BOLZANO LA PRIMA NEL 2007

19/12/2007

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Sono stati pubblicati i risultati della nona indagine sulla qualità della vita condotta sulle province italiane ed è stata incoronata regina del 2007 la città di Bolzano.
Ultima in questa classifica, elaborata da Italia oggi con l’università La Sapienza, è risultata Isernia che ha scalzato Crotone, pecora nera del 2006.
Bolzano, dopo essere stata regina nel 2001 si ripropone nel 2007 grazie al primato ottenuto in diverse delle graduatorie che contribuiscono alla redazione della classifica. Servizi pubblici, tutela dell’ambiente, affari e lavoro, criminalità e popolazione: sono queste le liste in cui primeggia la città di Bolzano che, a detta del sindaco, Luigi Spagnoli, dipende anche da una situazione privilegiata. “La provincia autonoma di Bolzano ha la possibilità di auto-regolare alcuni aspetti della vita che altrove vengono governati da norme statali che spesso non tengono conto delle peculiarità delle aree in cui vengono applicate”.
Il sindaco Spagnolli aggiunge inoltre: “è vero che a livello di bilancio abbiamo più denaro di altre città ma i trasferimenti che riceviamo sono già tutti allocati per garantire la fruizione di servizi già in essere. Al momento, per esempio, forniamo 4 mila pasti gratuiti ai cittadini meno abbienti, cosa che non fanno altri comuni”.
E questo rapporto di rispetto tra amministrazione e cittadini è confermato anche dall’attenzione che la cittadinanza pone ad alcune problematiche rilevanti come, ad esempio, il tema dell’ambiente. Il sindaco sottolinea, infatti, come tra i diversi condomini si sia creata una competizione per chi riesca a “generare il più alto livello di rifiuti differenziati”.
Restando nel campo ambientale, inoltre, continua Spagnolli, “abbiamo implementato una rete di piste ciclabili che copre quasi tutta la città. E questo ha fatto sì che soltanto il 32% degli spostamenti avvenga atraverso l’utilizzo dell’auto. Il 30% delle persone fa uso della bicicletta, mentre il 38% prende i mezzi pubblici”.
Altro campo di notevole sviluppo è quello delle attività economiche che rappresenta il fulcro della provincia autonoma: “da oltre due decenni un terzo della superficie urbana di Bolzano è soggetta a un processo di trasformazione produttivo. Da quando la grande industria è venuta meno, le aree utilizzate in passato da impianti metallurgici sono stati convertiti per accogliere piccole e medie aziende”. Sono, infatti, nati dei palazzi polifunzionali all’interno dei quali trovano sede anche 50 aziende diverse. C’è un settore dove ancora la città può migliorare ed è quello del tempo libero: molti cinema, negli ultimi anni, hanno chiuso i battenti (anche se ultimamente il consiglio comunale ha approvato l’apertura di un multisala) e il numero di palestre risulta, in percentuale, molto inferiore rispetto ala media italiana probabilmente perché alle attività classiche si preferiscono lo sci in inverno ed il trekking in estate.

