PIANO CASA: IN ATTESA DEL PROVVEDIMENTO GOVERNATIVO LE REGIONI GIOCANO D'ANTICIPO

Le Regioni continuano a giocare d’anticipo sul provvedimento governativo per la liberalizzazione delle norme sull’edilizia e lo snellimento delle procedure. ...

27/05/2009
Le Regioni continuano a giocare d’anticipo sul provvedimento governativo per la liberalizzazione delle norme sull’edilizia e lo snellimento delle procedure. Dopo la Toscana, anche il Piemonte, su proposta dell’Assessore all’Urbanistica Sergio Conti, ha adottato il disegno di legge Snellimento delle procedure in materia edilizia ed urbanistica, che anticipa il piano casa del governo.

Con il provvedimento messo a punto dalla Regione Piemonte, che dovrà passare ora all'esame del Consiglio regionale, si fa seguito all’intesa dello scorso 1 aprile tra Stato, Regioni ed Enti locali volta all'adozione di misure che contribuiscano a rilanciare l’economia attraverso investimenti in edilizia che al contempo favoriscano la riqualificazione del patrimonio esistente sotto il profilo dell’efficienza energetica e della qualità architettonica. Tra le misure più importanti evidenziamo la possibilità di realizzare interventi edilizi anche in deroga agli strumenti urbanistici vigenti, a condizione che si utilizzino tecnologie volte al risparmio energetico (da quantificare tramite la riduzione del 40% del fabbisogno di energia dell'unità edilizia per il solo ampliamento o per la demolizione e ricostruzione, attraverso la progettazione e l'utilizzo di tecnologie volte a conseguire un significativo miglioramento della pratica corrente in riferimento a qualità ambientale ed energetica dell'edificio), al miglioramento della qualità architettonica, della sicurezza delle strutture e dell'accessibilità degli edifici.

Dopo due mesi e mezzo circa, la situazione vede la Toscana come unica Regione ad aver varato una legge in materia, segue il Piemonte con il disegno di legge appena citato, altre amministrazioni regionali (Umbria, Veneto e Sicilia) stanno ancora discutendo i termini del piano, mentre altre amministrazioni (Emilia Romagna, Lazio, Marche, Lombardia e Friuli Venezia Giulia) si stanno apprestando a presentare i provvedimenti e la provincia autonoma di Bolzano ha delegato la materia alla giunta. Il resto d’Italia attende lo sblocco del decreto legge di semplificazione edilizia fermo alla Conferenza stato-regioni.

Recependo, dunque, i principi dell’accordo messo a punto dal premier, le Regioni continuano nella loro corsa verso un piano casa a livello regionale che avrà come risultato quello di avere una legge a macchia da leopardo che causerà non pochi disagi ai tecnici, protagonisti di questi interventi. Di seguito i principali contenuti delle Regioni che si apprestano a presentare i propri provvedimenti.

Lombardia - Entro la fine di questa settimana dovrebbe arrivare il via libera da parte della giunta per il disegno di legge che consentirà:
  • l’ampliamento fino al 20% degli edifici mono e bi-familiari;
  • la sostituzione di vecchi edifici residenziali, industriali o rurali con incremento volumetrico del 30%;
  • il recupero degli spazi edilizi inutilizzati;
  • la riqualificazione dei quartieri di edilizia abitativa pubblica in deroga ai piani urbanistici;
  • la sostituzione edilizia anche nelle aree storiche o di rilievo naturalistico-ambientale.
Veneto - Nonostante l’ennesimo rinvio dell’approvazione della legge a sostegno del settore edilizio, l’Assessore all’Urbanistica e Politiche del Territorio della Regione del Veneto, Renzo Marangon, si è detto fiducioso ammettendo che l’obiettivo della legge non sarà quello di dare libero corso ad una speculazione urbanistica, ma quello di creare uno strumento che consenta interventi sulla casa finalizzati al miglioramento della qualità abitativa, per mantenere, ricostruire e rivitalizzare il patrimonio edilizio, oltre che per favorire l’utilizzo di energie rinnovabili. Sulla scia delle affermazioni dell’Assessore Marangon, verrà consentito:
  • l’ampliamento dell’esistente fino al 20% del volume;
  • l’aumento del premio di cubatura al 40% in caso di demolizione e ricostruzione con l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili;
  • sconti sulle opere di urbanizzazione;
  • interventi anche nei centri storici e nelle zone di pregio se autorizzati dai comuni.
Friuli Venezia Giulia - Verrà, con molta probabilità, concessa la possibilità di liberalizzare gli ampliamenti di pertinenze di abitazioni fino al 10% del volume esistente; mentre viene sottoposto a Dichiarazione di inizio attività l’ampliamento fino al 20%. Non si pagano gli oneri di urbanizzazione per ampliamento fino al 20% della superficie imponibile.

