Codice dei contratti pubblici: Il punto dopo le dichiarazioni di Giuseppe Conte e di Luigi di Maio

04/02/2019

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Codice dei contratti pubblici: Il punto dopo le dichiarazioni di Giuseppe Conte e di Luigi di Maio

Da due ultimi interventi del Premier Giuseppe Conte e del Vice Premier Luigi di Maio è assolutamente leggibile come sul Codice dei contratti non siano perfettamente sulla stessa lunghezza d’onda.

Il 30 gennaio scorso il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte in un intervento in Assolombarda (Associazione delle imprese che operano nella Città Metropolitana di Milano e nelle province di Lodi, Monza e Brianza) è tornato sul Codice dei contratti parlando ancora una volta della legge delega sulle semplificazioni (approvata dal Governo il 12 dicembre e non ancora inviata al Parlamento) che dovrebbe contenere anche la delega relativa alla riforma del Codice dei contratti aggiungendo anche che “l’abbiamo preso di mira da subitoci stiamo lavorando fra un poco uscirà un decreto legislativo che semplificherà”; ha, poi, anche, aggiunto che “Stiamo semplificando; non posso pensare di avere dieci linee guida dell’Anac, decreti ministeriali attuativi eccetera; non funziona così il sistema ci vuole chiarezza ma anche rapidità e trasparenza nelle procedure”. Ha, anche, parlato di un’ennesima cabina di regia costituita da 30, 35 persone che procederà ad effettuare il monitoraggio dei cantieri e di un DPR con cui sarà avviata una struttura tecnica costituita da 300 giovani architetti e ingegneri che a costo zero saranno a disposizione di tutte le pubbliche amministrazioni per l’elaborazione dei progetti e per la direzione dei lavori (Cosa ne pensano i Consigli nazionali e provinciali dei liberi professionisti a la rete delle professioni tecniche?).

Successivamente, poi, del nulla di fatto al tavolo sul settore delle costruzioni che si è tenuto giovedì 31 gennaio al Ministero dello sviluppo economico, il Ministro Luigi Di Maio in Abruzzo durante una diretta Facebook ha precisato, invece, di essere “d’accordo nel velocizzare i cantieri” proponendo “subito un tavolo con l’ANCE per scrivere un decreto-legge che velocizzi le procedure dei cantieri; non possiamo smantellare il codice degli appalti con una legge ordinaria e se dobbiamo semplificarlo dobbiamo farlo con necessità ed urgenza e facciamo subito un decreto-legge e acceleriamo i cantieri. I cantieri non sono chiusi, semmai sono lenti. Sono tutti aperti e stanno funzionando”.

In tutto ciò, l’assoluto silenzio, dopo la consultazione on-line terminata a metà settembre 2018 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che dovrebbe essere, invece, quello che avrebbe maggior titolo a parlare.

Forse non si ha, del tutto chiara l'idea della farraginosità dell’attuale Codice. Chi non ci crede può collegarsi con il nostro “speciale Codice appalti” in cui sono inserite tutte le norme (dalle europee in poi) e basta aprire la struttura ad albero per veder come si tratti, sino ad oggi, di oltre 150 provvedimenti tra i quali segnaliamo la normativa europea, i decreti legislativi, i decreti ministeriali, i decreti del Presidente della Repubblica, i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, le circolari nazionali, tutti i provevdimenti anac, i pareri del Consiglio di Stato e tanto altro senza dimenticare che al Codice dei contratti mancano ancora, per la completa attuazione, oltre 40 provvedimenti obbligatori e tanti altri che l’ANAC continearebbe a predisporre in riferimento alla autonomia conferitale all’articolo 213, comma 2 del Codice stesso.

Continua, purtroppo ancor oggi, sul Codice dei contratti pubblici, a regnare, tra TAV, migranti, elezioni europee ed altro, una gran confusione sulle eventuali modifiche da apportare e non si capisce perché il Vice Premier Luigi Di Maio se vuole veramente intervenire non chieda al suo collega Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli di prediposrre, tenendo in dovuta considerazione le documentazioni in suo possesso, fornite dagli operatori di settore con consultazioni, audizioni ed altro, uno schema di decreto-legge da utilizzare come base per la discussione da affrontare in un tavolo tecnico di cui dovrebbero far parte anche i liberi professionisti quali imprenscindibili ed importanti soggetti nel concepimento e nella realizzazione di un’opera pubblica.

Noi siamo d’accordo con gli atti che siano concreti e sblocchino una situazione ormai incancrenita da tempo e, quindi, anche con la predisposizione di un decreto-legge che apporti quelle modifiche al Codice dei contratti pubblici ritenute dagli operatori necessari ed urgenti e che eviti la procedura d’infrazione preannunciata qualche giorno fa dalla Commissione europea.

Si tratta, in fin dei conti, di sbloccare con un decreto-legge una situazione su cui il Governo da giugno 2018 ha fatto parecchi annunci senza mai nulla di concreto. Affermava agli inizi di giugno 2018 nel corso di una visita aa Pomigliano d’Arco il Vice Premier Luigi Di Maio “Si devono fare gli investimenti ma per fare gli investimenti dobbiamo semplificare il Codice degli appalti perché, ormai, gli amministratori hanno paura di toccare qualsiasi delibera, qualsiasi atto ed anche una votazione in consiglio comunale sta diventando un problema perché è un codice complicato, illegibile che, paradossalmente, era stato scritto per diminuire la corruzione ed oggi sta bloccando il paese e non sta combattendo i corrotti”.

Non ci resta che sperare augurandoci che nella Filiera delle Costruzioni possano trovare spazio anche le professioni tecniche affinché unitamente ai sindacati, già presenti, diventino un fronte comune per la soluzione di un problema che è di interesse di tutti gli operatori del settore e non soltanto. Comprendiamo che tra la filiera delle costruzioni e le libere professioni ci possano essere delle divergenze di veduta su alcuni istituti (vedi appalto integrato) ma i problemi vanno risolti anche con soluzioni mediate e non nascosti sotto la sabbia.

Speriamo bene su tutti i campi e segnaliamo che sono già trascorsi dall’insediamento del Governo Conte quasi 250 giorni senza che a parte i proclami si siano adottati provvedimenti idonei a modificare il codice dei contratti pubblici.

A cura di arch. Paolo Oreto

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