La pianificazione dei fabbisogni e degli acquisti in Italia: effetti sul processo di approvvigionamento

28/02/2019

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Il sistema dei pubblici appalti in Italia risente di una inidonea ed inefficace pianificazione degli acquisti, passaggio fondamentale per la definizione del quadro delle esigenze, dell’analisi delle strategie di acquisto, della massimizzazione delle risorse e del controllo di tutte le fasi gestionali, dando, al contempo, esecuzione dei principi di efficienza, economicità e buon andamento della pubblica amministrazione.

Si tratta, in sintesi, di un’analisi critica finalizzata all’ottimizzazione del rapporto costi/ benefici, rendendo alta la probabilità di raggiungere gli obiettivi prefissati.

L’articolo 21 del D.lgs. n. 50/2016 introduce la questione della programmazione, sia in tema di lavori sia di acquisti di beni e servizi.

Tuttavia nonostante il nuovo sistema dei contratti pubblici abbia dato avvio al riallineamento con le best practices europee in tema di pianificazione, il codice risulta privo di un passaggio fondamentale.

Il Titolo III del Codice (Pianificazione, programmazione e progettazione) espone i risultati auspicati dalla fase di programmazione (art. 21) e, dopo l’introduzione dello strumento del dibattito pubblico (art. 22), si occupa direttamente della descrizione dei tre livelli della progettazione (art. 23).

Manca dunque la fase di identificazione del progetto, nonostante il suo impatto fondamentale sul processo di approvvigionamento nel suo complesso. Ciò in quanto pianificare i fabbisogni in maniera tempestiva consente:

  1. di programmare l’impegno delle risorse coinvolte nella gestione del processo di approvvigionamento
  2. di valutare correttamente i carichi di lavoro e l’individuazione dei profili richiesti per la specifica attività negoziale;
  3. la designazione di un team di risorse dedicate alla gestione degli appalti critici e ad elevato impatto strategico.

Dal punto di vista dell’organizzazione del Public Procurement italiano, inserire la fase di identificazione comporterebbe l’onere di introdurre un efficiente e trasparente sistema di selezione di soggetti esperti ai quali affidare il compito di redigere i cd. “prodotti rilasciati”, o deliverables, della Fase di identificazione.

Studiosi di procurement e consulenti senior indipendenti, impegnati in progetti internazionali di infrastrutture civili, hanno fornito un prezioso contributo indicando una serie di specifiche misure che possono concorrere a riallineare le procedure di gestione del progetto italiano alle prassi europee ed internazionali.

A titolo esemplificativo: l’adozione di un formato standard dei Terms of Reference che consenta, tra l’altro, il superamento della stima del budget con la tariffa degli ingegneri e degli architetti; l’eliminazione di un inutile livello di progettazione, quello della progettazione preliminare, che garantirebbe tempi più rapidi nell’attuazione del progetto e un processo decisionale più logico; il riconoscimento professionale e l’impiego obbligatorio del “Procurement Specialist”, al quale è affidata in via esclusiva la responsabilità della preparazione del dossier di gara e della redazione finale del contratto, nonché la presenza obbligatoria tra i membri della commissione di gara.

Si tratta di modifiche concretamente realizzabili che contribuirebbero alla risoluzione di importanti problemi nella gestione dei contratti pubblici, con conseguente eliminazione delle troppo spesso inutili lungaggini che caratterizzano i tempi di gara.

In allegato lo studio completo.

A cura di Dott.ssa Caterina Ingrassia
Procurement Specialist presso Autostrade per L’Italia S.p.A.

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