Geologi: L'Italia non ha fatto tesoro di quanto accadde nel Vajont

10/10/2013

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"Con il Vajont nacque la geologia applicata di cui fu precursore Edoardo Semenza , il geologo che non fu ascoltato. Semenza vide la frana molto prima della tragedia ed allertò subito chi doveva essere allertato ma non fu preso in considerazione". Queste le parole del Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi Gian Vito Graziano a 50 anni dalla tragedia del Vajont (9 ottobre 1963). "Nessuno volle guardare - ha proseguito il presidente dei Geologi Italiani - nessuno volle approfondire: la geologia, l'ambiente fisico, le condizioni al contorno erano poca cosa rispetto agli interessi economici in gioco. Ancora oggi troppo spesso la geologia è poca cosa rispetto agli interessi economici in gioco".

Le parole del leader dei Geologi italiani portano direttamente alla domanda: la tragedia del Vajont è servita, dopo 50 anni è stato fatto tesoro di quel che è successo?

"A giudicare dallo stato in cui versa il territorio italiano -ha continuato Graziano - si dovrebbe dire di no; dopo il Vajont la storia italiana ci racconta di troppe altri morti e distruzioni, che negli ultimi tempi sembrano diventare persino frequenti. Dal 2009 ad oggi, negli ultimi 5 anni, dai 37 morti di Giampilieri, assistiamo con una frequenza allarmante ad alluvioni e frane, che coinvolgono il Paese da Nord a Sud, senza risparmiare città importanti, ricche ed industrializzate come Genova, aree altrettanto ricche e industrializzate come il Veneto, aree di grandi tradizioni storiche e culturali e di grande bellezza paesaggistica come la Toscana".

"Queste tragedie non sono figlie degli errori della scienza, ma dell'incuria e del saccheggio sistematico del nostro bel Paese, che non è in grado di darsi una prospettiva di futuro che vada oltre i problemi della finanza e dell'economia. E' evidente che questo Paese ha necessità di uno sviluppo diverso - ha concluso Graziano - che guardi alla cura del territorio tra le sue priorità. Noi geologi lo diciamo ormai da troppo tempo.

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