ITALIA A DUE VELOCITA’

14/07/2008

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Osservando lo sviluppo territoriale italiano emerge un Paese che viaggia a due velocità, con il Nord che gode di un'ampia pianificazione e ha quadri regionali aggiornati e approvati, mentre il Sud deve risolvere ancora diversi problemi.
Se infatti le province di Trento e Bolzano e il Friuli Venezia Giulia hanno prodotto nuove leggi urbanistiche tra il 2005 e il 2007, Sicilia, Sardegna, Basilicata e Molise sono ancora prive di documenti di piano.
E' quanto emerge dal “Rapporto dal Territorio 2007”, elaborato dall'Istituto Nazionale di Urbanistica (Inu), che sottolinea la necessità di una nuova legge urbanistica nazionale. La sua mancanza - è stato detto - rappresenta una delle principali cause del rallentamento dell'attività legislativa delle regioni tra il 2005 e il 2007.

“Oggi - ha spiegato Pierluigi Properzi, curatore della ricerca - c'è il problema di raccordare i soggetti che operano sul territorio in una visione di leale cooperazione istituzionale e di partecipazione dei privati alla costruzione della città pubblica”. “In particolare - ha aggiunto - per quanto riguarda i piani Territoriali di Coordinamento provinciale, i cosiddetti Ptcp, una questione urbanistica meridionale è evidente, sebbene negli ultimi due anni il Mezzogiorno sembra stia acquistando nuovo smalto”.

Nel 2005, infatti, Campania, Calabria, Basilicata e Puglia erano prive di questi strumenti, che invece oggi sono in corso di redazione.
Del tutto statica è, invece, la situazione siciliana, che annovera solo il caso virtuoso di Ragusa, dotata di Ptcp approvato e vigente.
Altro tema di preoccupazione è il consumo del suolo: insediamenti urbani e industriali “divorano”, infatti, ogni anno, una porzione di territorio che oscilla tra i 100 e 120 mila ettari. Lo ha detto il presidente dell'Istituto nazionale di urbanistica, Federico Oliva, nel corso della presentazione del rapporto. Cifre imponenti che rischiano di superare in tempi molto rapidi il livello di guardia. Per tenere sotto controllo la situazione - è stato sottolineato nel corso della presentazione del rapporto - s'impone l'intervento dello stato centrale, utilizzando anche la leva fiscale con una sorta di meccanismo “a consumo”, per il quale chi “usa” il territorio lo paga. “I dati del consumo del suolo sono ancora ballerini” - ha infine precisato Oliva - annunciando la creazione di un Osservatorio dell'Inu, in collaborazione con Legambiente e con il Politecnico di Milano, che nel giro di un anno fornirà numeri definitivi.

Fonte: www.demaniore.com
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