Decreto Rilancio 2020 e contributo a fondo perduto, Inarcassa: 'Dal Governo ennesima prova di insipienza che crea solo discriminazioni'

Il Decreto Rilancio 2020 ha previsto un contributo a fondo perduto da cui sono stati esclusi i professionisti iscritti alle Casse di previdenza private

21/05/2020
Decreto Rilancio 2020 e contributo a fondo perduto, Inarcassa: 'Dal Governo ennesima prova di insipienza che crea solo discriminazioni'

“Registriamo un altro gravissimo errore da parte del Governo. L’esclusione dal contributo a fondo perduto dei liberi professionisti iscritti alle Casse di previdenza crea solo una profonda discriminazione senza alcun valido motivo”.

Questo il commento del Presidente Inarcassa, Giuseppe Santoro, in merito ai contenuti dell'art. 25 del Decreto Legge n. 34/2020 (c.d. Decreto Rilancio 2020) che ha previsto un contributo a fondo perduto da cui sono stati esclusi, tra gli altri, i professionisti iscritti alle Casse di previdenza private.

Sull'esclusione dei professionisti il Presidente Inarcassa ha espresso tutto il suo rammarico per quella che ha definito "l’ennesima prova di insipienza istituzionale che danneggia una parte rilevante del tessuto produttivo del Paese. Pertanto ci aspettiamo un immediato ripensamento".

Sui contenuti dell'art. 25 del Decreto Rilancio abbiamo già scritto un articolo che entra nel dettaglio del contributo, sul suo ammontare, sulla platea di beneficiari e sulle modalità di erogazione. Registriamo anche che c'è stata confusione tra questo contributo e l'indennità di 600 euro che era stata prevista dall'art. 44 del D.L. n. 18/2020 (c.d. #CuraItalia).

Per quanto riguarda l'esclusione dei professionisti iscritti dalle Casse di previdenza private obbligatorie il Presidente Giuseppe Santoro ha ribadito "L’applicazione, nel cosiddetto Decreto Rilancio della regola dei due pesi e delle due misure, va azzerata una volta per tutte. Non possiamo essere definiti ‘imprenditori’ solo quando si tratta di essere tassati. Primi fra tutti gli architetti e ingegneri liberi professionisti, che da anni subiscono continue ‘vessazioni normative’ ed oggi non sono neanche ritenuti degni di essere sostenuti come gli altri lavoratori del Paese”.

A cura di Redazione LavoriPubblici.it

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