Arriva la bocciatura della UE mentre dopo il 4 marzo diminuisce la nostra ricchezza

24/10/2018

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È arrivato ieri nel primo pomeriggio il parere con cui la Commissione europea boccia la manovra italiana che nasce dalla convinzione che "aumentare il debito fa male agli italiani". Il responsabile delle finanze comunitarie accusa il premier Giuseppe Conte e il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria di "rinnegare gli impegni", ma fa capire che la porta è ancora aperta a una trattativa. "Non è la fine della storia", dice. Non la pensano così Matteo Salvini e Luigi Di Maio che chiudono le porte a qualsiasi trattativa.

La bocciatura della Commissione europea fa seguito ai giudizi degli investitori da cui non possono estraniarsi i Governi ed è recente un documento predisposto da Luca Ricolfi, Rossana Cima, Caterina Guidoni per la Fondazione David Hume in cui è evidenziato “Di quanta è diminuita la nostra ricchezza dopo il voto di marzo”. Nel documento è precisato che le perdite virtuali sui tre mercati esaminati (Obbligazioni, Borsa, Titoli di Stato) ammontano a 198 miliardi (oltre il 10% del Pil) dal momento del voto, di cui 107 dall’insediamento del Governo come è possibile rilevare nella Tabella 1 relativa alle “Perdite virtuali sui tre mercati principali (miliardi di euro)”

allegata al documento stesso in cui è aggiunto anche che “Dal calcolo sono escluse le perdite di valore dei titoli di Stato detenuti dalla Banca d’Italia e dagli investitori esteri, nonché i maggiori oneri per il servizio del debito pubblico. Va inoltre ricordato che il dato della Borsa si riferisce alle sole società quotate”.

Se, poi, esaminiamo lo Spread ci accorgiamo come il 5 marzo era a 135 punti emntre ieri aveva chiuso a 315 punti con un aumento di 180 punti pari ad una percentuale del 133%. Un investitore che aveva acquistato un titolo di stato, a 10 anni, prima del 4 marzo 2018 (ad esempio un BTP Febbraio 2028 con valore nominale di circa 100 alla data del 4 marzo e con valore attuale di 90) oggi, se decide di rivenderlo, ha una perdita secca del 10%.

Ricordiamo che la bocciatura del documento programmatico di bilancio 2019 fa seguito alla nota del 22 ottobre 2018 con cui il Ministro Giovanni Tria, aveva inviato, al Vice Presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, e al Commissario Ue agli affari economici e finanziari, Pierre Moscovici la rispota alla lettera del 18 ottobre 2018 con cui chiedevano chiarimenti sul Documento Programmatico di Bilancio (DPB) 2019.

Nel Parere sul documento programmatico di bilancio predisposto ieri la Commissione europea ha, anche chiesto all’Italia di presentare un documento programmatico di bilancio riveduto. Le considerazioni della Comunità economica europea sono, tra le altre, le seguenti:

  • il rapporto debito pubblico/PIL dell’Italia, pari al 131,2 % nel 2017, è il secondo più alto dell’Unione europea e tra i più alti al mondo. Nel 2017 rappresentava un onere medio di 37 000 EUR per abitante;
  • l’economia italiana è caratterizzata da una bassa crescita economica e da una dinamica della produttività debole rispetto alla media dell’Unione, con conseguenze negative a livello sociale e occupazionale;
  • nella sua risposta del 22 ottobre 2018 il governo italiano riconosce "di aver scelto un'impostazione di bilancio non in linea con le norme del patto di stabilità e crescita" e indica di aver optato per una politica fiscale espansionistica nel 2019 per sostenere la ripresa economica in corso, in particolare mediante investimenti pubblici. In tale contesto le autorità italiane richiamano anche il programma di riforme strutturali di supporto alla crescita che accompagna la strategia fiscale perseguita con il documento programmatico di bilancio 2019;
  • l’Italia è stata finora il principale beneficiario della flessibilità applicata nell’ambito del patto di stabilità e crescita (per un importo dell'ordine di 30 miliardi di EUR pari all'1,8 % del PIL), in considerazione di una serie di fattori, tra cui condizioni economiche sfavorevoli, sostegno alle riforme strutturali e agli investimenti, "eventi inconsueti" connessi alle minacce alla sicurezza, alla crisi dei rifugiati e ai terremoti;
  • l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, l'organismo italiano indipendente di controllo in materia di bilancio, non ha convalidato le proiezioni macroeconomiche su cui si basa lo scenario programmatico per il 2019, "in quanto esse si collocano fuori dall’intervallo accettabile allo stato delle informazioni attualmente disponibili"2 e sono pertanto soggette a notevoli rischi di revisione al ribasso;
  • il documento programmatico di bilancio 2019 presentato dall’Italia configura per il 2019 una deviazione significativa dal percorso di aggiustamento raccomandato verso l’obiettivo di bilancio a medio termine, considerando il previsto forte deterioramento del saldo strutturale e il tasso di crescita della spesa pubblica, al netto delle misure discrezionali sul fronte delle entrate e delle misure una tantum, ben al di sopra del tasso di riferimento.

Restano, adesso, al Governo italiano 3 settimane per cambiarla e così come precisato nella nota della Commissione europea il Governo italiano dovrebbe rivedere il documento programmatico di bilancio per il 2019 che dovrebbe conformarsi alla raccomandazione indirizzata all'Italia dal Consiglio il 13 luglio 2018. Ove ciò non si verifichi la Commissione europea non potrà fare altro che lanciare una procedura di infrazione.

            A cura di Redazione LavoriPubblici.it

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