Autorità Lavori Pubblici: Presentata la relazione annuale 2010

16/06/2011

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Ieri, il Presidente dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture Giuseppe Brienza ha presentato al Senato della Repubblica la relazione annuale relativa all'anno 2010.
Il Presidente, nella presentazione, ha evidenziato come l'elaborazione dei dati anche di importo inferiore alla soglia di 150.000 euro mostri che il mercato degli appalti pubblici vale complessivamente circa 102 miliardi di euro annui, pari all'8% del PIL, ed occupa quasi 1,5 milioni di persone.

Nell'anno 2010 si è registrata una consistente crescita della domanda complessiva e la domanda di contratti pubblici, di importo superiore a 150.000 euro, ammonta a 87 miliardi di euro e presenta un incremento del 9,6% rispetto all'anno precedente. Questa crescita, tuttavia, non risulta effettiva poiché va tenuto conto della particolare circostanza che ha caratterizzato il settore degli appalti nel 2010 a seguito dell'entrata in vigore della legge sulla tracciabilità dei flussi finanziari che ha generato un notevole aumento del numero di stazioni appaltanti registratesi all'Osservatorio dei contratti pubblici per la richiesta di Codici Identificativi di Gara (CIG). Sono infatti circa 1.500, pari al 12% del totale, le stazioni appaltanti che, per la prima volta, hanno richiesto un CIG nel 2010.

Entrando nel dettaglio, il Presidente Brienza ha evidenziato tre fenomeni che meritano particolare attenzione e precisamente:
  • l'utilizzo improprio di procedure;
  • la permeabilità del mercato italiano a prodotti ed imprese esteri;
  • la scadente performance delle stazioni appaltanti ed imprese.

Per quanto concerne l'utilizzo improprio delle procedure è stato evidenziato come il tendenziale aumento al ricorso alle procedure negoziate registrate nel 2009 nei lavori sia stato confermato anche nel 2010. I dati dell'Osservatorio sui contratti di importo superiore a 150.000 euro indicano che circa il 30% del numero di tali contratti viene affidato senza gara ed il 28% del loro valore complessivo è affidato con procedura negoziata. Quest'ultima percentuale, che con riferimento all'importo complessivo di 102 miliardi corrisponde a 28,56 miliardi di euro, nel periodo compreso tra il 2008 ed il 2010 è aumentata del 6,5%. Nei settori ordinari la percentuale delle procedure negoziate sull'importo totale degli affidamenti è pari al 19% mentre nei settori speciali arriva al 55%.
In ragione della notevole entità dell'importo l'Autorità ha ritenuto opportuno intervenire per prevenire i possibili effetti distorsivi di un utilizzo improprio della procedura negoziata. Effetti che possono riassumersi in due fattispecie:
  • maggiorazione dei costi dei contratti per la pubblica amministrazione;
  • chiusura del mercato a causa dell'elevata concentrazione di affidamenti a favore di pochi soggetti.

Le indicazioni fornite alle stazioni appaltanti per scongiurare le criticità sopramenzionate sono state in parte recepite dal Decreto Legge recante prime disposizioni urgenti per l'economia, approvato dal CdM il 5 maggio 2011, che pur avendo innalzato la soglia per l'affidamento mediante procedura negoziata da 500.000 euro a 1.000.000 di euro ha indicato un criterio.

Per quanto concerne la permeabilità del mercato ai prodotti ed alle imprese di Paesi terzi, al fine di assicurare il pieno rispetto dei principi di parità di trattamento e di libera concorrenza nelle gare di forniture attivate nei settori speciali, la norma prevede che le stazioni appaltanti devono preferire le offerte i cui prodotti non provengono, in misura superiore al 50% del valore economico oggetto di gara, da paesi terzi con cui la Comunità non ha concluso accordi ma le indagini effettuate nel corso del 2010 tese a verificare la corretta applicazione della normativa in questione da parte delle stazioni appaltanti, hanno mostrato che nella quasi totalità dei casi non è stata effettuata la verifica della provenienza dei prodotti. La problematica risulta di particolare rilevanza in relazione al valore complessivo dei contratti aventi ad oggetto forniture di beni nei settori speciali che è di circa 8 miliardi di euro annui.

Per ultimo, il Presidente Brienza ha ricordato come la performance complessiva degli appalti sia strettamente connessa al comportamento delle stazioni appaltanti e delle imprese nonché degli enti coinvolti ai fini del rilascio di certificati, nulla osta ed autorizzazioni in genere e che le Stazioni appaltanti non sono sufficientemente qualificate per espletare appalti pubblici generando:
  • ritardi nella fase di affidamento;
  • ritardi e le criticità nella fase di gestione del contratto;

Riguardo, invece, la performance delle imprese, analizzando il mercato dal lato dell'offerta, si evince che la scarsa qualificazione degli operatori economici determina inefficienze nell'esecuzione dei contratti, che conducono a ritardi di esecuzione e contenziosi, cagionando inefficienza e diseconomicità nel perseguimento dell'interesse pubblico delle stazioni appaltanti.
Il più delle volte le inefficienze e le diseconomicità sono provocate dall'incapacità degli operatori economici di far fronte agli eccessivi ribassi che hanno presentato in sede di gara, al solo fine di aggiudicarsi il contratto, che non garantendo un'effettiva remuneratività all'offerente, determinano le esigenze dell'operatore medesimo di integrare comportamenti opportunistici per rientrare nei propri profitti di impresa.

Per quanto concerne, invece, i ribassi di aggiudicazione nei lavori, l'Autorità precisa che gli stessi sono influenzati dalle procedure di verifica delle offerte anomale ed, infatti, il ribasso medio di aggiudicazione nei lavori è dell'ordine del 20% per quelli di importo inferiore al milione di euro, per i quali si applica l'esclusione automatica delle offerte anomale, mentre raggiunge valori medi dell'ordine del 27-30% per importi superiori per i quali invece la stazione appaltante, non potendo procedere all'esclusione automatica, deve effettuare la verifica di congruità delle offerte.

In conclusione, l'Autorità evidenzia come la disciplina degli appalti pubblici, considerata la grande quantità di disposizioni normative attualmente vigenti, necessita sempre più di interventi legislativi semplificativi ed è evidente che per semplificare ulteriormente le procedure di affidamento dei contratti pubblici, garantendo in ogni caso alle stazioni appaltanti efficaci sistemi di controllo, occorre potenziare la diffusione dei dati e delle informazioni nella materia dei contratti pubblici.

A cura di Paolo Oreto
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