Codice Appalti e Direttive Europee: nessuna disciplina speciale per i servizi di architettura e ingegneria

25/02/2016

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Giorni decisivi per l'approvazione del nuovo articolato che avrà il compito di riscrivere le regole per la gestione degli appalti pubblici di lavori, servizi e forniture. Dovrebbe essere trattato nel Consiglio dei Ministri di oggi o di domani (ma è probabile un nuovo rinvio alla prossima settimana) il testo del nuovo decreto legislativo che negli ultimi giorni ha subito continue modifiche soprattutto per ciò che riguarda il sistema di qualificazione delle imprese.

Il processo di approvazione del nuovo decreto legislativo ha certamente lasciato pesanti strascichi nel rapporto tra la politica e il mondo delle professioni che, sebbene abbiano giocato un ruolo determinante per la redazione della legge delega con audizioni continue e temporalmente accettabili, sono state completamente trascurate nella redazione del nuovo Codice. Tutte le osservazioni sul nuovo articolato sono state, infatti, elaborate a partire da una bozza del 27 gennaio 2016 "acquisita dal web" certamente diversa dalle quelle circolate nelle ultime settimane.

Sull’argomento abbiamo intervistato Rino La Mendola, attuale Vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Architetti e coordinatore del Tavolo Lavori Pubblici della Rete delle Professioni Tecniche, che ci ha fornito una disamina a partire dall'approvazione della legge delega che, a suo giudizio, è stato un'iter positivo che ha visto le professioni tecniche coinvolte in prima persona, fino ad arrivare agli ultimi giorni con consultazioni che hanno mortificato il lavoro fatto in precedenza.

Nel suo ruolo, ha avuto modo di seguire l’intero percorso per la revisione del quadro normativo, che si concretizzerà nei prossimi giorni. Qual è il suo giudizio complessivo, a partire dalla legge delega?
Il nostro giudizio sull’iter di redazione ed approvazione della legge delega è estremamente positivo. Riconosciamo soprattutto il grande lavoro svolto dalle Commissioni competenti, che hanno sottoposto alle Camere un disegno di legge condiviso, che ha recepito gran parte dei contributi offerti dalla Rete delle Professioni Tecniche. In particolare, avevamo condiviso i princìpi della legge delega votati allo snellimento delle procedure di affidamento, alla drastica riduzione dell’appalto integrato e degli affidamenti in house, alla riduzione dei requisiti tecnico-organizzativi ed economici dei professionisti per l’accesso alle gare ed all’apertura dei concorsi di progettazione ai giovani e comunque alle strutture professionali-medio piccole che, seppure siano in grado di garantire prestazioni di qualità, non dispongano di grossi fatturati e di un numero notevole di dipendenti o collaboratori. Avevamo apprezzato anche l’abbandono del criterio del prezzo più basso, che negli ultimi anni non ha certamente prodotto prestazioni professionali di qualità, alimentando una serie di varianti correttive in corso d’opera ed un allarmante crescita del numero di opere pubbliche incompiute nel Paese.

La scorsa settimana, unitamente ad altri rappresentanti della Rete delle Professioni Tecniche, ha partecipato ad un’audizione promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Condivide il metodo adottato per raccogliere i contributi degli addetti ai lavori?
Siamo estremamente perplessi per il fatto che, in occasione dell’audizione, il Governo non ha fornito agli addetti ai lavori una bozza di testo o una traccia ufficiale su cui introdurre organicamente le modifiche da proporre. Ciò, di fatto, in pochi giorni ha prodotto una serie di proposte articolate e differenziate, provenienti dai vari rappresentanti degli operatori del settore, che, facendo riferimento a bozze di testo diverse, ricavate dal web, difficilmente potranno confluire in un testo condiviso, entro i tempi strettissimi dettati dalla stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri, che intenderebbe varare il decreto in occasione della prossima seduta. Insomma, abbiamo la preoccupazione che i tempi stretti a disposizione possano produrre una norma di scarsa qualità, con il rischio di inficiare l’ottimo lavoro svolto dal parlamento con la legge delega.

