SEGNALAZIONE AL GOVERNO SU CONVENZIONI AUTOSTRADALI

24/10/2006

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L’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, ai sensi dell’art. 6, comma 7, lett. e, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, invia al Governo ed al Parlamento una segnalazione recante: “Indagine relativa alle convenzioni autostradali stipulate tra l’ANAS S.p.A. e otto società subconcessionarie”.

Nella Relazione si sintesi suddivisa nei seguenti cinque capitoli:
  • 1 - Premessa
  • 2 - Lo stato di attuazione degli investimenti
  • 3 - La dinamica delle tariffe
  • 4 - Gli utili d’esercizio distribuiti dalle subconcessionarie
  • 5 - Conclusioni
l’Autorità, premettendo di richiamare la relazione dell’8 giugno scorso con cui ha riferito sulle convenzioni intervenute tra l’ANAS e l’Autostrade per l’Italia S.p.A. (ASPI), che riguardano oltre la metà dell’intera rete autostradale nazionale, allo scopo di fornire ulteriori elementi utili, riferisce ora anche su otto delle subconcessionarie minori che complessivamente costituiscono il 25% del totale della rete autostradale e che presentano i ritardi più rilevanti nella realizzazione degli investimenti previsti dai rispettivi piani economico-finanziari.

Le otto subconcessionarie sono le seguenti:
  • 1) Autovie Venete S.p.A.;
  • 2) Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova s.p.a.;
  • 3) Autostrade Centro Padane S.p.A.;
  • 4) SALT Società Autostrada Ligure Toscana p.A.;
  • 5) Autostrade Meridionali S.p.A.;
  • 6) Milano Serravalle-Milano Tangenziali S.p.A.;
  • 7) Società Autostrada Torino-Alessandria-Piacenza S.p.A. (SATAP);
  • 8) Strada dei Parchi S.p.A.
Per quanto concerne lo stato di attuazione degli investimenti l’Autorità precisa che “si sono mantenuti al di sotto degli impegni assunti nei rispettivi piani finanziari, con punte minime di conseguimento degli obiettivi pari al 13% (Autovie Venete spa) ed al 24% (Autostrade Centro Padane)”.
Nel complesso per i sei anni le otto Società in esame a fronte di una previsione di investimenti pari a 2.411 milioni di euro hanno effettuato investimenti per soli 1.618 milioni di euro, pari al 67 % della previsione iniziale.
L’Autorità chiarisce che si tratta di “gravi inadempienze” causate anche dall’impossibiltà da parte dell’Anas di imporre sanzioni efficaci visto i “buchi” nei contratti delle varie concessioni. E senza la possibilità di una rescissione contrattuale, le società “non hanno avuto alcuna reale motivazione ad investire le disponibilità finanziarie ricavate dalla gestione autostradale”.

In riferimento, poi, alla dinamica delle tariffe, nei soli ultimi quattro anni l’incremento complessivo medio è stato di oltre il 22%, e quindi è risultato largamente superiore al tasso di inflazione programmata. Ed a proposito delle tariffe stesse l’Autorità precisa che l’attuale meccanismo tariffario èdel tutto inadeguato perché “non ha incentivato le concessionarie ad effettuare gli investimenti ed ha dato luogo ad incrementi notevoli dei pedaggi a fronte di interventi reali esigui, bassa qualita` dei servizi, mancato ammodernamento della rete”.

Gli utili netti d’esercizio distribuiti dalle concessionarie nel periodo in esame, sono stati complessivamente di 1.760.836 milioni di euro; e, ad eccezione delle Autovie Venete S.p.A. e della Strada dei Parchi S.p.A., hanno distribuito agli azionisti dividendi per complessivi 1.131.306 milioni di euro, mediamente dell’ordine del 30-40% dell’utile netto d’esercizio, ma che in alcuni casi sono saliti sino ad oltre il 90% (Società Autostrada Torino-Alessandria-Piacenza S.p.A. e SALT Società Autostrada Ligure Toscana p.A.); e cioè a livelli palesemente superiori non solo a quelli previsti per un’equa remunerazione del capitale, secondo la filosofia del price cap, ma addirittura superiori a quelli degli investimenti non effettuati.
Nello stesso periodo i canoni complessivamente percepiti dallo Stato sono stati di 52.933 milioni di euro.
In tale situazione non può che segnalarsi che appare quanto meno dubbio che sia stato rispettato il disposto dell’art. 2433, comma 2, del codice civile, che consente che vengano ripartiti tra i soci soltanto gli “utili realmente conseguiti”; sicché il comportamento delle concessionarie potrebbe configurare un inadempimento sostanziale degli impegni assunti.
Nelle conclusioni l’Autorità segnala l’opportunità di:
  • a) prevedere un sistema graduale di misure sanzionatorie;
  • b) prevedere interventi sostitutivi da parte di un’autorità pubblica;
  • c) riesaminare l’attuale congruità delle percentuali che le subconcessionarie sono tenute a corrispondere allo Stato sui pedaggi autostradali (1%) e sui proventi della subconcessione a terzi del suolo demaniale autostradale e sulla pubblicità (2%);
  • d) assicurare che la cessione a terzi del suolo demaniale autostradale avvenga in condizioni di trasparenza e di parità di trattamento tra i vari concorrenti, senza dar luogo a situazioni di monopolio di fatto;
  • e) controllare che la vigente formula per la determinazione dei pedaggi sia tuttora conforme a corretti criteri parametrali ed in particolare sia coerente con gli effettivi volumi di traffico.


A cura di Paolo Oreto
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