L’ultimo posto, invece, è occupato dalla cittadina del Molise che ha perso ben sedici posizioni rispetto al 2006 a causa dell’alto livello do disoccupazione, della scarsa tutela ambientale e dell’insufficiente attenzione alle attività per il tempo libero.
A difesa della sua città parla il sindaco Gabriele Melogli, che afferma: “la qualità della vita nella nostra provincia è costantemente aumentata negli ultimi anni. Da quando sono sindaco abbiamo inaugurato tre nuovi parchi pubblici, i giardini termali di acque sulfuree rimasti chiusi per oltre 40 anni, risistemato il centro storico e creato un’isola pedonale”. Sostiene, inoltre, che il tenore di vita dei suoi cittadini negli ultimi anni è aumentato consentendo alla città di risultare la più ricca di tutto il Molise. Ammette, comunque, l’esistenza di problematiche la cui causa, però viene attribuita alla regione ed al governo centrale e non all’amministrazione locale: “mi riferisco all’assenza di un piano di sviluppo industriale in grado di assorbire l’enorme quantità di personale qualificato presente in città. (…) Fino ad ora, però, anziché incentivare lo sviluppo di Isernia, lo stato non ha fatto altro che tagliarci i fondi producendo disoccupati e malcontento”. Sottolinea, inoltre, il sindaco che l’alto tasso di disoccupazione è da attribuire anche alla mentalità dei giovani abitanti di Isernia, soprattutto a quelli appartenenti ad una classe medio-alta, che sperano in un posto di lavoro nella pubblica amministrazione che equivale a dire stipendio fisso e prestazioni lavorative non ossessionanti e che contribuisce a limitare la città in cui, quindi, manca l’iniziativa imprenditoriale. Anche in questo caso, però, la responsabilità si deve attribuire al governo centrale: “che impedisce alle amministrazioni locali più virtuose d utilizzare i propri fondi per effettuare nuove assunzioni. (…) Lo scorso anno siamo riusciti a chiudere i conti del comune con un avanzo di un milione di euro rispetto al nostro budget. (…) Lo stato tuttavia ci impedisce di utilizzare questo denaro, anche solo per rimpiazzare alcuni dipendenti che vanno in pensione. E questo non soltanto si traduce in un aumento del tasso di disoccupazione ma, nel lungo periodo, potrebbe generare effetti nocivi sulla capacità del nostro sistema di offrire un alto livello di servizi alla cittadinanza”.
In sintesi le problematiche riguardano quelle comuni a quasi tutte le città del Mezzogiorno, come ad esempio, le dimensioni affari lavoro, ambiente, servizi, tempo libero e tenore di vita anche se, rispetto all’ultima classificata dello scorso anno, la situazione è migliore, risultando, invece, relativamente peggiore solo per il disagio sociale e personale e per la popolazione.

Passando all’analisi dettagliata, graduatoria per graduatoria, si assiste a quello che negli ultimi anni ormai è diventata una regola ovvero alla spaccatura della Penisola in due blocchi, da una parte un integerrimo Centronord, caratterizzato da un tessuto economico-industriale in crescita e da una spiccata attenzione alla problematica ambientale, e dall’altra il Sud e le isole che continuano ad inseguire standard migliori colpite, soprattutto, dalle amministrazioni poco efficienti e da un ambiente imprenditoriale decisamente lontano dalle prestazioni ottenute al Nord.
Altro dato che spicca dalle diverse classifiche è un andamento quasi costante a livello regionale: i risultati raggiunti da una provincia, infatti, non sono casi isolati, bensì sono il trend che si registra in tutta la regione di appartenenza di quella stesa provincia. Il caso più eclatante riguarda il Veneto che è riuscito a piazzare tutte le sue province nel primo gruppo al contrario della Liguria le cui province hanno registrato dei peggioramenti rispetto alla media delle città nordiche piazzandosi tutte tra il secondo ed il terzo gruppo e del Lazio dove le province, ad eccezione di Frosinone, si sono collocate tutte nel terzo gruppo.
In Sicilia, invece, non si registrano solo record negativi: se la situazione del business non è rosea, si è cercato di accelerare la situazione in cui operano gli imprenditori locali. Quattro province, infatti, Enna, Ragusa, Caltanissetta e Agrigento, hanno scalato la classifica dei fallimenti entrando nelle prime dieci province italiane in fatto di onestà.
L’unica regione che non ha nessuna provincia nelle posizioni di vertice è il Piemonte.
Da sottolineare, poi, un’altra tendenza in atto, ovvero il rallentamento dei grandi centri urbani che hanno registrato un calo a livello di qualità della vita quasi generalizzato: ad esclusione di Torino, infatti, che continua a guadagnare posizioni, arretrano parzialmente Milano e Roma, mentre crolla Napoli. La motivazione di questa lentezza deve attribuirsi all’aumento della criminalità ed il peggioramento della situazione ambientale.

