L'Italia è in recessione

01/02/2019

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Con uno scarno comunicato dell'Istat di ieri mattina arriva la notizia che nel IV trimestre del 2018 il prodotto interno lordo (PIL) è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente ed è aumentato dello 0,1% in termini tendenziali.

Ricordiamo che il PIL è il risultato finale dell'attività produttiva delle unità residenti. È pari alla somma del valore aggiunto ai prezzi base delle unità produttive residenti, più le imposte sui prodotti al netto dei contributi ai prodotti.

La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell'agricoltura, silvicoltura e pesca e in quello dell'industria e di una sostanziale stabilità dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta.

Si tratta della seconda diminuzione consecutiva che fa seguito a quella del trimestre precedente che era stata dell'0,1%. Due variazioni negative consecutive sono il sintomo di recessione in atto con la precisazione che la recessione non è altro che condizione macroeconomica caratterizzata da livelli di attività produttiva (PIL) più bassi di quelli che si potrebbero ottenere usando completamente ed in maniera efficiente tutti i fattori produttivi a disposizione, in contrapposizione dunque al concetto di crescita economica. Conseguenze della recessione sono quindi un aumento della disoccupazione, un rallentamento della produttività e una discesa dei consumi e dell'accesso al credito.

Ora, dunque, è ufficiale: l'Italia è in recessione anche se, in verità gli allarmi che sono giunti da più parti e da più mesi da un comparto che è stato negli ultimi anni trainante per il PIL avrebbe dovuto far riflettere prima sia i governi precedenti che l'attuale che non sa far altro, nel campo della legislazione dei lavori pubblici, che rinviare quelle soluzioni che dovrebbero essere propedeutiche ad un rilancio del settore.

Sarebbe semplice per il Governo trovare una soluzione alla recessione e, quindi, al rilancio dell'economia adottando un piano di rilancio delle opere pubbliche ma, anche su questo argomento come su tanti altri, le due anime del Governo giallo-verde sono in disaccordo. La Lega vorrebbe accelerare la riforma degli appalti e le semplificazioni procedurali con un decreto da varare entro i primi di marzo e, quindi, prima delle elezioni europee, mentre il M5S ha, recentemente, parlato della riforma degli Codice dei contratti da realizzare in 7-8 mesi.

Ieri, tra l'altro è saltato il tavolo tecnico al MiSE perché il Presidente dell'ANCE dopo la mobilitazione permanente proclamata venerdì, sembra sia rimasto sconvolto “che il capo di gabinetto del Ministero delle Infrastrutture e il vicecapo di gabinetto del MiSE ci convochino per chiedere se l'emergenza del settore sia momentanea. Sono mesi che diamo cifre su una crisi gravissima, facciamo appelli, proponiamo soluzioni e questo è lo stato dell'arte. Io dico che con i tavoli tecnici abbiamo chiuso e vogliamo un incontro subito con il premier e i vicepremier, per capire se riescono ad accordarsi sulle misure necessarie al settore”.

Dopo 8 mesi di annunci e nulla di concreto speriamo di avere adesso, dopo l'ufficiale ingresso dell'Italia in recessione, fatti concreti che possano essere soltanto quelli della presentazione da parte del Governo di un disegno di legge sulle modifiche improcrastinabili del Codice dei contratti che contenga, ove condivise, le richieste degli operatori del settore manifestate in audizioni e consultazioni e possa diventare legge dopo i vari passaggi nelle commissioni parlamentari e nel Parlamento stesso.

Sono passati circa 240 giorni dall'insediamento del Governo Conte ed il settore non può più attendere oltre con l'aggravante che, così come abbiamo evidenziato in un altro articolo, anche l'attuazione dell'attuale codice è stata bloccata per il fatto stesso che dal mese di giugno non è stato più pubblicato alcun provvedimento attuativo (leggi articolo) di quelli previsti a carico della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri.

Non ci resta altro che sperare.

A cura di arch. Paolo Oreto

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