Architetto, tutto sugli esami di stato

12/10/2016

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Nel De Re Aedificatoria, Leon Battista Alberti così definisce l'architettore: "...colui, il quale saprà con certa, e maravigliosa ragione, e regola, sì con la mente, e con lo animo divisare; sì con la opera recare a fine tutte quelle cose...si possono con gran dignità accomodare benissimo all'uso de gli homini" e ancora oggi, le capacità di perizia, prudenza e diligenza sono espressione dell'attività dell'architetto. Ad oggi un articolato complesso di norme di comportamento del professionista sono racchiuse all'interno del Codice Deontologico redatto dal CNAPPC. Nel Preambolo, la professione di Architetto è definita quale espressione di cultura e tecnica che impone doveri nei confronti della Società e della cosa pubblica nelle pratiche di trasformazione, conservazione e valorizzazione del territorio, paesaggio e patrimonio storico-artistico. Costituisce comportamento disciplinarmente rilevante l'uso di un titolo professionale non conseguito, capiamo quindi quale è, nell'ordinamento italiano, il percorso normativo-giuridico per poter conseguire il titolo di architetto.

La Legge n. 1395 del 24 giugno 1923 (Tutela del titolo e dell'esercizio professionale degli ingegneri e degli architetti) stabilisce nell'art. 1 che il titolo di ingegnere e quello di architetto spettano esclusivamente a coloro che hanno conseguito i relativi diplomi. Il Regio Decreto 31 dicembre 1923 n. 2909 (G.U. 18 gennaio 1924 n. 15) precisa quali siano le professioni per esercitare le quali è necessario superare l'esame di Stato e le lauree e diplomi che si richiedono per essere ammessi; la professione di architetto rientra nell'elenco; è pertanto obbligatorio non solo avere titoli e diplomi ma il superamento di un esame di abilitazione e l'iscrizione ad un albo professionale per la pratica della professione.


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