PIANO CASA: ACCORDO DA 550 MILIONI TRA IL GOVERNO E LE REGIONI

13/03/2009

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Mentre ieri nella Conferenza unificata le Regioni, le province ed i comuni hanno espresso parere favorevole sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri relativo al “Piano nazionale di edilizia abitativa”, il Consiglio dei Ministri è convocato per oggi alle ore 9,30 a Palazzo Chigi per l’esame del Piano Casa che sarà costituito da un piano per l’edilizia residenziale pubblica finalizzato a realizzare circa cinquemila nuovi alloggi popolari e da una liberalizzazione delle norme sull’edilizia che prevede tra l’altro l’abolizione del permesso di costruire e la possibilità di ampliare le abitazioni del 20 per cento, o anche del 30-35 nel caso di edifici da abbattere e ricostruire.

In verità la trattativa con le Regioni per la definizione del piano per l’edilizia residenziale pubblicata è durata circa 7 mesi e l'accordo che sblocca il piano straordinario è stato firmato il 5 marzo scorso dal ministro per i Rapporti con le regioni, Raffaele Fitto, e dal presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Vasco Errani.
L'intesa prevede che il Governo finanzi il piano inizialmente con 200 milioni di euro, dando priorità alla cantierabilità delle iniziative, per reintegrare poi interamente il fondo fino ad arrivare ai 550 milioni di euro previsti.
“L'obiettivo del governo è procedere con una forma di collaborazione che prevede una norma quadro che rispetti le competenze concorrenti e all'interno della quale le Regioni potranno utilizzare o meno questa opportunità, con una loro libera scelta. Poi torneremo con il testo in Conferenza per ascoltare il parere delle singole Regioni”. Lo ha precisato il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, al termine della Conferenza Unificata, parlando della legge quadro a sostegno dell’edilizia. Secondo Fitto è “sbagliato esprimere un giudizio negativo a prescindere. Il governo si muoverà nel pieno rispetto delle norme costituzionali”.

Il Piano casa è previsto dall'articolo 11 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito nella legge 6 agosto 2008, n. 133 (manovra finanziaria 2008). Con l'accordo firmato il 5 marzo, le Regioni si impegnano a sospendere i procedimenti di ricorso alla Corte Costituzionale scaturiti dopo l'entrata in vigore dell'articolo 18 del decreto legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, che ha modificato in parte - restrigendo i poteri delle regioni - le disposizioni contenute nella manovra dell'estate scorsa. Nel contempo, il Governo si è impegnato a modificare tale norme.
Alle regioni, d’intesa con gli enti locali, spetta dunque il compito di elaborare, nel rispetto degli indirizzi generali fissati dallo Stato ed entro i finanziamenti assegnati, i programmi di edilizia residenziale.

“Sono pienamente soddisfatto dell'accordo raggiunto - aveva commentato la scorsa settimana il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, rendendo noto il piano - che impegna consistenti risorse per affrontare l'emergenza di una tensione abitativa che colpisce molte famiglie che versano in condizioni di bisogno. La collaborazione con il presidente Errani è stata piena e proficua e di questo lo ringrazio. L'intesa, per un verso, avvia una risposta a esigenze pressanti di ampie fasce di cittadini e, per l'altro, conferma la stretta collaborazione tra Governo e Regioni. In particolare su questo terreno per la predisposizione di una politica abitativa efficace in grado di dare risposte concrete a una domanda crescente e differenziata che viene dai nuclei familiari che si trovano nelle condizioni di maggiore disagio”.

A cura di Paolo Oreto
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