Condono edilizio, abusi e tutela della vita: cosa devono fare i Governi?

07/11/2018

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I recenti fatti di cronaca relativi alle morti causate non dal maltempo ma dalle trappole letali costruite in zone a rischio idrogeologico, impongono serie riflessioni sull'argomento condono edilizio.

Argomento non facile, che fino ad oggi è stato affrontato in modo troppo semplicistico da chi chiede con forza il condono e chi, invece, vuole l'abbattimento di tutte le costruzioni non in regola. Argomento che è tornato alla ribalta non solo per la tragedia di Casteldaccia (leggi articolo), ma anche per alcuni contenuti del Decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109 recante “Disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze” (c.d. Decreto Sicurezza) per il quale il Governo, con estremo stupore da parte di molti parlamentari di maggioranza e dei relativi elettori, ha chiesto in Senato il voto di fiducia per la legge di conversione.

Il D.L. n. 109/2018 contiene, infatti, alcune disposizioni per far fronte agli interventi nei territori dei Comuni di Casamicciola Terme, Forio, Lacco Ameno dell’Isola di Ischia interessati dagli eventi sismici verificatisi il giorno 21 agosto 2017. Disposizioni che tecnicamente rappresentano un vero e proprio condono edilizio perché consentono di applicare agli immobili edificati dopo il 1985 le regole (i condoni edilizi) emanati prima di quell'anno e che sono state mal digerite soprattutto in questo momento in cui madre natura ha ricordato all'uomo chi comanda davvero sui territori.

Come detto, l'argomento condono edilizio va affrontato con estrema cautela cercando, o almeno provando, a fare un distinguo tra le diverse tipologie di abuso. In Italia esiste, infatti, una quantità incredibile di abusi edilizi che negli anni i Governi hanno sempre fatto finta di non vedere. Solo in Campania, ad esempio, esistono oltre 70.000 immobili abusivi con 16.596 ordinanze di demolizione emesse tra il 2004 e il 2018, e appena 496 eseguite (record in Italia).

Volendo fare il punto della situazione e quantomeno provare a risolvere realisticamente i problemi principali, è necessario distinguere le diverse tipologie di abuso edilizio. È, infatti, impensabile mettere sullo stesso piano un immobile costruito in assenza di qualsiasi titolo abilitativo in una zona a rischio idrogeologico, con l'abuso di chi ha allargato la propria abitazione chiudendo una veranda. Nonostante si tratti sempre di "abusi", credo che oggi il problema principale non siano le opere costruite in assenza di titoli abilitativi ma la sicurezza dei territori e dei cittadini.

Ciò che il Governo dovrebbe fare è (perdonate il gioco di parole) Governare il territorio assicurando la tutela della vita, demolendo senza perdere tempo gli immobili in zone a rischio idrogeologico e, nelle more, evitare che questi immobili possano essere utilizzati (si potrebbero vietare tutti gli allacci di luce, gas, acqua...).

Una volta risolte queste problematiche più "urgenti" si potrebbe cominciare a parlare di immobili costruiti in assenza di permessi, di ampliamenti, sopraelevazioni, superfetazioni...il tutto con coscienza, realismo e senza arroccarsi su posizioni di parte, più o meno condivisibili, che non servirebbe senz'altro a risolvere i problemi del nostro Paese. Ricordando, però, un concetto importante: i condoni creano meccanismi di "attesa" per il futuro che difficilmente si coniugano con la voglia di evitare il perpetuarsi di nuove forme di abuso.

A cura di Ing. Gianluca Oreto

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