DOMANI GIORNO DECISIVO CON LA CONFERENZA UNIFICATA STATO-REGIONI-ENTI LOCALI

24/03/2009

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Domani sarà un giorno cruciale per il destino del “Piano Casa” o per l’esattezza delle “Iniziative legislative per il rilancio dell’attività edilizia e del tessuto urbanistico”. Sono previsti, infatti a Roma due importanti appuntamenti: alle 9,30 ci sarà l’incontro fra i Presidenti delle Regioni ed alle ore 12,30 la Conferenza Unificata (Stato-Regioni ed enti locali) convocata dal ministro Raffaele Fitto a Palazzo Chigi con l’obiettivo di “avviare un confronto con le autonomie".

E’ già da qualche giorno che si intrecciano i pareri positivi e negativi delle regioni e Roberto Formigoni Presidente della Regione Lombardia preannunciando che alla Conferenza unificata è prevista "una riunione con il presidente del Consiglio” ha precisato che “Il piano casa è utile dal punto di vista economico; io lo guardo con un occhio positivo: si tratta di trovare le corresponsabilità tra le Regioni e lo Stato”.
In Piemonte il Presidente Mercedes Presso ha detto, chiaramente che “il decreto del governo è in odore di incostituzionalità fin da adesso” aggiungendo che ''è giusto far ripartire la piccola edilizia ma con metodi meno devastanti”.
Ma anche la Regione Toscana è pronta a ricorrere alla Consulta “se il governo vorrà andare avanti con un decreto così invasivo”, preannuncia il Presidente Claudio Martini “Faccio un appello – continua Martini - ai colleghi della Lega e a tutti i sindaci del Carroccio. Si è tanto parlato di federalismo, e poi su una materia concorrente come questa ci si chiede di accettare un atto d'imperio come questo? Quel testo è inaccettabile. Sostanzialmente abolisce tutti i vincoli su tutto il territorio nazionale, istituendo una nuova norma generale a cui in un secondo momento le Regioni dovrebbero adeguarsi con norme regionali. Ebbene, al premier dico: io la legge regionale ce l'ho già. Ma se lui procede per decreto, vuol dire che quando ha annunciato che le Regioni in disaccordo erano libere di non adottare il provvedimento ha mentito”.
Alle precedenti posizioni di disaccordo si allinea anche Agazio Loiero Presidente della Regione Calabria che precisa: “Al piano casa del governo così com'è, per quel che se ne sa, diremo di no. Siamo preoccupati perché per la Calabria sarebbe insostenibile qualsiasi nuova violenza al territorio” ed aggiunge “c'è bisogno di ben altro che di interventi che possono risultare devastanti”.
Anche Piero Marrazzo Presidente della Regione Lazio dichiara che “Il Lazio dovrà dire di no al Piano casa del Governo che presenta anche dei dubbi di costituzionalità”. Marrazzo spiega che “Non si tratta di avere dei pregiudizi ma di guardare in faccia alla realtà. L'economia si rilancia anche con una strategia che aiuti le famiglie a pagare i mutui e gli affitti senza far pagare il prezzo della crisi economica al territorio, che ha già dato anche troppo in passato”.
Anche la Regione Sardegna, anch'essa in linea generale favorevole al piano casa, addirittura si chiama fuori dall'applicazione immediata del decreto ed il neo-Presidente, Ugo Cappellacci dichiara che “In quanto Regione a statuto speciale abbiamo una competenza primaria in materia di urbanistica: prima dell'entrata in vigore del Piano casa servirà un nostro esplicito recepiment”.

Il Presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani spiega in un’intervista che il decreto legge mostra “chiari profili di incostituzionalità” e avverte “o il governo mette da parte la bozza e apre un confronto oppure si rischia di aprire un conflitto istituzionale”.“Mi rivolgo direttamente a Berlusconi: se mette da parte quel testo, prosegue il presidente della Conferenza delle regioni - si può discutere di tutto”. Il conflitto di competenze comporterebbe da parte di molte regioni "il ricorso alla Corte Costituzionale dato che in materia edilizia al governo spetta solo la legislazione di principi”. O il testo cambierà o anche l'Emilia Romagna “farà ricors”, ha fatto presente Errani che ha poi aggiunto di essere”personalmente contrario all'aumento generalizzato delle volumetrie, senza regola e controllo. Mi preoccupa molto il silenzio assenso delle sovrintendenze che potrebbe produrre problemi gravissimi per il patrimonio artistico dei centri storici”.

