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Riforma delle professioni e liberalizzazioni: Vademecum del CNAPPC - 4 commenti alla notizia

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- D.L. n. 1/2012
- Emendamenti art. 9


16/02/2012 - Successivamente all'emanazione del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 cosiddetto delle "liberalizzazioni", il Consiglio nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Consevatori ha pubblicato un Vademecum sulla riforma della Professione e sulle novità introdotte dal citato decreto-legge n. 1/2012 relativamente all'abrogazione delle tariffe professionali, all'obbligo di concordare preventivamente con i clienti il compenso professionale, all'obbligo di indicare i dati della propria polizza assicurativa per eventuali danni provocat nell'esercizio dell'attività professionale, al tirocinio per potere sostenere l'esame di Stato.
In verità sull'articolo 9 del decreto-legge, che reca le novità precedentemente riassunte, sono stati presentati in Commissione Industria del Senato, 180 emendamenti dei quali 7 sono stati ritenuti, nella seduta di ieri, improponibili.
Non abbiamo la sfera di cristallo e non sappiamo cosa succederà ma, certamente, con il testo attuale, il dubbio più grande è quello relativo alle gare per i servizi di architettura e di ingegneria che, senza tariffe di riferimento, porteranno il Responsabile del procedimento a definire l'importo a base d'asta con criteri soggettivi e non più oggettivi perché con l'abrogazione delle tariffe manca un necessario riferimento per individuare l'importo a base d'asta dei servizi di architettura e di ingegneria, inserendo il libero arbitrio nella determinazione del criterio di aggiudicazione (affidamento diretto, procedura negoziata o asta pubblica).
Allo stato attuale ci chiediamo come sarà possibile determinare i requisiti di capacità tecnica senza alcun riferimento alle Classi ed alle Categorie? E come sarà possibile costruire l'elenco dei professionisti? In base a quali classi e categorie?

Speriamo bene. Riportiamo, qui di seguito, il Vademecum del CNAPPC titolato "Tutto quello che c'è da sapere sulla riforma della professione"

Cos'è la riforma delle professioni?
È una iniziativa che partì dal Governo Berlusconi in attuazione delle indicazioni date dalla Commissione Europea nel 2004 poi ripresa dal Governo Monti.

La riforma delle professioni è legge?
Sì, è stata inserita in quattro diversi provvedimenti di legge. Il primo è stato il DL 138/2011 poi diventato Legge 148/2011 (art. 3); il secondo è la Legge di Stabilità 183/2011 (art.10); il terzo è il DL 201/2011 c.d. "Decreto salva Italia" (art. 33); l'ultimo è il Decreto-Legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività (artt. 5 e 9).

Perciò si applica subito?
Si applicano immediatamente, a partire dal 24 gennaio 2012, l'obbligo del contratto scritto e dell'assicurazione obbligatoria, contenuti nel DL 1/2012, che potrà essere modificato in fase di conversione.
Per quanto riguarda le altre novità previste (formazione, tirocinio, organi di disciplina e pubblicità) la legge prevede che debbano essere integrate negli ordinamenti professionali entro il 13 agosto 2012, mediante regolamenti di iniziativa governativa emessi con Decreto del Presidente della Repubblica.
Invece le nuove Società tra Professionisti (STP) dovrenno essere regolamentate entro il 12 maggio 2012.

Le innovazioni normative sono una rivoluzione del nostro mestiere e delle sue regole?
No, la riforma corregge e integra gli ordinamenti professionali per adeguarli ad alcuni principi richiesti dalla Commissione Europea, al pari di tutte le altre professioni regolamentate in Italia e nel resto d'Europa.

Con la riforma delle professioni è ancora necessario laurearsi e fare l'esame di Stato?
Sì, la riforma conferma che è necessario laurearsi in architettura e fare l'Esame di Stato, essendo sancito dalla Costituzione italiana all'art. 33, "...per l'abilitazione all'esercizio professionale".

La riforma considera l'attività professionale di architetto come una qualunque attività economica?
No, la Legge afferma che "l'accesso alla professione è libero e il suo esercizio è fondato e ordinato sull'autonomia e sull'indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica, del professionista", perciò la professione di architetto, pur essendo considerata dal Trattato europeo come un'attività d'impresa, mantiene una sua specificità perché considerata un mestiere in cui dev'essere salvaguardato l'interesse pubblico.

Cosa cambia, allora, con la riforma?
A tutela degli utenti, vengono introdotti alcuni obblighi per i professionisti e vengono abrogate alcune limitazioni in relazione al "mercato". La peculiarità e il valore di questi cambiamenti si potranno misurare solo con i regolamenti.

