di più la necessità di una rivisitazione organica della materia normativa poiché così continuando la situazione si renderà sempre più grave.
E se si attenderà oltre anche Piemonte, Liguria e Calabria emaneranno una “propria” legge sugli appalti. Non sono solo ipotesi: ad esempio nel Piemonte si è varata la stazione unica appaltante con potere di gestione degli espropri, in Liguria si è posto un filtro ai bandi per sanare errori prima della chiusura ed in Sicilia ancora una volta si è rivisitato il criterio dell'individuazione delle offerte anomale.

Purtroppo, ad oggi l'unica certezza è l'attesa: ad ottobre si avrà, infatti, una sentenza della corte costituzionale che cercherà mettere un poco di ordine in questo caos normativo.

A cura di Paola Bivona
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