Testo Unico delle costruzioni: una riforma annunciata per superare la frammentazione normativa

30/03/2026

Il Testo Unico delle costruzioni torna al centro del confronto politico con un’ambizione dichiarata che, da sola, misura la portata dell’intervento: superare la frammentazione normativa che da decenni caratterizza il settore edilizio, provando a ricondurre a sistema una disciplina che oggi si presenta stratificata, disomogenea e spesso difficilmente gestibile nella pratica applicativa.

Non si tratta, almeno allo stato attuale, di una riforma già definita nei suoi contenuti normativi, ma di un percorso in corso di elaborazione, che si inserisce nel più ampio quadro di revisione del sistema edilizio e urbanistico, destinato a trovare concreta attuazione solo attraverso i successivi passaggi legislativi.

È in questo contesto che si collocano le dichiarazioni dell’On. Erica Mazzetti, deputata e responsabile nazionale del Dipartimento lavori pubblici di Forza Italia, intervenuta nel corso di un evento dedicato al “Testo unico delle costruzioni” e al tema del piano per l’abitare, durante il quale sono state illustrate alcune delle linee di indirizzo della riforma attualmente in fase di definizione.

Le dichiarazioni e il confronto con il settore: la domanda di semplificazione

La lettura politica dell’intervento si fonda su un dato che, per chi opera nel settore, appare difficilmente contestabile: la richiesta di un quadro normativo più stabile, leggibile e uniforme non è recente, ma negli ultimi anni ha assunto una dimensione strutturale.

In questo senso, quando l’on. Mazzetti afferma che vi è “grande interesse per il nuovo testo unico delle costruzioni, i cui contenuti sto illustrando in tutta Italia, da Nord a Sud”, viene richiamata un’esigenza diffusa che coinvolge imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni, tutte accomunate dalla necessità di operare in un sistema meno frammentato e più prevedibile.

Allo stesso modo, l’obiettivo dichiarato della riforma viene esplicitato in termini ampi: “È una riforma chiave – afferma la Mazzetti – per dare a imprenditori, professionisti, amministratori e cittadini l'attesa cornice normativa per programmare, investire, rigenerare lo spazio urbano”, con un riferimento diretto alla rigenerazione urbana che evidenzia come il tema non sia solo ordinamentale, ma anche economico e sociale.

Razionalizzazione normativa e uniformità: il cuore dell’impostazione

Il passaggio più rilevante riguarda l’impostazione metodologica della riforma, laddove si afferma che “il provvedimento in definizione è fondamentale perché, prima di tutto, non aggiunge altre norme ma le razionalizza in un corpus finalmente armonico e uniforme su tutto il territorio nazionale”.

Si tratta di un’impostazione che interviene su una criticità storica del sistema edilizio italiano, caratterizzato da una stratificazione normativa che parte dalla Legge n. 1150/1942, passa per la Legge n. 10/1977 e arriva al d.P.R. n. 380/2001, innestandosi poi su una pluralità di discipline regionali e regolamenti locali.

L’obiettivo dichiarato è quindi quello di ridurre “le discrepanze tra una Regione e l'altra, con modulistica e burocrazia digitalizzata e uniforme”, introducendo un livello di omogeneità che oggi risulta spesso assente nella pratica applicativa.

Titoli edilizi e semplificazione dei regimi amministrativi: le ipotesi in campo

Tra i contenuti anticipati emerge il tema della riorganizzazione degli atti abilitativi, con il riferimento a una “definizione atti abilitativi basata su tre livelli”.

Si tratta, allo stato, di un’indicazione di principio che lascia intravedere una possibile razionalizzazione dell’attuale sistema fondato su CILA, SCIA e permesso di costruire, già oggetto di interventi di coordinamento con il D.Lgs. n. 222/2016, ma che dovrà essere verificata nei contenuti normativi effettivi.

Analoga cautela vale per l’ipotesi di “introduzione di permessi post-opera per opere minori certificati da professionisti abilitati”, che, se tradotta in norma, potrebbe incidere sul rapporto tra attività edilizia e controllo pubblico, ma che al momento rappresenta una linea di indirizzo e non una disciplina definita.

Standard edilizi e qualità dell’abitare: un aggiornamento atteso

Un ulteriore elemento riguarda il tema degli standard edilizi, rispetto ai quali si parla di “chiarimento degli standard edilizi di cui c'è estremo bisogno in Italia”.

Il riferimento si inserisce in un dibattito consolidato, che riguarda l’adeguatezza di parametri ancora oggi riconducibili, in larga parte, al D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, rispetto a un contesto profondamente mutato sotto il profilo sociale, urbanistico ed economico.

Anche in questo caso, tuttavia, le dichiarazioni individuano una direzione di intervento, ma non consentono ancora di definire contenuti normativi puntuali, che saranno oggetto delle future scelte legislative.

Il ruolo del progettista: centralità e responsabilità

All’interno del quadro delineato, assume rilievo il passaggio relativo al ruolo del progettista, laddove si afferma che la riforma “rimetterà al centro il progetto e il progettista come garanzia della qualità della progettazione, in un sistema multidisciplinare”.

Si tratta di un indirizzo coerente con l’evoluzione del settore, nel quale la qualità dell’intervento edilizio è sempre più legata alla capacità di integrare competenze diverse, ma che, sul piano operativo, potrà essere valutato solo alla luce delle specifiche modalità con cui sarà declinato nelle norme.

Il rapporto Stato-Regioni: il nodo strutturale della riforma

Tra i passaggi più rilevanti emerge il riferimento alla necessità di “ristabilire il rapporto stato regione in materia”, che richiama uno dei temi più complessi dell’ordinamento.

La competenza concorrente in materia urbanistica ed edilizia ha infatti prodotto nel tempo una forte differenziazione territoriale, incidendo sulla qualificazione degli interventi, sui procedimenti e sui tempi.

Un intervento volto a costruire un quadro realmente uniforme non potrà prescindere da una ridefinizione di questo equilibrio, che rappresenta il vero banco di prova della riforma.

Conclusioni: tra indirizzi politici e futura attuazione normativa

Le dichiarazioni delineano una riforma ambiziosa, che prova a intervenire contemporaneamente su più livelli – normativo, procedurale e istituzionale – ma che, allo stato, si colloca ancora nella fase degli indirizzi politici e delle linee guida.

Il percorso, infatti, passa necessariamente dall’approvazione di una legge delega, che definirà principi e criteri direttivi, cui dovranno poi seguire i decreti legislativi di attuazione, nei quali sarà effettivamente costruito il nuovo impianto della disciplina edilizia.

Per chi opera nel settore, il punto non è tanto comprendere se una riforma sia necessaria, quanto verificare in che misura queste indicazioni saranno tradotte in un impianto normativo coerente, stabile e realmente applicabile.

È infatti nella fase attuativa – e quindi nella qualità tecnica dei decreti legislativi e nel loro coordinamento con il sistema esistente – che si misurerà la reale capacità del futuro Testo Unico delle costruzioni di incidere sul funzionamento del settore e di superare, in modo effettivo, la frammentazione che oggi ne rappresenta uno dei principali limiti.

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