Ingegneri e architetti dipendenti, Inarsind: 'Si colga l’occasione per eliminare il doppio lavoro'

13/04/2018

2.396 volte

Com'era prevedibile, ha fatto discutere un mio recente articolo in cui ho trattato un argomento interessante ma molto controverso negli anni: il sistema di previdenza degli architetti e ingegneri dipendenti che esercitano anche la libera professione.

Prendendo spunto da alcune sentenze della Corte di Cassazione, ho interpellato un delegato Inarcassa e uno studio legale specializzato in diritto previdenziale, e insieme abbiamo snocciolato alcune criticità delle decisioni prese dagli ermellini in merito all'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS. Il delegato Inarcassa, Marco Lombardini, nelle sue conclusioni ha anche evidenziato una proposta, discussa e bocciata a giugno 2016 dal Comitato Nazionale Delegati, di modifica all’art.7 comma 2-5 dello Statuto relativa ai requisiti di iscrivibilità ad Inarcassa al fine di "intercettare la trasformazione del sistema di produzione che sempre maggiormente fa ricorso al cosiddetto “lavoro agile”, lavoro tendenzialmente intermittente, diversificato, che può spesso mettere in condizione anche il libero professionista di occuparsi di altro, alla ricerca di una continuità lavorativa che attualmente non corrisponde ad una continuità previdenziale".

All'articolo è arrivata la replica di Inarsind (Associazione di Intesa Sindacale degli Architetti e Ingegneri Liberi Professionisti Italiani) che riportiamo di seguito integralmente.

La replica di Inarsind

Da qualche mese, precisamente dal dicembre scorso quando le sentenze n. 30344 e 30345 della Corte di Cassazione hanno definito, per i casi esaminati, che i professionisti dipendenti che esercitano la libera professione non sono esonerati dalla contribuzione alla gestione separata INPS dal fatto di versare il contributo integrativo del 4% ad Inarcassa, si è generato lo scontento degli ingegneri ed architetti dipendenti e che esercitano anche la libera professione.

Leggiamo oggi uno scritto dell’avv.to Mestichelli e dell’arch. Lombardini che propone come soluzioni l’iscrizione, volontaria od obbligatoria, a Inarcassa da attuarsi mediante modifica dello statuto e regolamento di Inarcassa oppure, nel caso in cui venisse chiarito definitivamente l’obbligo di iscrizione alla gestione separata INPS, della restituzione del 4% versato fin qui a Inarcassa!

Anzitutto va specificato che il 4% non è versato dal professionista ma pagato dal committente al professionista e quindi girato a Inarcassa, tant’è vero che è esposto in fattura, non si vede quindi come possa essere reso al professionista che poi dovrebbe a sua volta renderlo al committente.

Di più, qualora i dipendenti fossero esonerati dal versamento del 4%, si creerebbe una disparità del costo esposto al cliente rispetto ad un libero professionista che verrebbe quindi gabbato due volte: la prima, e più grave, per il fatto che parte del mercato del lavoro, già scarso, a disposizione gli viene sottratto da chi ha già un reddito da lavoro dipendente e la seconda perchè il dipendente, a parità di onorario, potrebbe offrire uno sconto del 4%.

INARSIND da molti anni sostiene l’inaccettabilità dell’esercizio contemporaneo di due lavori: dipendente ed autonomo, e a maggior ragione non può essere accettato oggi date le condizioni di crisi; il tempo della “poligamia” professionale deve finire!

Non ci si nasconda dietro il concetto di “lavoro agile” e “fluidità” del mercato perché procedendo su questa strada questi termini, che vorrebbero significare un mercato del lavoro evoluto e moderno, si tradurranno sempre più e solamente in precarietà perenne sia del lavoro subordinato che di quello libero professionale.

Davvero si può auspicare, in particolare per i più giovani, un futuro precario di poche ore di supplenza e di una libera professione esercitata in parallelo con fatica a sprazzi nell’arco della giornata? Perché vogliamo sperare che a queste situazioni si riferiscano gli ingegneri ed architetti dipendenti quando protestano contro le sentenze della Corte di Cassazione e non già a chi da dipendente a tempo pieno e indeterminato o da docente di ogni ordine e grado svolge la libera professione, situazioni queste a nostro avviso del tutto indifendibili.

Quello del libero professionista è il “lavoro agile” e “discontinuo” per definizione, per le modalità stesse con cui si esplica: ogni giorno ci si deve impegnare per trovare il lavoro, svolgerlo al meglio essendo sempre preparati ed aggiornati e farselo pagare, senza alcuna garanzia di continuità.

Il tema della gestione separata è solo la punta – tecnica – di un iceberg di ben altra entità sociale e previdenziale: il mercato del lavoro libero professionale non deve essere occupato da chi libero professionista non è!

Ringraziando Inarsind per il punto di vista e per l'interessante spunto di riflessione, vi chiedo di lasciare un commento indicando la vostra professione e cosa ne pensate del "doppio lavoro" sia per i dipendenti pubblici che per quelli privati.

Grazie per l'attenzione e #unpensieropositivo a tutti voi.

A cura di Ing. Gianluca Oreto

© Riproduzione riservata

PARTECIPA ALLA DISCUSSIONE

Esprimo il consenso al trattamento dei dati personali ai sensi della normativa vigente e secondo le finalità illustrate nell'informativa