Il BIM entra nel Codice Appalti

11/03/2016

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La settimana prossima inizierà l’esame del Nuovo Codice Appalti da parte delle Commissioni di Camera e Senato. Le audizioni e le operazioni di voto sono programmate per rispettare la data limite del 6 aprile, per arrivare all’approvazione definitiva del Nuovo Codice Appalti entro il 18 Aprile 2016, data che rappresenta la scadenza entro la quale l’Italia deve rendere esecutiva l’attuazione delle direttive del Parlamento e del Consiglio europeo, che nel Febbraio 2014 introducevano l’utilizzo del BIM negli appalti pubblici per opere sopra soglia europea.

Anche l’Italia è quindi giunta alla svolta dell’introduzione del BIM negli appalti pubblici. L’approvazione del Nuovo Codice Appalti, effettuata dal Governo lo scorso 3 Marzo, introduce un documento con molte novità tra le quali: il ridotto numero degli articoli e l’importante ruolo dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione). Alcune aspetti della nuova norma stanno facendo discutere i vari attori interessati, ma qui voglio soffermarmi su quella che, per parere di molti, rappresenta la parte più innovativa, soprattutto se si pensa alla generale arretratezza, dal punto di vista dell’Information Tecnology, del settore delle costruzioni.

L’articolo 23, comma 13 del nuovo Codice Appalti riporta:

Le stazioni appaltanti possono richiedere per le nuove opere nonché per interventi di recupero, riqualificazione o varianti, prioritariamente per i lavori complessi, l’uso dei metodi e strumenti elettronici specifici di cui al comma 1, lettera h). Tali strumenti utilizzano piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari, al fine di non limitare la concorrenza tra i fornitori di tecnologie e di non limitare il coinvolgimento di specifiche progettualità tra i progettisti. L’uso dei metodi e strumenti elettronici può essere richiesto soltanto dalle stazioni appaltanti dotate di personale adeguatamente formato e che dispongono di idonei sistemi di monitoraggio.  Con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sono individuati i tempi di progressiva introduzione dell’obbligatorietà del metodo, valutata in relazione alla tipologia delle opere da affidare e tenuto conto dei relativi importi, nonché adeguati sistemi di monitoraggio. L’utilizzo di tali metodologie costituisce parametro di valutazione dei requisiti premianti di cui all’articolo 38“.

BIM e digitalizzazione dell'ambiente costruito

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L’aspetto più importante introdotto dall’art. 23, comma 13, riguarda la tempistica per l’introduzione della obbligatorietà di utilizzo del BIM. Questo aspetto è stato lungamente di dibattuto, la prima ipotesi parlava di 6 mesi di tempo, ma il confronto tra i tecnici, la PA e le imprese di costruzioni ha portato ad un allungamento dei tempi e ad una graduale introduzione dell’obbligatorietà, legata anche alla valutazione della tipologia dell’opera, ai relativi importi e ai sistemi di monitoraggio.

L’ing. Pietro Baratono, Provveditore alla Opere Pubbliche di Lombardia ed Emilia Romagna, in una intervista rilasciata a Gennaio scorso, ricordava come l’impatto dell’innovazione introdotta dal BIM in un mercato generalmente fermo su questo fronte, potrebbe avere effetti dannosi se l’obbligo all’utilizzo non concedesse il tempo agli attori della filiera delle costruzioni di testare e adottare il BIM. Baratono ricorda infatti le molte criticità derivate dall’introduzione obbligatoria della ISO 9001.

Anche le esperienze di altri paesi dell’Unione Europea ci mostrano come l’introduzione del Bim sia stata un processo, irreversibile da un lato, graduale dall’altro. Emblematico il caso del Regno Unito, in cui nel 2011, per iniziativa governativa veniva costituito il UK BIM Task Group con l’obiettivo di introdurre il BIM in fasi distribuite in un arco di 5 anni.

Anche a livello europeo l’individuazione di una strategia comune si è attuata attraverso la costituzione di un EU BIM Task Group, in cui l’Italia è rappresentata dall’Ing. Pietro Baratono, con l’obiettivo della produzione di linee guida, contenenti i principi generali destinati ai pubblici amministratori e ai legislatori, che dovranno essere presi in considerazione con l’introduzione di un approccio digitale (di cui il BIM è parte) nei processi realizzativi di lavori pubblici e nelle strategie nazionali.

L’Italia non deve mancare a questa rivoluzione e la progressiva introduzione della obbligatorietà, consente al comparto edilizio di strutturarsi in modo adeguato per competere sul mercato internazionale.

Il 24 novembre scorso, il Prof. Stefano Della Torre - Presidente di Building Smart Italia - in occasione di un Convegno organizzato in collaborazione con il CRESME, ha avanzato la proposta di una RoadMap per l’adozione del BIM nel nostro Paese. Affermava Stefano della Torre: "Building Smart Italia avanza la proposta che il Governo italiano assuma il coordinamento del processo di digitalizzazione del settore edilizio, dando la continuità ad acquisizioni già maturate con una ampia partecipazione dei soggetti attivi".

La proposta di Della Torre riprendeva le esperienze fatte in altri Paesi: "una Commissione operante attraverso gruppi di lavoro sui diversi temi, analogamente ai gruppi che si stanno formando all’interno di Building Smart Italia, che si candida a fare la sua parte nel coinvolgimento della filiera e nel consolidamento dai rapporti internazionali".

Building Smart Italia, in virtù della posizione di indipendenza rispetto ai produttori di tecnologie e alle categorie coinvolte sul tema, e quale sede di implementazione del linguaggio aperto interoperabile IFC (Industry Foundation Classes), vero collante indispensabile agli obiettivi di collaborazione attesi, si propone quindi come interlocutore privilegiato per il Governo per l'adozione di politiche che favoriscano la diffusione del BIM in Italia.

Le macro azioni che la Road Map propone sono: la costituzione di una Commissione BIM, sotto la regia del Governo, la predisposizione dei necessari riferimenti per dare ordine alle attività di formazione, una norma che sia di riferimento per tutto il settore (UNI 11337:2016).

Il 2020, secondo la proposta di Building smart Italia, è l’orizzonte temporale per arrivare all’obbligatorietà dell’utilizzo del BIM per appalti pubblici sopra soglia comunitaria. Un tempo adeguato per consentire a tutti gli appartenenti alla filiera delle costruzioni e in particolare alle Stazioni Appaltanti, di acquisire competenze, strumenti e tecnologie competere in mercati più ampi, cogliendo opportunità finora non raggiungibili.

A cura di Arch. Fabrizio Ferraris

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