CENTO DISEGNI A MATITA DI ERNESTO BASILE

08/02/2008

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Cento disegni a matita di Ernesto Basile, maggior esponente dell’architettura siciliana del periodo compreso fra l’ultima stagione dell’eclettismo e l’esaurirsi dell’esperienza modernista, sono solo una parziale testimonianza degli oltre cinquant’anni di produzione progettuale di un protagonista indiscusso dell’architettura italiana d’età contemporanea.
La mostra ,“La professione della qualità – Cento disegni a matita di Ernesto Basile”, organizzata dall’Ordine degli Architetti PPC di Palermo in occasione del VII Congresso Nazionale degli Architetti e del II Congresso Nazionale degli Architetti Paesaggisti Pianificatori e Conservatori tenutosi a Palermo, attraverso la scelta tematica e l’ampio arco temporale, dalla metà degli anni Settanta del XIX secolo alla fine degli anni Venti del XX secolo, oltre all’ampio ventaglio di ambiti della cultura del progetto e dell’espressione grafica (dall’elaborato geometrico all’esecutivo tecnico, dal particolare architettonico alla veduta prospettica, dagli studi dal vero agli schizzi progettuali, dalle arti applicate alla maggiore scala architettonica), diventa in qualche modo esaustiva per la comprensione della portata culturale, della qualità artistica e della complessità professionale di Basile, attestandone, ancora una volta, il ruolo, riconosciuto dalla pubblicistica dell’epoca ma finalmente rilanciato solo nell’ultimo quarto del secolo scorso, di “pioniere” dell’architettura italiana del Novecento.

Dedicare inoltre, nella sede di un Ordine professionale, a questo tema una mostra, affrontandolo attraverso una essenziale selezione rispetto alla smisurata produzione grafica a matita di Ernesto Basile (i cento disegni esposti costituisco infatti solo una minima parte degli oltre tremila finora noti e conservati in differenti sedi), diventa significativo del ruolo del disegno nell’ambito stesso del progetto d’architettura nel passato e nel presente.
Ancor più indicativo diviene dunque l’itinerario proposto attraverso la successione dei disegni dell’architetto siciliano, dai suoi primi studi e schizzi, ancora studente, nel 1874, alla sua ultima stagione progettuale, coincidente con l’inizio degli anni Trenta del XX secolo. Mediante questo stesso percorso emerge quindi come il disegno costituisca per l’architetto uno strumento di controllo assoluto dell’idea e come esso coincida pure con una precisa scelta progettuale, oltre che del metodo di rappresentazione, ma soprattutto con una coerente meditazione sull’architettura.
E proprio il disegno a matita, scevro dagli aggiustamenti di rito per più “pubbliche” occasioni di visibilità degli elaborati grafici, è forse il miglior documento sul quale fondare la più autentica conoscenza del valore di un progettista che, attraverso la sua opera, ha costituito una chiara e precisa testimonianza di un periodo interamente votato ad una professione della “qualità”.

A cura di Patrizia Miceli
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