DOCUMENTO CUP E JUNIOR CON FUTURO INCERTO

28/11/2007

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Mentre è stata rinviata la seduta delle Commissioni riunite Giustizia e Attività produttive previste per oggi alla Camera dei deputati che avrebbe dovuto proseguire l’esame del progetto di legge sulle professioni, il Consiglio direttivo del CUP (Comitato unitario delle Professioni, venerdì scorso ha redatto un documento unitario che ha raccolto le osservazioni delle singole categorie professionali; al documento del CUP hanno risposto i due relatori di maggioranza Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi che avevano predisposto l’ultima versione del disegno di legge.
“Valutiamo positivamente il documento del Cup”, ha commentato infatti Chicchi “perché le osservazioni degli ordini rimangono comunque all'interno dell'impianto legislativo che abbiamo prodotto. Sembra, quindi, che il clima di lavoro possa diventare positivo, perché sia il governo sia il Cup hanno proposto modifiche che non stravolgono il nostro testo”. Chicchi ha anche precisato che delle modifiche richieste dal CUP si parlerà alla Camera per procedere alla definizione dei termini per gli emendamenti.
Diversi i nodi da chiarire, secondo il CUP guidato dall'architetto Raffaele Sirica, e in particolar modo la definizione di professione di cui all'articolo 1, comma 3, “va integrata con la previsione dell'obbligatorio conseguimento di un titolo formativo di livello universitario avente valore legale nel nostro ordinamento”. Questo perché, a parere del CUP, i requisiti previsti da Chicchi e Mantini accorperebbero nella definizione di professione qualsiasi attività non manuale.

Ma anche tra i giovani architetti iscritti alla sezione B dei rispettivi albi, il progetto di riforma delle professioni Mantini-Chicci ha sollevato un forte disappunto.
I consiglieri dei due ordini, ovvero, Antonio Picardi per i giovani ingegneri e Marco Belloni per i giovani architetti, spiegano che nell’art. 5 si prevede la costituzione di un nuovo ordine nel quale troveranno posto i possessori di laurea triennale di matrice tecnica e gli attuali iscritti agli albi dei periti industriali, dei periti agrari e dei geometri.
La conseguenza ovvia a questa possibilità è la contestazione della norma che andrebbe a svilire i titoli conseguiti nelle università, declassando, di fatto, il titolo accademico di primo livello che, in questo modo, verrebbe paragonato ai diplomi di scuola superiore. Nel comunicato diramato dai due consiglieri si specifica, inoltre, che questo provvedimento, oltre ad essere illegittimo ed incostituzionale, rappresenterebbe una grave ingiustizia per tutti quei giovani e le rispettive famiglie che, con sacrificio, hanno conseguito il titolo accademico.

I giovani ingegneri, inoltre, attraverso il coordinatore nazionale Marco Ghionna, hanno richiesto, alla Cni ed alla Cassa, un impegno maggiore per consentire un accesso meno ostico alla professione. Nello specifico si sono richieste operazioni di modifica all’accesso delle professioni, la costituzione di un tirocinio retribuito e utile ai neo-laureati, un reale impulso per quelle norme che consentono la partecipazione legittima e premiante per il giovane ingegnere alle gare di progettazione.
Il coordinatore Ghionna ha, inoltre, chiesto al rappresentante dei triennali del Cni (richiesta che sarà oggetto delle discussioni del VII congresso dei giovani ingegneri previsto a Luglio a Reggio Calabria) una separazione netta tra gli ingegneri triennali e quelli quinquennali “sia in fatto di competenze che di rappresentatività professionale. Le problematiche sono differenti anche all’interno della stessa categoria, bisogna trovare il coraggio di separare gli studi e le proposte per non ingenerare confusioni di sorta.” .

A cura di Paola Bivona
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