Tenta di rasserenare il clima il Ministro dei rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, secondo il quale Il “Piano Casa” “non è un testo chiuso. Ci aspettiamo dalle Regioni suggerimenti e siamo pronti ad accogliere le modifiche utili a migliorare il provvedimento. C'è la massima disponibilità al confronto".

Ricordiamo che lo schema di decreto legge è composto da 7 articoli recanti:
  • Finalità ed ambito di applicazione
  • Interventi su singole unità immobiliari
  • Interventi per il rinnovamento del patrimonio edilizio esistente
  • Procedimento
  • Disciplina per gli immobili vincolati e altre limitazioni
  • Obblighi e potestà dei Comuni
  • Entrata in vigore
che confermano la possibilità di ampliare le unità immobiliari già ultimate entro il 31 dicembre 2008, in forza di titoli abilitativi anche in sanatoria creando nuovi volumi o superfici in deroga alle disposizioni legislative, agli strumenti urbanistici vigenti o adottati e ai regolamenti edilizi, nei limiti od alle condizioni previste nel decreto legge stesso.
In nessun caso i nuovi volumi da realizzare possono eccedere complessivamente il limite di 300 metri cubi per unità immobiliare destinata ad uso residenziale, l’altezza della nuova fabbrica non può superare di oltre quattro metri l’altezza massima prevista dagli strumenti urbanistici vigenti. Gli interventi saranno realizzati con lo strumento della denuncia di inizio attività ai sensi e per gli effetti dell’articolo 22, comma 3, del decreto del Presidente della repubblica 6 giugno 2001, n. 380 e la denuncia stessa dovrà essere corredata da:
  • a) attestazione del titolo di legittimazione;
  • b) asseverazione del progettista abilitato circa la sussistenza di tutte le condizioni previste dal decreto legge;
  • c) elaborati progettuali richiesti dal regolamento edilizio vigente;
  • d) gli altri documenti previsti nella parte seconda del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, se ne ricorrono i presupposti;
  • e) autocertificazione circa la conformità del progetto alle norme igienico sanitarie se il progetto riguarda interventi di edilizia residenziale ovvero se la verifica in ordine a tale conformità non comporti valutazioni tecnico-discrezionali.
e, comunque, la denuncia di inizio attività deve essere presentata entro un anno dalla entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge stesso.
Per gli immobili siti nei centri storici non soggetti a vincoli, la denuncia di inizio attività è presentata altresì alla competente Soprintendenza, che può imporre, entro trenta giorni ulteriori modalità costruttive con riguardo al rispetto del contesto storico architettonico ed ambientale.
Relativamente agli immobili di oltre 50 anni, la denuncia di inizio attività è presentata altresì alla competente Soprintendenza ai fini della verifica la sussistenza dell'interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico. Ove entro trenta giorni dalla ricezione della domanda la Soprintendenza non abbia comunicato al Comune le proprie determinazioni, si intende che la verifica abbia avuto esito negativo.
Nel decreto legge viene, altresì, precisato che gli aumenti di cubatura o di superficie previsti non possono essere realizzati:
  • a) nelle aree gravate da vincolo di inedificabilità assoluta ivi comprese quelle insistenti nelle zone A dei parchi nazionali, regionali e interregionali e delle aree naturali ed archeologiche;
  • b) sugli immobili abusivi oggetto di ordinanze di demolizione;
  • c) sugli immobili provati situati su area demaniale.
mentre sugli immobili e nelle aree soggetti a vincoli derivanti da quelli precedentemente indicati, gli interventi di ampliamento possono essere realizzati a condizione del rilascio di nulla osta, autorizzazione o altro atto di assenso comunque denominato, da parte delle autorità preposte alla tutela dei vincoli ma il provvedimento autorizzatorio è negato solo ove l’intervento progettato sia concretamente e motivatamente incompatibile con l’interesse tutelato dal vincolo.


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A cura di Paolo Oreto
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