Nella classifica del rispetto ambientale la palma d’oro viene conquistata dalla città di Mantova dove sono state costruite lunghe piste ciclabili, grandi parchi, sono stati imposti rigidi divieti di circolazione per le automobili nel centro storico della città. Questo il commento del sindaco della città, Fiorenza Brioni, “abbiamo un buon patrimonio che vogliamo conservare per consegnarlo migliore alle generazioni che verranno dopo di noi. Senza l’impegno di tutta la città questo risultato non si sarebbe potuto ottenere. (…) Mi riferisco alla qualità dell’aria: tutti sanno gli impegni che ci siamo presi per migliorare l’ambiente, per mettere sotto controllo l’inquinamento e per difendere il patrimonio di bellezze artistiche e naturali che ci circondano”.
L’ultima posizione, invece, è di Catanzaro dove non si registrano piste ciclabili, isole pedonali e dove si riscontra una delle concentrazioni più alte di biossido di azoto e PM10.

La provincia più produttiva nella sezione affari e lavoro è risultata Cuneo. Secondo il sindaco Alberto Valmaggia “si tratta di un primato assolutamente meritato. Nella nostra città nascono più imprese che bambini. A parte alcune eccezioni come la Ferrero, si tratta normalmente di realtà piccole o piccolissime, a conduzione familiare attive nel settore agricolo, commerciale e industriale”. Sottolinea, inoltre, il grande attaccamento al lavoro dei suoi concittadini che hanno sicuramente portato a questo successo: “memori di un passato difficile, gli imprenditori di Cuneo procedono con molta caparbietà nei propri affari ma con estrema cautela, un passo alla volta”.
Ultima in questa classifica, anche per quest’anno c’è Napoli colpa dell’elevato numero di protesti per abitante e di un’alta percentuale di fallimenti.

Per quanto riguarda il tenore di vita, al città che registra il più alto è Trieste: “raccogliamo i frutti di una politica di lungo corso orientata alla soddisfazione dei bisogni della cittadinanza” afferma il sindaco Di Piazza. “La ricchezza della città è in parte dovuta alla terziarizzazione della sua economia, che vive essenzialmente di servizi. Siamo la città con più over 75 d’Europa e questo è un risultato che ci inorgoglisce perché significa che qui si guarda alle esigenze delle fasce più deboli della cittadinanza”. Il sindaco punta, inoltre, ai ricercatori, il cui numero raggiungere i 7500, che svolgono un ruolo determinate nell’economia della città, e al turismo dato che il porto è ricominciato ad essere la meta preferita dalle navi di crociera.
Chiudono questa classifica Palermo e Agrigento.

La classifica del tempo libero viene vinta da Rimini: “il risultato non giunge certo inatteso” afferma il sindaco Alberto Ravaioli. “Il turismo rappresenta all’incirca il 50% del business sviluppato in città. Abbiamo 40 mila camere, 230 stabilimenti balneari e un aeroporto che negli ultimi anni ha subito numerosi interventi per migliorare la ricettività”. Rimini conferma, quindi, il primato dello scorso anno precedendo Firenze e Bologna.

Per quanto riguarda la classifica dei servizi ai cittadini la medaglia d’oro va ad Aosta dove si trovano numerosi sportelli bancari, dove la qualità dell’aria è sempre sotto controllo e dove si registra un numero contenuto di studenti per classe. “Il primato è merito soprattutto della grande autonomia che ci concede la regione” afferma il sindaco Guido Grimod “questo ci ha consentito di realizzare nel tempo una serie di servizi orientati al miglioramento della qualità della vita che oggi ci pongono ai vertici della classifica. Sul dato ha inciso anche il buon tenore di vita della cittadinanza, che favorisce l’aggiornamento e il miglioramento continuo dei servizi offerti, dai trasporti alla sanità, all’istruzione”.
Fanalino di coda della classifica è, in questo caso, Prato, Trapani e Napoli.

L’ultima graduatoria, quella relativa alla criminalità, vede primeggiare Matera dato che il problema principale delle grandi città è la sicurezza. A Matera “il territorio è sotto controllo grazie anche a una presenza capillare di forze dell’ordine” commenta il sindaco Emilio Nicola Luccico.

A cura di Paola Bivona
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