Quali nuovi obblighi saranno introdotti?
Gli obblighi saranno quattro:

  • 1. il tirocinio per poter fare l'Esame di Stato, di una durata massima di 18 mesi di cui 6 si possono fare in università; il tirocinante avrà probabilmente diritto di essere pagato con un "equo compenso di tipo indennitario", scaricabile fiscalmente dagli Studi professionali (nel DL 1/2012 è sparito ma probabilmente tornerà in fase di conversione in legge);
  • 2. l'obbligo per i professionisti di seguire corsi di formazione continua permanente, fiscalmente deducibili;
  • 3. l'obbligo per i professionisti di avere e esibire ai clienti un'assicurazione di responsabilità civile professionale, già vigente con il DL 1/2012 a partire dal 24 gennaio 2012;
  • 4. l'obbligo di redigere, con i clienti, contratti scritti rendendo noto "il livello della complessità dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell'incarico", già vigente con il DL 1/2012 a partire dal 24 gennaio 2012

.
Cosa succede se l'obbligo non viene rispettato?
Le norme deontologiche dovranno prevedere delle pene disciplinari, che saranno applicate dai nuovi Collegi Disciplinari che si dovranno istituire e saranno composti da persone diverse da quelle che ricoprono la carica di Consigliere dell'Ordine Provinciale o del Consiglio Nazionale.

Quali "limitazioni" verranno invece tolte?
La tariffa professionale, di cui l'obbligo a non andare sotto i minimi era già stato abolito con il Decreto "Bersani" nel 2007, non potrà essere un riferimento per la contrattazione economica, che è libera, salvo laddove lo chieda il Giudice in caso di contenzioso. In quel caso si usa la tariffa fino a che il Ministero non abbia stabilito nuovi parametri. Il CNAPPC ha chiesto che lo stesso riferimento possa essere utilizzato dalle PA nell'ipotizzare il valore della parcella per stabilire, per gli appalti pubblici, se la gara è sopra o sotto soglia.
Perciò ogni architetto userà il metodo di calcolo che riterrà più utile.
In secondo luogo si potranno formare Società Professionali, il cui divieto era stato abolito con il decreto suddetto, ma mai regolamentate. Per ora, in attesa di regolamentazione, la legge indica che possono essere fondate nelle diverse forme previste dal Codice Civile (Snc, Srl, ecc), anche con l'ammissione di soci non iscritti all'Albo. In fase di conversione del DL 1/2012 il CNAPPC sta cercando di fare modificare il fatto che il socio non professionsita possa amministrare la STP e avere la maggioranza del capitale.
La società è iscritta all'Albo e sottoposta alle norme disciplinari. Rimangono possibili, naturalmente, le altre forme storiche di esercizio professionale: singolo e in cooperativa. Lo studio associato è stato improvvidamente abolito, stiamo cercando di farlo reintegrare.
Infine vengono tolte le limitazioni alla pubblicità che viene regolata sulle basi del Codice del Consumo.

Che ruolo avranno gli Ordini nell'applicazione della Riforma?
Il Consiglio Nazionale dovrà redigere le nuove norme deontologiche che dovranno essere approvate dal Ministero della Giustizia e verificate dall'Antitrust; inoltre il Consiglio Nazionale dovrà regolamentare la Formazione Continua Permanente e potrà fare convenzioni sia per l'assicurazione obbligatoria che per il Tirocinio professionale.
Gli Ordini provinciali dovranno verificare e validare l'effettiva applicazione delle norme su ogni nuovo aspetto della Riforma.

A cura di Gabriele Bivona


[Riproduzione riservata]





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  • peppino - 20/02/2012

    per francesco: IL TUO SOGNO E' TROPPO EVOLUTO! IL MIO INVECE E' QUELLO DI POTERE PARTECIPARE AD UNA GARA PER SERVIZI DI INGEGNERIA, RISERVATA SOLO A VOI CRESCIUTI!


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  • francesco - 20/02/2012

    HI HAVE A DREAM: di partecipare ad una gara per servizi di ingegneria ed accettare il risultato senza IL FONDATO SOSPETTO CHE SIA STATA TRUCCATA!


  • punteggiato
  • Pippo - 19/02/2012

    Non comprendo il commento del collega Beppe che si qualifica "Consigliere dell'Ordine degli architetti PPC di Firenze". Non è stato anche con il suo contributo che è stato eletto l'attuale Cansiglio nazionale che ha predisposto il Vademecum?
    E se mostra tutte queste critiche per le rappresentanze istituzionali come mai lui stesso fa parte di una rappresentanza istituzionale?
    Il vero fatto è che, forse, l'Ordine degli architetti di Firenze ha perso l'autobus per avere qualche consigliere eletto al CNA ed ora il consigliere Rinaldi, pur essendo un rappresentante istituzionale, critica il vertice dell'istituzione.


