PENALE DI 388 MILIARDI DI EURO

24/05/2006

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La Società Stretto di Messina ha di recente firmato il contratto con la Impregilo S.p.A. per l’affidamento a Contraente Generale della progettazione definitiva, esecutiva e della realizzazione del Ponte di Messina. Nella gara d’appalto sarebbero però previste clausole contrattuali che prevedono una penale in caso di recesso da parte dello Stato (e dalla Regione Sicilia) ammontante al 10 per cento dell'importo totale dell’opera, una cifra che si aggira in 388 milioni di euro, più ovviamente le spese affrontate dal General Contractor.

Durante l’assegnazione sono state segnalate defezioni dei grandi gruppi esteri alla apertura delle buste; un alto ribasso del 12,33%; la folta presenza di Impregilo che tradotto in cifre rappresenta 500 milioni di euro, vale a dire 1000 miliardi di lire, su una base d'asta di circa 4 miliardi di euro.

A richiedere di essere risarciti nel caso il ponte non si dovesse realizzare più ci sono i maggiori partner della finanza italiana collegate al consiglio di ammnistrazione della società Stretto di Messina come Fiat e Cogefar-Impresit (oggi Impregilo) progetto per le linee ad alta velocità ferroviaria Firenze-Bologna e Torino-Milano; la Pirelli & C. e di Telecom Italia Mobile (TIM); Edizioni Holding della famiglia Benetton, col 51 % della Società Italiana per Azioni il Traforo del Monte Bianco, gestore della parte italiana, e tanti altri.

Secondo alcuni osservatori ci sarebbero abbastanza motivi per potere ritenere che ci sono state violazioni alle normative europee e italiane in materia di appalti pubblici, in particolare quelle che escludono espressamente la partecipazione ad una gara le imprese che "si trovino fra di loro in situazioni di controllo".


a cura di Salvo Sbacchis
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