Decreto SCIA: la Rete delle Professioni Tecniche segnala criticità allo schema di decreto legislativo

Dopo il parere del Consiglio di Stato (leggi articolo), prosegue il percorso di approvazione del decreto legislativo predisposto dal Governo per individuare ...

03/10/2016

Dopo il parere del Consiglio di Stato (leggi articolo), prosegue il percorso di approvazione del decreto legislativo predisposto dal Governo per individuare i procedimenti oggetto di autorizzazione, segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), silenzio assenso e comunicazione e di definizione dei regimi amministrativi applicabili a determinate attività e procedimenti, ai sensi dell’articolo 5 della legge delega n. 124/2015.

È stata, infatti, audita presso la Camera dei Deputati dagli Uffici di Presidenza riuniti della Commissione X (Attività produttive, commercio e turismo) e della Commissione VIII (Ambiente, territorio e lavori pubblici) la Rete delle Professioni Tecniche (RPT), organismo che riunisce i Consiglio Nazionali delle principali professioni dell'area tecnica ovvero Enti di diretta emanazione del Ministero di Giustizia.

Positivo è stato il commento complessivo della Rete che, però, ha evidenziato alcune criticità presenti all'interno del provvedimento, causate dalla mancanza di coordinamento fra l'attuale testo del decreto e le restanti norme applicabili nelle medesime fattispecie. Su queste criticità la Rete ha sottoposto in audizione le proprie osservazioni e proposte migliorative.

Molte volte i professionisti – ha dichiarato Fabrizio Pistolesi del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggistici e Conservatori e Coordinatore del Gruppo di Lavoro della Rete sul Regolamento edilizio – hanno difficoltà a produrre la SCIA a causa di piccole difformità riscontrabili con l'elaborato tecnico assentito. Se l'intento è quello di lavorare presto e bene, forse è arrivato il momento di saper distinguere tra gli abusi veri e propri e le varianti non essenziali in termini di superficie e volume e quindi senza alcuna rilevanza ai fini urbanistico edilizi. Oltre ai punti sottoposti nel documento che abbiamo presentato, altro tema centrale è quello del fascicolo del fabbricato. Senza questo strumento sarà molto difficile un'analisi diffusa sulla situazione strutturale degli immobili esistenti”.

Abbiamo trovato degli interlocutori molto recettivi – ha detto Damiano Manigrassi del Consiglio Nazionale dei Chimici - C'è stata grande condivisione degli obiettivi da raggiungere, anche se abbiamo dovuto sottolineare come molte delle criticità presenti nel Decreto dipendano dalla mancata armonia rispetto alla normativa vigente”.

Per quanto concerne la parte relativa agli "Interventi subordinati a comunicazione di inizio lavori asseverata" e alla semplificazione delle pratiche catastali, la Rete ha evidenziato l'inapplicabilità della norma che pone in capo all'Amministrazione Comunale l'espletamento delle pratiche catastali e chiesto, al più, di riservarle unicamente un ruolo di controllo. In riferimento alla semplificazione delle procedure di frazionamento catastale dei terreni, la Rete ha chiesto una modifica per cui l'aggiornamento verrebbe presentato presso l'Agenzia delle Entrate e da questa reso disponibile ai Comuni per via telematica.

Nella bozza di decreto – interviene Cesare Galbiati del Consiglio Nazionale dei Geometri e dei Geometri Laureati – viene ripresa la norma c.d. di accatastamento ai Comuni che si è dimostrata inapplicabile, tant'è che già in 10^ Commissione al Senato è stato approvato un emendamento finalizzato a modificare la sua irragionevole formulazione, ed abbiamo quindi chiesto di non reiterare quello che riteniamo sia un errore”.

In riferimento alla parte relativa alla "semplificazione degli interventi di bonifica" la Rete ha rilevato come "tale intervento sia rivolto esclusivamente ai grandi siti senza includere quelli “ordinari”. Quanto poi alla regolarizzazione delle difformità “limitate” e prive di rilevanza urbanistica delle opere edilizie, la Rete ritiene necessario chiarire, attraverso un intervento legislativo, la natura non abusiva di tali difformità ed estendere la possibilità di una loro regolarizzazione a tutti gli interventi realizzati da oltre 10 anni ed aventi queste determinate caratteristiche".

Infine, sul tema della "manutenzione straordinaria" la Rete ha evidenziato una palese contraddizione con lo “Sblocca Italia”: da un lato, infatti, si comprendono nella manutenzione straordinaria anche gli interventi di frazionamento o accorpamento, dall'altra non è stata prevista alcuna semplificazione delle procedure di modifica ai prospetti. La Rete, pertanto, ha chiesto l'introduzione, nell'attuale Schema di decreto, di ulteriori semplificazioni e chiarimenti sul tema specifico.

A cura di Redazione LavoriPubblici.it

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