Post Coronavirus, ripresa economica e Codice dei contratti, Bianchi (Ance): 'Contrari ai commissari che intervengono anche nella fase di aggiudicazione'

Il punto di vista di Edoardo Bianchi (Ance) in merito alla fase 2 post coronavirus e alla riforma del Codice dei contratti

di Gianluca Oreto - 10/04/2020

La pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 ha lasciato molte perplessità al mondo dell'imprenditoria in merito alle future strategie di ripresa post coronavirus che dovranno necessariamente essere prese per riavviare un motore che si è ormai fermato.

Motore che dovrà essere riavviato prima che i danni della sospensione saranno irreversibili. Come già rilevato, una componente essenziale per la futura ripresa l'avrà la scelta del Governo di intervenire sui provvedimenti normativi e sulla burocrazia che negli ultimi anni hanno tolto ossigeno e risorse a professionisti e imprese. Scelta che dovrà toccare quella che ho sempre definito la norma più importante dell'ordinamento italiano, il D.Lgs n. 50/2016 (c.d. Codice dei contratti) da cui discende tutto quello che ci circonda: scuole, ospedali, strade, ponti, tribunali,...

Sull'argomento ripresa ho intervistato il Vice Presidente Ance con delega alle Opere Pubbliche Dott. Edoardo Bianchi a cui ho posto alcune domande.

Presto comincerà la fase 2 in cui si dovrà scegliere come rilanciare un Paese che arriverà stremato (fisicamente ed economicamente). L'ANCE si farà promotore di proposte al Governo nazionale? Se si, quali sono gli asset su cui si dovrà puntare?

Dobbiamo uscire indenni dalla fase 1, e non è ancora chiaro fino a quando dureranno le attuali misure di restrizione della attività lavorativa. I motori sono al minimo se è vero che il 95% dei lavoratori (dati CNCE) sono attualmente in cassa integrazione. È un dovere scegliere oggi come deve essere rilanciato un Paese stremato per farci trovare pronti tra qualche settimana alla ripartenza.

La strada è stata tracciata da Mario Draghi; serve liquidità da immettere immediatamente sul mercato. Lo Stato deve fare la propria parte tenuto conto che lo shock che stiamo affrontando non è ciclico e che la perdita di reddito non è colpa di nessuno di coloro che ne soffrono.

È necessario tutelare i posti di lavoro oggi, quando ancora esistono, e non domani con gli ammortizzatori sociali. Già oggi, secondo lo studio presentato dalla “commissione bilancio del Senato”, viaggiamo ad un utilizzo tendenziale di oltre 13,5 miliardi al mese di ammortizzatori sociali. Questo significa che tra qualche mese, nonostante l’impegno del Governo, non vi saranno più risorse né da destinare alla spesa sociale né da destinare al mercato.

In questa fase 1 abbiamo continuamente presentato proposte ma sia il Cura Italia che il Liquidità non hanno dato risposte idonee a garantire una reale ripartenza. Non mettiamo in dubbio le buone intenzioni ma continuano ad esserci meccanismi contorti che denotano la mancanza di quel coraggio che sarebbe necessario nell’attuale momento di un passaggio epocale per la sopravvivenza del Paese.

Sono provvedimenti mancanti del respiro necessario per dare risposte agli attuali tempi, che ben possiamo definire, di guerra.

Esempio lo si ha nel DL Liquidità dove sarebbe stato sufficiente adottare 2 semplici provvedimenti se si voleva dare ossigeno al mercato: abolizione dello split payment ed obbligo alle stazioni appaltanti di redigere immediatamente un sal emergenziale, svincolato cioè dalle previsioni contrattuali.

Nulla di tutto ciò, perché?

Perché avventurarsi in un complicato dedalo di garanzie, istruttorie, pareri europei quando con due banalissime misure si sarebbe potuto avere un riscontro immediato?

Negli ultimi giorni si è tornati a parlare di Codice dei contratti, che fine ha fatto il Regolamento?

Il Codice è uno dei problemi, non il solo. Vi sono criticità talmente gravi e diffuse che meritano una visione di assieme per capire in quale direzione deve andare il Paese per uscirne.

A nostro giudizio il tema della manutenzione e messa in sicurezza del territorio deve rappresentare la priorità principale della azione del Governo. Le regole per realizzare questi interventi devono essere ricondotte ad un sistema binario basato su una legge dei LLPP ed un Regolamento.

