Viadotto Scorciavacche (Sicilia): sacrificata la qualità sull'altare della convenienza economica

08/01/2015

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Che sia stato un errore in fase di progettazione o di esecuzione dei lavori è tutto da verificare e saranno le indagini in corso a confermarlo. Fatto sta che quanto accaduto in Sicilia nei pressi del Viadotto Scorciavacche è rappresentativo di un senso di confusione legislativa e culturale che non premia più la qualità, non consentendo più a professionisti e imprese di operare con cura e diligenza, ma solo i concetti di "economicamente più vantaggioso" e "massimo ribasso".

Come ho avuto modo di raccontare altre volte, l'Italia ha sacrificato il concetto di qualità progettuale sull'altare della convenienza economica che, come hanno dimostrato più volte i fatti, si è dimostrata la scelta peggiore che ha condotto ai problemi che tutti quanti conosciamo: opere incompiute, varianti, corruzione,... La scelta di eliminare le barriere che esistevano tra fase progettuale e quella di realizzazione dell'opera, unitamente all'eliminazione dei minimi tariffati, non solo hanno tolto credibilità ai progettisti ma li ha addirittura messi nelle condizioni di dover sottostare alle "regole" delle imprese spesso pronte ad utilizzare il ricatto per far valere le proprie ragioni esecutive.

Tornando al Viadotto Scorciavacche, è già partita l'indagine su quanto accaduto sulla S.S. 121 Palermo-Lercara Friddi nel tratto inaugurato il 23 dicembre 2014 e chiuso dopo una settimana a causa di un "cedimento anomalo del piano viabile in corrispondenza del viadotto" (fonte Anas). Cedimento che non ha riguardato il viadotto, come ipotizzato inizialmente, ma il tratto di rilevato di accesso all'opera. Dopo il sequestro delle carte della gara d'appalto, vinta da "Bolognetta scpa", (raggruppamento di imprese tra la capofila Cmc di Ravenna, Tecnis e Ccc), e del collaudo, ci sarà la nomina di un collegio di periti che avranno il compito di appurare quanto accaduto. Intanto, la società "Bolognetta scpa" ha voluto precisare che non c'è stato alcun crollo nel viadotto Scorciavacche ma solo un cedimento del rilevato stradale verificatosi in prossimità del nuovo viadotto "Scorciavacche2".

Non si è fatta attendere la risposta del Premier Matteo Renzi che, probabilmente ignaro delle procedure che porteranno (?) ad individuare la causa e i responsabili del disastro, ha prontamente twittato di aver chiesto all'Anas il nome del responsabile che "pagherà tutto".


Il presidente dell'Anas Pietro Ciucci si è ieri recato sulla S.S. 121 per un sopralluogo della zona interessata dal cedimento del rilevato, affermando "E' successo qualcosa che non doveva succedere. Accerteremo responsabilità perché sicuramente c'è stato un errore nella fase di realizzazione e di progettazione. Errori umani purtroppo possono verificarsi ma li abbiamo gestiti in maniera prudente e cautelativa. Noi abbiamo avviato un'inchiesta interna per cercare di trovare i responsabili. Non abbiamo alcuna intenzione di sovrapporci all'inchiesta delle Procura di Termini Imerese con cui collaboreremo. E non ho intenzione di dimettermi per quanto successo qui, nei pressi del viadotto Scorciavacche. Il mio mandato è nelle mani del presidente del Consiglio Matteo Renzi e del ministro Maurizio Lupi".

Il crollo avvenuto è stato uno spunto per il Consiglio Nazionale dei Geologi per tornare a parlare di Norme Tecniche per le Costruzioni e di studi geologici che possano contestualizzare le grandi opere che ormai l'ingegno umano ha imparato a realizzare.

