SOSPENSIONE DEL CONSIGLIO DI STATO AL RICORSO DELL'ANCI

29/08/2008

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Decentramento del catasto ai comuni bocciato nuovamente dal Consiglio di Stato che, con l'ordinanza n. 4474 dello scorso 26 agosto, ha ritenuto l'appello presentato dall'Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia (ANCI), da 315 comuni, 2 associazioni di comuni e una comunità montana, un problema di natura organizzativa, considerando il danno paventato né grave né irreparabile.

In particolare, l'appello era stato presentato per la sospensione degli effetti esecutivi della sentenza del TAR di Roma n. 4259 del 15 maggio scorso, mediante la quale era stato annullato il decreto del Presidente del Consiglio Prodi per il decentramento delle funzioni catastali ai Comuni del 14 giugno 2007 nonché il Protocollo di intesa tra l'Agenzia del territorio e l'ANCI del 4 giugno 2007.

A comunicarlo è stato il Presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, che ha dichiarato:"La nostra fiducia nella giustizia amministrativa è stata confortata dalle decisioni sia del Tar che del Consiglio di Stato. Il Governo ha ora campo libero per provvedere ad una riforma del Catasto che corrisponda alle esigenze di un fisco giusto ed equo, basato sulla redditività - reale o imputata - degli immobili così come del resto prevede il programma elettorale delle forze politiche premiate dall'elettorato".

Confedilizia aveva contestato la legittimità del DPCM 14 giugno 2007 in quanto il suo contenuto, in particolare con riferimento a quanto disposto nell'art. 3, non corrisponderebbe alla voluntas legis espressa negli artt. 65 e 66 del decreto legislativo n. 112 del 1998, così come modificati dall'art. 1, comma 194, della legge n. 296 del 2006. Secondo quanto sostenuto, più specificamente le disposizioni recate dal decreto impugnato determinerebbero un improprio ed illegittimo trasferimento "a tutto campo" delle funzioni amministrative ai Comuni in materia di catasto, in aperto contrasto con l'intendimento legislativo volto a limitare il suddetto trasferimento ad alcune attività, sicuramente non decisorie e comunque circoscritte alla partecipazione al processo di determinazione degli estimi catastali, fermo restando il principio, discendente dall'art. 65 del decreto legislativo n. 112 del 1998, di gestione unitaria e certificata della base dei dati catastali e dei flussi di aggiornamento assicurata dall'Agenzia del territorio.

Ancor più in particolare, l'avere attribuito ai Comuni il compito di definire l'aggiornamento della banca dati catastale sulla base delle proposte di parte ovvero sulla base di adempimenti d'ufficio, da un lato condurrebbe ad attribuire a quegli enti locali una competenza connotata da un elevato margine di apprezzamento discrezionale che inciderebbe, evidentemente, sulla unitarietà del sistema catastale nazionale nonché, per altro verso, provocherebbe anche il rischio di consentire determinazioni della rendita catastale con stima diretta per ogni singola unità, con evidenti ripercussioni non solo sul principio di uniformità del catasto ma sostanzialmente e concretamente in tema di eguaglianza tra cittadini.

Al comunicato di Confedilzia che di fatto vede nell'ordinanza del Consiglio di Stato una ulteriore prova dell'illegittimità del decreto impugnato, è seguito quello dell'ANCI che ha ricordato che l'ordinanza nega semplicemente la sospensione cautelare degli effetti della sentenza del TAR di Roma, ammettendo che l'appello presentato dovrà ancora essere discusso.


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