Professioni tecniche contro l'obbligo di pagamento tramite POS

29/11/2013

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L'1 gennaio 2014 è ormai alle porte e l'ennesimo balzello a carico dei professionisti comincia a farsi sentire più vicino. Da quella data, infatti, secondo quanto previsto dall'art. 15, comma 4 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 convertito dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, dall'1 gennaio 2014, i professionisti saranno obbligati ad accettare pagamenti tramite carte di credito e a dotarsi quindi di POS, con conseguenti spese a loro carico.

Dopo le proteste arrivate dai consigli nazionali delle principali professioni tecniche (architetti, ingegneri, geologi) e di alcuni sindacati (Federarchitetti e Inarsind), è arrivata anche quella della Rete delle Professioni Tecniche (RPT), istituzione nata sulle orme del PAT (ingegneri, geologi, periti industriali, geometri, periti agrari, chimici, tecnologi alimentari, dottori agronomi e forestali) a cui si aggiunge anche la categoria degli architetti.

Diversamente dalle altre proteste, quest'ultima minaccia il governo di un vero e proprio sciopero generale che, se attuato correttamente, bloccherebbe di fatto tutti i cantieri italiani. "Esprimo con decisione la nostra totale contrarietà - afferma Armando Zambrano, Coordinatore della Rete delle Professioni Tecniche - Siamo disposti a fermarci, a scioperare, per affermare quanto sia assurda questa norma! Siamo di fronte all'ennesimo balzello a carico dei professionisti. Senza contare che non ha nessuna finalità di lotta all'evasione e al sommerso, in quanto la quasi totalità delle prestazioni professionali ha una soglia di valore superiore ai 1000 euro, oltre la quale tutti i pagamenti devo essere tracciabili e quindi fatti con sistemi di pagamento quali assegni o bonifici".

Per la prima volta dal 2006 (anno fatidico della prima legge che ha di fatto dato il la alla crisi delle libere professioni), le libere professioni tecniche minacciano uno sciopero al pari delle altre attività economiche, affinché venga loro riconosciuta una dignità che negli anni è andata sempre più scemando sino ad arrivare a livelli molto bassi.

Allo studio condotto dall'Osservatorio della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro (leggi news) è seguito quello condotto dalla RPT che ha messo in evidenza l'inutile onerosità di questa nuova misura a carico dei professionisti che prevede:
  • un costo di installazione del POS mediamente intorno ai 100 euro;
  • un canone mensile di circa 30 euro;
  • una commissione su ogni transazione che può superare il 3%.

"Milioni di euro - fa notare Andrea Sisti, segretario della RPT - che da reddito per i professionisti si trasformano in rendita per il sistema bancario. Una cosa inaccettabile. Un ulteriore aggravio per professionisti e clienti! Proprio ora che gli onorari dei professionisti italiani sono ormai ridotti al lumicino dall'abrogazione delle tariffe e da un mercato che li obbliga a praticare forti ribassi. Non solo. Il provvedimento non ha alcuna utilità. Gran parte dei pagamenti relativi all'attività dei professionisti, infatti, poiché sono di solito oggetto di rendiconto, vengono già effettuati con sistemi elettronici. D'altra parte, questi nuovi costi andrebbero necessariamente a gravare sul cliente finale".

Fermamente contrario anche il nuovo Presidente dei Geometri italiani Maurizio Savoncelli che ha evidenziato anche alcune anomalie dell'obbligo. "Il provvedimento - ha affermato Savoncelli - se confermato, atteso che riguarda migliaia di professionisti tecnici che operano capillarmente su tutto il territorio nazionale anche in zone dal Paese non adeguatamente coperte dal servizio telematico, metterebbe in seria difficoltà gli stessi professionisti che, loro malgrado, non potrebbero adempiere ad un obbligo normativo".

"Sia chiaro - ha concluso Giampiero Giovanetti, Presidente del Consiglio Nazionale Periti industriali e Periti industriali laureati - non siamo contrari alla tracciabilità e alla lotta all'evasione. Ma non può andare a gravare su un sistema professionale che affronta una crisi drammatica senza alcun sostegno pubblico, a differenza di molti altri settori produttivi quali lo stesso settore bancario".

A questo punto si attende che il Governo faccia marcia indietro o che le libere professioni tecniche diano seguito alle parole con i fatti che, in realtà, sono venuti a mancare negli ultimi anni.

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