Qual è il suo giudizio sui contenuti delle bozze che circolano sul web?
Siamo notevolmente preoccupati per la mancanza di una disciplina speciale per i servizi di architettura e ingegneria e degli altri servizi dell’area tecnica: gli articoli che riguardano l’argomento sono disseminati nell’articolato in modo poco organico e difficilmente leggibile.
Sarebbe paradossale trattare tali servizi con le stesse regole adottate per i servizi generici, come ad esempio quelli di ristorazione o di latro, in quanto i Servizi di Architettura e Ingegneria hanno una loro peculiarità e fanno riferimento a direttive comunitarie specifiche. Inoltre, abbiamo rilevato che buona parte dei principi enunciati dalla legge delega non trovano concreto riscontro nell’articolato. Ad esempio, non si comprende come si concretizzi la “drastica riduzione dell’appalto integrato” promossa dalla legge delega. Ed ancora, per quanto riguarda i concorsi di progettazione, avevamo chiesto l’introduzione di un articolo che garantisse la priorità dell’affidamento (e non l’opzione) delle fasi successive della progettazione al professionista vincitore, al fine di scongiurare il rischio che le amministrazioni continuino a bandire concorsi, magari a fini propagandistici, che non si concretizzano mai con la realizzazione delle opere in linea con le previsioni del progetto vincitore. Pare proprio che, nell’ultimo testo elaborato dal Governo, non ci sia traccia di questo articolo né di tanti altri che avrebbero dovuto concretizzare principi importanti enunciati dalla legge delega. Nella speranza che ci siano ancora margini per migliorare il testo da sottoporre all’esame del Consiglio dei Ministri, la Rete delle Professioni Tecniche ha trasmesso al Governo un documento con il quale si propone un pacchetto di articoli che introducono una disciplina speciale sui servizi di architettura e di ingegneria, superando le anomalie rilevate. Aspettiamo pertanto con fiducia l’esito dell’apposita seduta del Consiglio dei Ministri.

In particolare, la disciplina speciale proposta dalla Rete delle Professioni Tecniche è finalizzata al raggiungimento di una serie di obiettivi, dei quali si elencano i più rilevanti:

  • L’accorpamento delle fasce per l’affidamento SAI: Fino a 40.000 euro affidamento diretto; sino alla soglia comunitaria ( 209.000 euro): procedura negoziata con invito ad almeno dieci OO.EE.; per importi stimati superiori: procedura aperta.
  • L’obbligo per le Stazioni appaltanti di calcolare i nostri corrispettivi da porre a base di gara con il DM 143 ed eventuali successive modifiche, anche per l’appalto integrato.
  • Il rilancio del concorso, con l’incarico delle fasi successive al vincitore (che può acquisire i requisiti per la redazione della fasi successive della progettazione, anche dopo la procedura concorsuale, costituendo un raggruppamento di professionisti). Ciò al fine di scongiurare il rischio che le amministrazioni continuino a bandire concorsi, magari ai fini propagandistici, che raramente si concretizzano con la realizzazione delle opere, in linea con il progetto vincitore.
  • Lo stralcio dell’argomento dei requisiti, che non possono essere analoghi a quelli adottati per erogatori di altri servizi, rinviando l’argomento in sede di redazione delle Linee Guida ANAC (che sostituiranno il vecchio regolamento) . Ciò nella consapevolezza che, per il professionista, va rilanciata una qualificazione da relazionare alla regolare iscrizione all’Ordine (in regola con la formazione costante) ed al curriculum vitae (senza limitazioni temporali) e vanno superati o ridotti al minimo quei requisiti tecnico-organizzativi che hanno progressivamente chiuso il mercato dei LLPP ai giovani ed a tutti i professionisti che non siano titolari di strutture con un notevole numero di dipendenti e con grossi fatturati;
  • La ridefinizione dei ruoli dei pubblici dipendenti e dei liberi professionisti, nell’ambito dell’esecuzione dei lavori pubblici, assegnando prioritariamente ai primi i compiti istituzionali di verifica e controllo dell’intero processo di esecuzione delle opere (riconoscendo per tali attività gli incentivi del 2%) ed ai secondi la progettazione, la direzione dei lavori ed il collaudo delle opere;
  • Viene chiaramente indicato l’obbligo per i concessionari di esternalizzare i Servizi di Architettura e Ingegneria e degli altri Servizi Tecnici per una percentuale non inferiore all’ottanta per cento dell’importo complessivo, con la conseguente riduzione dei servizi da affidare in house ad un’aliquota non superiore al venti per cento; in linea con le previsioni della legge delega;
  • Viene rinviato di 18 mesi l’adozione del BIM, subordinando tale termine all’effettiva informatizzazione dei processi di informatizzazione della P.A., al fine di consentire un avvio più graduale e meno traumatico del sistema.

Ringrazio il vicepresidente La Mendola per il prezioso contributo e lascio come sempre a voi ogni commento.

A cura di Ing. Gianluca Oreto

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