"E' ora di mettere da parte l'ansia di sovrastare una categoria professionale, pensando a ciò di cui il Paese ha realmente bisogno - ha affermato il presidente dei Geologi Gian Vito Graziano - C'è ancora tempo per farlo e per questo i geologi invocano il buon senso del Ministro Maurizio Lupi nell'approvazione definitiva della revisione alle Norme Tecniche per le Costruzioni, affinché, siano restituite dignità ed importanza agli studi geologici. Purtroppo in Italia siamo alle solite. Siamo in grado di progettare e realizzare grandi opere di rilevante impegno ingegneristico e strutturale, dalle gallerie, ai viadotti alle dighe, ma continuiamo a trascurare il contesto territoriale e geologico entro cui l'opera si inserisce". "Il rilevato appena inaugurato che crolla è solo una delle tante testimonianze di questa anomalia nella filiera della progettazione - ha proseguito Graziano - e dell'esecuzione dei lavori, che evidenzia quanto sia importante che ciascuna professionalità, con umiltà e spirito di servizio, accolga i suggerimenti provenienti da settori disciplinari adiacenti ed in parte sovrapposti. La progettazione è un passaggio tecnico troppo importante per non avere regole rigide e forme di controllo altrettanto rigide. L'esecuzione dei lavori è l'atto materiale con cui un progetto diventa opera dell'uomo e, in quanto tale, deve essere rigorosissima e lasciare spazi minimi ad errori o omissioni.
Realizzare una qualsiasi opera infrastrutturale senza aver analizzato con attenzione la storia evolutiva del versante sul quale essa si imposta è un errore progettuale grave, che può essere commesso solo se gli studi specialistici geologici non sono stati compiuti con il dovuto rigore o se il progettista delle opere non ha tenuto conto delle risultanze degli studi stessi"
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"Ma purtroppo si continua a trascurare l'importanza del corretto inserimento dell'opera nel territorio e lo studio degli scenari conseguenti a questo inserimento. Nel corso dell'ultima revisione delle Norme Tecniche per le costruzioni - ha concluso Graziano - il Consiglio Nazionale dei Geologi, titolare di un solo voto in sede di Assemblea Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, massimo organo tecnico dello Stato, ha proposto poche modifiche volte ad una visione concreta degli studi specialistici geologici e di quelli geotecnici che ne costituiscono la naturale prosecuzione. Si chiedeva di definire meglio i contenuti minimi della Relazione geologica e di concertare con il Progettista (ingegnere, architetto o geometra che fosse) la programmazione e la direzione lavori della campagna di indagine geognostica, da cui si definisce nel merito il modello geologico e quello geotecnico relativo alla specifica opera da realizzare. Una proposta di buon senso, molto lontana dalle guerre di quartiere che sono appartenute al passato e che hanno spesso relegato le competenze geologiche a ruoli secondari. Nonostante lo spirito costruttivo della proposta sia stato personalmente dichiarato al Presidente Sessa, l'Assemblea ha cassato le modifiche proposte ed ha votato, con il solo voto contrario del rappresentante del CNG, a favore di un testo di revisione che continua a voler trascurare l'importanza della geologia".

Molto interessante è la fine del comunicato dei Geologi: "In un momento storico in cui le risorse sono ridotte e il territorio antropizzato dal dopoguerra ad oggi scricchiola per le tante criticità legate alla cattiva progettazione o al mancato rispetto della naturale evoluzione del territorio, è ora di smetterla con i bracci di ferro e di rimboccarsi le maniche, tutti, per il bene ed il futuro dell'Italia.Solo se questa logica verrà condivisa dall'apparato politico e dai professionisti, si potrà immaginare un'Italia diversa, con meno disgrazie e titoli da prima pagina sui giornali".

D'accordo con quanto affermato dal Presidente Graziano, anche io mi auguro che la prossima approvazione delle Norme Tecniche per le Costruzioni e l'avvio degli esami per il recepimento delle direttive europee sugli appalti, possano dare nuovo impulso all'importanza della fase progettuale che, purtroppo, in Italia ha raggiunto negli ultimi tempi un minimo storico molto pericoloso.

Termino citando una delle perle che ci ha lasciato Pino Daniele, scritta nel 1977 ma mai così attuale come in questi tempi.

"Comm'è triste, comm'è amaro
Assettarse pe guardà' tutt'e ccose
Tutt'è parole ca niente pònno fa'
Si m'accido ie agg'jettato chellu ppoco 'e libertà
Ca sta' terra, chesta gente 'nu juorno m'adda da'
Terra mia terra mia
comm'è bello a la penzà'
Terra mia terra mia
comm'è bello a la guardà
Nun è overo nun è sempe 'o stesso
Tutt'e juornë po' cagnà'
Ogge è deritto, dimane è stuorto
E chesta vita se ne và
'E vecchie vanno dinto a chiesa
Cu' a curona pe' prià'
E 'a paura 'e chesta morte
Ca nun ce vo' lassà'
Terra mia terra mia
Tu si' chiena 'e libbertà
Terra mia terra mia
I' mò sento 'a libbertà"
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