Governo del territorio, dall'Istituto Nazionale di Urbanistica un documento per il rilancio

15/02/2013

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Si avvicinano le prossime elezioni e, dopo le proposte arrivate dal mondo delle professioni, anche l'Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) ha rivolto il proprio appello alle forze politiche del Parlamento che verrà e ai membri del governo che è sul punto di insediarsi.

In particolare, l'INU ha formulato 5 punti specifici.
  1. L'INU ritiene che il piano territoriale e urbanistico sia ancora lo strumento più efficace per guidare i processi di trasformazione territoriale, da quelli locali di riqualificazione/rigenerazione e trasformazione urbana, a quello più impegnativo del governo della metropolizzazione della città e del territorio. Un piano che sia, però, completamente nuovo anche rispetto a quelli prodotti nel più recente passato, radicalmente riformato, con una forma ancora più strutturale, più semplice ed essenziale, nonché un piano adeguato alle esigenze concrete della contemporaneità.
  2. L'INU ritiene che solo il piano, in quanto progetto pubblico di territorio, sia lo strumento istituzionale più efficace per contrastare la diffusione e la dispersione insediativa tipica del territorio contemporaneo e il conseguente crescente consumo di suolo; un piano fondato su nuovi sistemi di mobilità sostenibile che interconnettano le nuove centralità della "città contemporanea", sede di funzioni territoriali di eccellenza, dei servizi fondamentali e dello spazio pubblico, di cui la stessa è priva, oltre che su una rete ecologica territoriale che metta in relazione le aree di maggiore potenziale ambientale, massimizzando gli effetti delle rigenerazione delle risorse fondamentali riproducibili e la tutela di quelle non riproducibili.
  3. L'INU chiede ancora una volta, e con grande forza, l'approvazione da parte del prossimo Parlamento di una legge nazionale sui "principi fondamentali del governo del territorio", un atto ormai costituzionalmente obbligatorio dopo il nuovo Titolo V; una legge fatta di pochi articoli, ma tale da rendere più solide e giuridicamente fondate le leggi regionali; una legge che definisca più spedite e trasparenti procedure di formazione dei piani, che richiami i principi del governo cooperativo, che consenta un efficace contrasto all'eccessivo e insostenibile consumo di suolo e che, al contempo, incentivi in modo determinante il processo di riqualificazione/rigenerazione urbana; una legge, infine, che innovi in modo ancora più deciso di quanto non sia stato fatto nel recente passato la forma strutturale del piano, abbandonando definitivamente la via regolativa, puntando a documenti programmatici e concentrando la parte regolativa negli strumenti di gestione degli insediamenti esistenti, che sono regolativi per loro natura e che vanno mantenuti, ma anche semplificati, oltre che nella componente operativa relativa alle trasformazioni che sarà ancora utile programmare.
  4. Un piano, dunque, programmatico e non conformativo dei diritti edificatori, che garantisca la necessaria visione al futuro degli assetti urbani e territoriali, ma che sia un utile quadro di riferimento per poter valutare le trasformazioni urbanistiche e un telaio per le politiche urbane. Un piano che, a differenza della tradizione italiana del vecchio modello regolativo prima e del più recente modello strutturale poi, non dovrà contenere tutte le trasformazioni insediative possibili, ma solo quelle oggettive, in qualche modo indiscutibili, mature e condivise e soprattutto finalizzate alla riqualificazione e rigenerazione urbana; un piano che lasci ad un futuro momento valutativo la decisione di coinvolgere altre aree non interessate da invarianti strutturali che ne abbiano imposto la tutela, la cui trasformazione è stata momentaneamente sospesa dal piano.
  5. Adeguare ogni scelta alle risorse disponibili o a quelle reperibili è, infine, un passaggio fondamentale per costruire il nuovo modello di piano che l'INU ritiene necessario, realmente convincente ed efficace. Sono le risorse necessarie per costruire la "città pubblica", vale a dire il sistema di infrastrutture e servizi di cui le città italiane sono ancora fortemente carenti e, in generale, per garantire un efficiente governo del territorio. Un tema oggi ingigantito dalla crisi globale, che proietta pesanti ombre sulla qualità e le dimensioni della ripresa, quando ci sarà. Tra le risorse che l'INU ritiene debbano essere reperite vi sono quelle legate alla fiscalità locale (nuova fiscalità di scopo, oneri, IMU, ecc.) fondamentali per disincentivare il consumo di suolo e incentivare il processo di rigenerazione/riqualificazione urbana e quelle legate ad una fiscalizzazione della rendita fondiaria, nell'immediato parziale (contributi speciali sulle trasformazioni) e in prospettiva generalizzata, fondamentali per finanziare infrastrutture e dotazioni territoriali.

A cura di Gabriele Bivona
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