Split payment per la P.A. o collasso per le imprese?

23/01/2015

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Si scrive "split payment" ma si legge collasso definitivo per chi opera con le pubbliche amministrazioni. La novità inserita nella Legge di Stabilità per il 2015 (Legge 23 dicembre 2014, n. 190 - Gazzetta Ufficiale 29/12/2014, n. 300 - Supplemento ordinario n. 99) prevede, infatti, da quest'anno che le P.A. non paghino più alle aziende l'IVA sulle fatture ricevute per forniture di beni e servizi, ma che la versino direttamente all'erario.

L'art. 1, comma 629, lett. b) della Legge di Stabilità modifica il decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, inserendo prima dell'art. 18 il seguente:
Art. 17-ter - Operazioni effettuate nei confronti di enti pubblici - 1. Per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dello Stato, degli organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica, degli enti pubblici territoriali e dei consorzi tra essi costituiti ai sensi dell'articolo 31 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, degli istituti universitari, delle aziende sanitarie locali, degli enti ospedalieri, degli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, degli enti pubblici di assistenza e beneficenza e di quelli di previdenza, per i quali i suddetti cessionari o committenti non sono debitori d'imposta ai sensi delle disposizioni in materia d'imposta sul valore aggiunto, l'imposta è in ogni caso versata dai medesimi secondo modalità e termini fissati con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze".

Un'analisi di cosa significhi questa norma è contenuta nel video della senatrice del M5S Barbara Lezzi:


Sul sito del M5S viene riportato il seguente esempio.
Un'azienda fattura alla P.A. un imponibile di 10 milioni di euro.
Supponiamo che la stessa azienda abbia un'IVA a credito di 1 milione di euro. Prima dello split payment, come previsto dal D.P.R. n. 633/1972, l'azienda avrebbe dovuto versare 1 milione e 200 mila euro da versare all'erario (2 milioni e 200 mila euro - 1 milione di euro).
Con lo split payment l'azienda dovrà versare comunque l'IVA di 1 milione di euro ai suoi fornitori, ma non incasserà più i 2 milioni e 200 mila euro, con la conseguenza che sarà esposta finanziariamente per 3 milioni e 200 mila euro. La conseguenza sarà che con i tempi biblici, la burocrazia e l'assenza dei decreti attuativi per sapere come avere in compensazione o avere in rimborso i 2 milioni e 200 mila euro, le aziende avranno seri problemi di liquidità. Con la differenza che, mentre le grandi imprese possono comunque sperare di accedere al credito, le piccole imprese, oltre ad avere lo stesso problema, avranno anche serie difficoltà per ottenere un finanziamento.

Il commento dell'OICE
L'OICE, l'Associazione delle società di ingegneria e di architettura aderente a Confindustria, scende in campo contro l'applicazione da inizio anno del c.d. "split payment" e chiede procedure rapide per i rimborsi. La novità in vigore dal primo gennaio è contenuta nell'articolo 629, lettera b), della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità 2015), che prevede che l'IVA per contratti verso le amministrazioni pubbliche sia versata all'Erario direttamente dalla stazione appaltante e non più dall'impresa contraente.

Per l'OICE si tratta dell'ennesima vessazione operata verso le imprese che operano nel settore dell'ingegneria e dell'architettura e in particolare per quelle che lavorano con le amministrazioni pubbliche: "Le società di ingegneria che lavorano con il settore pubblico - afferma il Presidente OICE, ing. Patrizia Lotti - rischiano il collasso definitivo perché già soffrono una contrazione del mercato rilevantissima, visto che è sparito negli ultimi cinque anni il 26% della domanda pubblica, e sopportano pesantissimi ritardi nei pagamenti; adesso arriva anche questa novità dalla dubbia compatibilità europea e potenzialmente discriminante, se si considera che non si applica ai professionisti soggetti a ritenuta d'acconto. In pratica si toglie liquidità alle nostre società senza alcuna garanzia di recuperare in tempi accettabili il credito IVA strutturale che si determinerà. E questo in un momento delicatissimo in cui si sta facendo di tutto per mantenere manodopera professionale altamente specializzata e per rimanere competitivi sui mercati nazionali ed esteri".

La questione, rispetto alla quale il MEF ha ribadito il proprio no a qualsiasi ipotesi di modifica normativa, riguarda un volume di ingegneria pubblica che nel 2014 è stato pari a 511 milioni e quindi una quota di IVA almeno pari a 102 milioni e assume particolare rilievo perché le società di ingegneria nei rapporti di collaborazione con il proprio personale sono chiamate comunque a corrispondere l'IVA, oltre a pagare il contributo integrativo del 4%, che peraltro fino a due anni fa non veniva esposto in fattura dal collaboratore e oggi invece deve essere corrisposto immediatamente e contestualmente all'IVA: "La situazione è potenzialmente devastante soprattutto per le società di dimensioni medie e piccole ed è quindi necessario provvedere al più presto con meccanismi che accelerino i rimborsi dei crediti IVA, che oggi arrivano anche a due anni, o escludano l'applicazione dell'IVA verso i fornitori/collaboratori relativamente a commesse riguardanti i contratti pubblici".

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