  • punteggiato
  • Beppe Rinaldi - 18/02/2012

    Salve,
    Per come il CNA si esprime con questo "Vademecum" sulla "riforma" non ne è percepibile una chiara e complessiva impostazione, essendo il testo denso di "probabilmente" e di interpretazioni quantomeno opinabili e/o suscettibili di un molto più approfondito dibattito. A questo proposito chiedo ai Colleghi di approfondire la riflessione sul tema della rappresentanza delle professioni e (soprattutto) dei Professionisti. A me non risulta che questa rappresentanza esista.
    Mi spiego:
    gli Ordini Professionali sono Enti di Stato ad iscrizione obbligatoria, e i Consigli Nazionali sono solo magistrature (di ordine superiore agli Ordini), niente di più e niente di meno. Tutti sono Enti finalizzati (dall'organizzazione autoritaria dello stato italiano dal 1923 al 1945) al controllo politico dei professionisti e alla tutela del Committente dalle sue iniziative scorrette (anche politicamente). Il comportamento politico (?!) scorretto è ancora oggi (dopo la fine del regime e 65 anni di Repubblica) sanzionabile e presente nelle Leggi di questa Repubblica. Gli Ordini furono anche inquadrati nell'organizzazione "sindacale" corporativa, abolita con l'avvento dello Stato Repubblicano. Nella Costituzione, per i vari Consigli Nazionali (era ancora viva l'eco dei tribunali speciali) era prevista la cancellazione per il 1953 (poi mai avvenuta).
    Le leggi che regolano e governano gli Ordini (e il CNA) sono sempre quelle emanate dal 1923 al 1945. Purtroppo il nostro Paese è (almeno nel campo delle strutture di rappresentanza dei professionisti) ancorato a un passato inconcepibile per un paese moderno e liberale.
    Rispetto agli altri paesi della Comunità Europea e soprattutto agli Stati Uniti, dove la Fondazione (libera) dell'AIA (Istituto degli Architetti Americani) risale addirittura al 1857, oggi in Italia, 155 anni dopo, siamo ancora alla preistoria.
    La prima "burocratizzazione" (si fa per dire) avviene, negli USA, solo nel 1919 con la creazione del Registro Nazionale degli Architetti (NCARB); e oggi l'AIA continua a prosperare e a rappresentare a pieno titolo i propri (liberi) Iscritti; chi non si iscrive può tranquillamente esercitare, una volta conseguito il titolo rilasciato da NCARB (che qualunque Architetto deve conseguire per esercitare).
    Il regime di preistoria nel quale gli Iscritti agli Ordini degli Architetti operano, ha immediate conseguenze (nefaste) primaditutto sulla struttura del servizio reso alla Comunità Nazionale, poi sulla qualità della stessa Figura Professionale dell'Architetto (150.000 Iscritti c.ca) sempre più opaca e impantanata in deprimenti guerre sulle briciole degli incarichi con le altre "categorie" professionali (geometri, ingegneri, periti edili, periti industriali, periti agrari...) in totale assenza di precise Competenze professionali di ciascun Operatore Professionale. Insomma tutti fanno tutto in un demenziale stato di confusione sui Ruoli Professionali. L'opposto di quanto succede in Francia, Inghilterra, Paesi Scandinavi.
    Termino sottolineando il fatto che a tutt'oggi, nonostante le recentissime Disposizioni del Governo (che mi auguro non vengano stravolte- e che gli Ordini e il CNA hanno costantemente osteggiato), non siamo assolutamente in presenza di un coerente quadro di Riforma, ma in presenza di interventi slegati fra loro.
    In ultimo la Formazione Obbligatoria per ragion di Stato non fermerà il degrado di questa Professione, ma lo accentuerà se non si agisce su altri e ben più moderni strumenti, come ad esempio la libertà di Associazione (per il recupero della Rappresentanza), la riduzione degli Ordini a Registri regionali, la radicale modifica della composizione degli addetti per Studio Professionale (oggi in media di 1,03) e la distinzione netta delle Competenze nella realizzazione dei processi: costruttivi, di assetto territoriale e di intervento sui Beni Culturali (già operanti in tutti i Paesi Civili). Infine è davvero inconcepibile la completa assenza di coinvolgimento degli Architetti in quella che è la riforma della loro stessa Professione e che avrà conseguenze determinanti sulla loro vita.
    La dimostrazione della totale estraneità del CNA e degli Ordini Provinciali (non da oggi), rispetto alle aspettative, ai problemi, ai contributi degli Iscritti alle Leggi che direttamente li riguardano è il perseguimento, da parte di questi organismi, di una precisa volontà di esclusione: la prova risiede nella pressochè assoluta assenza di percorsi informativi profondi, articolati e condivisi, di momenti sistematici di dibattito circostanziato e coinvolgente, preparatori alla concretizzione di Congressi Provinciali che sfocino in un Congresso Nazionale. La conseguenza di anni di esposizione ad una costante disinformazione è che la maggioranza degli Iscritti (vedi inchiesta di Torino, campione di 587 su 6.900) non ha fiducia nel futuro della riforma: Il 54% degli intervistati si dichiara contrario ad ulteriori forme di liberalizzazione e solo l'11% crede nell'apertura dei mercati e nel rafforzamento della libera concorrenza (fonte: Website Professione Architetto). Chi è deprivato, dagli stessi organismi che lo coinvolgono, del contributo che egli stesso può portare alle riforme che quegli organismi stessi disegnano, non può avere la necessaria fiducia nel futuro e in questa Riforma.
    Un cordiale saluto,
    Beppe Rinaldi
    Consigliere dell'Ordine degli Architetti PPC di Firenze





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