Grande attenzione dei liberi professionisti al problema sulle progettazioni delle Università

02/11/2010

2.951 volte
Registriamo una grande attenzione da parte dei nostri lettori sul problema connesso alla determinazione n. 7 del 20 ottobre scorso dell'Autrorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture e recante "Questioni interpretative concernenti la disciplina dell'articolo 34 del d.lgs. 163/2006 relativa ai soggetti a cui possono essere affidati i contratti pubblici".
Con la determinazione in argomento l'Autorità, inequivocabilmente, chiarisce che, alla luce della Sentenza della Corte europea, anche le Università possono progettare.
Nelle conclusioni, infatti, l'Autorità ritiene che:
  • l'elenco riportato nell'articolo 34 del D.lgs. 163/2006 non è da considerarsi esaustivo dei soggetti di cui è ammessa la partecipazione alle gare indette per l'affidamento dei contratti pubblici;
  • gli accordi tra amministrazioni non possono essere stipulati in contrasto con la normativa comunitaria, in particolare non devono interferire con il perseguimento dell'obiettivo della libera circolazione dei servizi e dell'apertura del mercato degli appalti pubblici alla concorrenza, nel rispetto dei principi illustrati nella determinazione stessa.

Non sto a parlare dei commenti che abbiamo ricevuto e che sono visibili all'indirizzo internet https://www.lavoripubblici.it /news/…… ma non posso fare a meno di segnalare a difesa delle libere professioni soltanto l'intervento del Consiglio nazionale degli architetti pianificatori, paesaggisti e conservatori che è intervenuto sull'argomento con un comunicato stampa di dissenso.
Contestualmente segnalo l'assoluto silenzio del Consiglio nazionale degli Ingegneri, del Consiglio nazionale dei geologi e del Consiglio nazionale dei Geometri.

Forse non è ben chiaro a tutti che soltanto con un'azione congiunta è possibile fare sentire la propria voce e mi chiedo che fine ha fatto il coordinamento delle libere professioni che suddiviso tra il CUP (Comitato unitario professioni a cui aderisce il Consiglio nazionale degli Architetti) ed il PAT (Professioni area tecnica a cui aderiscono tra gli altri il Consiglio nazionale degli Ingegneri ed il Consiglio nazionale dei Geologi) si interessa forse di altro.
Per altro qualcuno dei nostri lettori in un commento precisa che "l'Ordine non deve per legge tutelare gli iscritti ad esso ed anzi, sempre per legge, deve controllare il nostro operato verso la comunità (vedi la legge istitutiva degli ordini professionali). Per difendere gli interessi dei liberi professionisti ci sono i Sindacati ma, o perché il libero professionista è uno snob, oppure perché è fesso, queste associazioni o non sono conosciute o vengono snobbate".

Invece i problemi sul tappeto sono in questo momento di estrema importanza e non si comprende il motivo per cui non si riesca ad avere una agguerrita rappresentanza delle professioni tecniche che riesca ad interagire con il Governo e con le Istituzioni per i problemi che riguardano:
  • la riforma delle professioni tecniche;
  • il ripristino di minimi tariffari per una decenza della professione;
  • interventi sul codice dei contratti;
  • attiva presenza sui problemi riguardanti i titoli abilitativi nell'edilizia privata;
  • …………………..;

Ma forse i Consigli nazionali non leggono i commenti che i loro iscritti inseriscono nelle notizie che noi ed altri media mandiamo in rete e sul problema relativo alle possibili progettazioni delle università così come stabilito dalla citata determinazione n. 7 dell’Autorità vale la pena segnalare quella di Federico Tucci che commenta la determinazione stessa affermando "Ecco un altra batosta per i liberi professionisti. Intendiamoci, poiché credo che i docenti universitari non devono essere dei teorici puri, è bene che anche essi lavorino, ma una cosa è dare una consulenza o dare un contributo alla progettazione insieme ad uno studio tecnico che con il docente non ha nulla a che fare, un'altra è dare la possibilità ai docenti universitari di prendere in blocco un progetto per poi far lavorare ricercatori, neolaureati e prossimi laureati a costo zero. Qualcuno che ha realtà con i paesi europei e con l'America, mi può dire se li le cose stanno in questo modo o no? Si dovrebbe inoltre aporfondire la questione perché potrebbe puzzare di concorrenza sleale, e quindi al limite si potrebbe ricorrere agli enti preposti della comunità europea".

A cura di Paolo Oreto
© Riproduzione riservata



Esprimo il consenso al trattamento dei dati personali ai sensi della normativa vigente e secondo le finalità illustrate nell'informativa