Emilia Romagna - La Regione del Presidente Errani presenterà ai primi di giugno una proposta di legge (di cui non si conoscono i contenuti) in cui verranno posti paletti più stringenti per quanto concerne sicurezza e risparmio energetico.

Marche e Lazio - La bozza di ddl non è stata ancora resa pubblica.

Toscana - Prima regione a legiferare in materia di liberalizzazione delle norme sull’edilizia (leggi articolo), ha emanato una legge che rimarrà in vigore fino al 31 dicembre 2010 e che, non facendo forzature nei confronti dei regolamenti e dei piani strutturali dei Comuni, consente, tramite DIA (dichiarazione di inizio attività) da presentarsi entro il 31 dicembre 2010:
  • interventi straordinari di ampliamento di edifici abitativi a tipologia mono o bifamiliare (o a tipologia diversa ma con superficie utile lorda non superiore a 350 mq) fino al 20% della superficie utile lorda di ciascuna unità immobiliare per un massimo complessivo dell’edificio di 700 mq;
  • interventi straordinari di demolizione e ricostruzione di edifici abitativi, con aumento fino al 35% della superficie utile lorda esistente e legittimata da titoli abitativi alla data del 31 marzo 2009.
Non sono consentiti interventi in edifici che risultino:
  • eseguiti in assenza o difformità del titolo abilitativo;
  • collocato all’interno di centri storici;
  • definiti di valore storico, culturale o architettonico dalla pianificazione comunale;
  • vincolati quali immobili di interesse storico ai sensi del Codice dei Beni culturali e del paesaggio;
  • collocati in aree di in edificabilità assoluta;
  • collocati in parchi e riserve nazionali e regionali;
  • collocati in aree soggette a piano attuativo dalla pianificazione urbanistica comunale.
Unità immobiliari e edifici soggetti agli interventi devono risultare regolarmente accatastati al 31 marzo 2009 (o devono risultare pervenute in tale data le idonee dichiarazioni alle Agenzie del territorio); le superifici precedentemente condonate o oggetto di sanzioni saranno detratte dagli ampliamenti realizzabili. Per quanto concerne l’efficienza energetica, negli ampliamenti è obbligatorio rispettare un indice del 20% inferiore ai parametri fissati come valore-limite del 2010 per la climatizzazione invernale; per demolizioni e ricostruzioni tale indice deve essere inferiore del 50% al parametro del 2010, e la prestazione energetica per il raffrescamento estivo deve essere inferiore a 30 kW/h per mq annuo.

Umbria - Verranno consentiti ampliamenti fino al 20% della superficie se accompagnati da miglioramento dell’efficienza energetica, con un premio del 25% in caso di demolizioni e ricostruzioni che ottengano il certificato di sostenibilità ambientale di classe B.

Sicilia - Gli ampliamenti riguardano dal 15 al 25% del volume (a seconda della cubatura) con ulteriore premio del 5% se si utilizzano fonti rinnovabili. Aumento di volumetria del 35% in caso di abbattimento e ricostruzione secondo criteri di bioedilizia. Previste agevolazioni sui contributi. Per i lavori nei centri storici occorre il parere della sovrintendenza.


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