#salviamoGiardinoInglese di Palermo: a quando un concorso per un progetto di riqualificazione?

30/06/2017

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"La libertà della natura che si mostra nel paesaggio, come nella sua bellezza, la vagheggiavano gli ordinatori dei giardini all'inglese come un simbolo della libertà dell'uomo, la natura libera dall'uomo, come prospettiva di libertà dell'uomo..." [R. Assunto].

Risale al 1851 la costituzione del Giardino "all'inglese" sul Viale della Libertà a Palermo. Lo progetta Giovan Battista Filippo Basile. Il teatro Massimo non esiste ancora, l'Italia come Stato unitario non esiste ancora quando Basile disegna questo giardino che come ricorderà Gianni Pirrone : "non era veramente né un giardino né inglese. Era ed è ancora un lungo e bel viale bordato di platani".

La posizione quasi baricentrica rispetto al rettifilo della città borghese, la misura romantica di un luogo in cui generazioni di cittadini palermitani continuano a volersi incontrare, fa di questo importante polmone verde, un luogo fortemente identitario malgrado l'abbandono e la decadenza in cui oggi si ritrova.

Al suo interno, infatti, il padiglione neomoresco di Ernesto Basile, nel quale insiste un gruppo scultereo opera di Civiletti, è imbrattato da inutili scritte, la serra chiamata "la stufa" progettata unitamente al giardino è abbandonata al vandalismo più disparato tra vetri pericolanti e altre inutili scritte vandaliche, buche con tubazioni enplein air si riscontrano in diverse aree e finalmente capisco perché il gruppo scultoreo realizzato da Vincenzo Ragusa per ricordare Giuseppe Garibaldi guardi a destra del giardino e non lo stesso!Preferisce non guardare lo scempio avvenuto da tempo all'interno, in cui la gran parte del piano di calpestio di un giardino avente progettualmente identità volutamente romantica, ispirata alla natura che si riprende lo spazio in cui l'uomo è solo ospite, è rivestito di asfalto!

Asfalto?È uno scherzo?

Assolutamente no, rappezzato a tratti senza una idea progettuale, insiste barbaricamente l'asfalto per le automobili al posto di materiali più idonei alla deambulazione ciclo-pedonale.

Ma come è possibile?Ma come è possibile che sia stato consentito un intervento così scellerato?

Per cambiare un infisso in un edificio vincolato, servono chilogrammi di autorizzazioni e pareri mentre per asfaltare un giardino storico progettato da uno dei protagonisti risorgimentali qual è stato l'iter autorizzativo?

A questo punto diventa un dovere civico pretendere chiarezza e lo faremo, perché rappresenta il caso più emblematico di resa del buon senso alla banalità del male, l'abiura allo strumento del progetto, la fiducia nelle istituzioni che devono saper controllare i processi di trasformazione dello spazio pubblico così come dello spazio privato, definisce ancora una volta la capacità di abituarsi al degrado come fosse destino ineluttabile!

Fortunatamente i negazionisti, non avranno a cosa attaccarsi stavolta. Nessun falso storico, proprio perché il falso storico, etico ed estetico è già in atto!

Tale operazione priva di senso, credo siamo i primi che asfaltano un giardino storico in tutta Europa, non gode dell'esser azione storicizzata per cui è e deve essere azione REVERSIBILE.

Dovrà essere occasione questa per affidare al progetto di qualità, attraverso un concorso aperto, il miglioramento della funzione stessa di questo un tempo delizioso tassello culturale, simbolo di un momento che fu felice per tutti i suoi cittadini.

Una mancata presa di posizione risolutiva e antiasfalto, da parte della governance, ma sopratutto degli intellettuali su un tema così vitale e trasversale, testimonierà ancora una volta il peggior gattopardismo a cui bilanciare soltanto la fuga.

Non mi arrendo al degrado come destino, e voi? #salviamoGiardinoInglese

A cura dell'Arch. Danilo Maniscalco

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