La soft law ha fallito, perché non è sufficiente trapiantare un istituto da un (differente) ordinamento giuridico ed innestarlo sul nostro ordinamento che con la common law nulla ha a che fare. Vi è stato un rigetto ed ora il paziente, ossia il mercato, è in coma.

Quanto al Regolamento cosa dire, doveva entrare in vigore ad inizio dicembre mentre in quella data sono iniziate le consultazioni, il Covid-19 ha stravolto poi tutto.

Restando sul tema Codice dei contratti, pensa che il Governo dovrà intervenire con una riforma strutturale o ritiene sia meglio puntare su delle modifiche chirurgiche che possano rilanciare la spesa pubblica e velocizzare le procedure di affidamento? Vi siete già fatti un'idea di quel che serve per rilanciare il settore dei contratti pubblici che secondo l'ultima classifica stilata da Doing Business rappresenta mediamente tra il 10% e il 25% del PIL di ogni Paese?

Vi sono misure proprie della fase 1 finalizzate ossia a farci trovare pronti alla ripartenza e misure proprie della fase 2 dove devono essere risolti i macro problemi che da tempo affliggono il mercato, già ante pandemia.

Il Codice di fatto è già da tempo sospeso o addirittura mai entrato in vigore.

Vi sono istituti che rappresentavano i pilastri della riforma mai attuati, quali ad esempio la”qualificazione delle stazioni appaltanti” o “i commissari di gara da scegliere negli albi della ANAC”.

Altri con la legge 55/2019 cd. “sblocca cantieri” sono stati sospesi fino a tutto dicembre 2020.

Qualsiasi nuova regola deve indispensabilmente essere preceduta dalla riforma della fattispecie della responsabilità erariale e dalla riconfigurazione del perimetro del reato di abuso di ufficio.

Se non mettiamo chi opera nella P.A. in grado di poter firmare con serenità un provvedimento senza timore di vedersi portata via la propria abitazione, tutte le riforme saranno destinate a fallire perché il blocco della firma e la burocrazia difensiva prevarranno su tutto.

A maggiore ragione oggi servono misure chirurgiche che facciano ripartire la spesa.

Sicuramente la risposta per ripartire non può essere rappresentata dal proliferare di super commissari.

Un numero ristrettissimo di super commissari può anche essere accettato ma deve rappresentare la eccezione e comunque deve intervenire sulla fase a monte della gara per concentrare ed ottimizzare i tempi necessari per ottenere le autorizzazioni indispensabili a mandare in gara i lavori.

Siamo contrari ai commissari che intervengono anche nella fase di aggiudicazione, potrebbero esserci delle distorsioni.

L'Ance ha sempre sostenuto l'utilizzo dell'appalto integrato, restate sempre dell'idea che sia il miglior modo per velocizzare le procedure di affidamento?

E’ dai tempi della legge Merloni che, giustamente, si parla della centralità del progetto. Sono trascorsi oltre 25 anni e, francamente, tutti questi progetti esecutivi per varie ragioni non si sono visti.

Siamo contrari all’appalto integrato su progetto preliminare (ora, progetto di fattibilità) perché non ha dato ottima prova di se quanto a certezza dei tempi e costi di esecuzione.

Siamo invece favorevoli all’appalto integrato su progetto definitivo perché laddove vi è complessità tecnica è forse la risposta migliore alle esigenze della P.A.

Anche l’appalto integrato su progetto definitivo alleggerito per i lavori di manutenzione ordinari e straordinari rappresenta una utile risposta perché le stazioni appaltanti possano mandare velocemente in gara opere che rappresentano la stragrande maggioranza delle proprie esigenze quotidiane con interventi sull’esistente.

Per il rilancio del settore dei lavori pubblici saranno necessari anche investimenti. Avete delle proposte in merito?

Le risorse non fanno mai male ma in questo momento servono, prioritariamente, regole certe e stabili che consentano una corretta programmazione pubblica; non riusciamo neppure a spendere le risorse disponibili e diversi sono i casi in cui restituiamo finanziamenti alla Europa. Regole certe nel tempo garantirebbero anche una maggiore attenzione delle banche per intervenire in progetti di finanza ed al contempo renderebbero il paese Italia appetibile agli investitori stranieri.

Ringrazio il Vice Presidente ANCE per il prezioso contributo e lascio come sempre a voi ogni commento.

#unpensieropositivo

A cura di Ing. Gianluca Oreto

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