Costruzioni, dal 2008 al 2014 persi 64 miliardi di euro di investimenti e 529.000 posti di lavoro

Dal 2008 al 2014, il settore delle costruzioni ha perso il 32% degli investimenti pari a circa 64 miliardi di euro. Il crollo degli investimenti ha determina...

31/07/2015
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Costruzioni, dal 2008 al 2014 persi 64 miliardi di euro di investimenti e 529.000 posti di lavoro
Dal 2008 al 2014, il settore delle costruzioni ha perso il 32% degli investimenti pari a circa 64 miliardi di euro. Il crollo degli investimenti ha determinato una perdita di 529.000 posti di lavoro nelle costruzioni a cui se ne devono aggiungere altri 800.000 considerando i settori collegati.

Questo solo per citare solo alcuni dei dati contenuti nella Relazione annuale 2014 pubblicata dall'Associazione Italiana Tecnico Economica Cemento (AITEC) che ha anche rilevato come nel 2014 l'economia italiana si sia contratta "solo" dello 0,4% e che nel IV trimestre dell'anno si è arrestata la caduta dei livelli generali d'attività dopo tre flessioni trimestrali consecutive.


Gli ultimi 7 anni hanno registrato una riduzione del 62,3% nella nuova edilizia abitativa, un -23,6% per l'edilizia non residenziale privata e una flessione del 48,1% per le opere pubbliche. Quest'ultimo settore ha cominciato la discesa già a partire dal 2015, con una flessione complessiva del 54,1%.
Gli unici settori che hanno mantenuto buoni livelli di produttività restano quelli in riqualificazione del patrimonio abitativo che dal 2008 al 2014 hanno mostrato un aumento del 18,5% grazie anche all'effetto di stimolo derivante dagli incentivi fiscali per le ristrutturazioni edilizie e risparmio energetico. Senza l'apporto di questo comparto, la caduta degli investimenti in costruzioni avrebbe raggiunto il 44,2%.

La caduta dei livelli produttivi nel settore ha inciso sensibilmente sull'occupazione: dall'inizio della crisi, i posti di lavoro persi nelle costruzioni sono 529.000 che raggiungono circa 800.000 unità considerando anche i settori collegati. Molto rilevanti sono anche le perdite in termini di imprese: tra il 2008 e il 2013 sono uscite dal settore delle costruzioni circa 68.000 imprese con oltre un addetto (-24,5%).

Fattore determinante per la crisi delle imprese è determinato dalle difficoltà di accesso al credito. Nel 2014, i finanziamenti per investimenti in edilizia residenziale in Italia sono ulteriormente diminuiti del 18,3% rispetto al 2013, con un crollo totale, tra il 2007 e il 2014 del 70,8%. Per quanto riguarda, invece, il settore non residenziale in Italia, nel 2014, i mutui destinati a nuovi investimenti sono cresciuti del 6,7%, aumento totalmente ascrivibile all'ultimo trimestre dell'anno. Dal 2007 al 2014 il calo raggiunge il 71,7%.

La produzione di Cemento
Nell'area UE, la produzione di cemento ha registrato un incremento pari all'1,5% su base annua, attestandosi a circa 160 milioni di tonnellate. La crescita è stata generalizzata, con le sole rilevanti eccezioni di Italia e Francia, che hanno registrato decrementi rispettivamente pari al 6,7% e al 6,0%. La Germania ha marcato un incremento dell'1,0%, confermandosi il primo produttore a livello continentale con 32,0 milioni di tonnellate. Anche la Spagna e la Polonia, per la prima volta dopo diversi anni consecutivi di sensibili cali, hanno rilevato una crescita della produzione, rispettivamente pari al 6,3% e al 6,8%. In recupero anche la produzione spagnola. Il paese iberico è, infatti, quello ad aver maggiormente subìto gli effetti negativi legati alla crisi economica e dunque l'inversione di tendenza riscontrata può certamente essere accolta come segnale positivo, sebbene il livello produttivo raggiunto di circa 15 milioni di tonnellate sia ben lontano dal picco di 54 milioni raggiunto nel 2007.
Il Regno Unito continua a mostrare una dinamica positiva anche nel 2014, con un incremento della produzione pari al 7,2%, a un livello di 9,3 milioni di tonnellate.

Nel 2014 la produzione di cemento in Italia ha rallentato la propria caduta rispetto agli anni recenti, riscontrando un decremento pari al 6,7% e attestandosi su un livello pari a 21,5 milioni di tonnellate. L'Italia conferma la propria posizione di secondo paese produttore di cemento nell'area UE, alle spalle della Germania.
A livello territoriale il calo si distribuisce in misura sostanzialmente omogenea tra il Nord (-7,9%), il Centro (-7,1%) e il Sud (-8,1%); manifestano, invece, un andamento in controtendenza le Isole (+2,2%). Anche i consumi di cemento hanno riscontrato un sensibile ridimensionamento della propria dinamica negativa, registrando tuttavia un decremento su base annua pari al 7,4% con un volume complessivo di 20,1 milioni di tonnellate. È proseguita, quindi, anche nel 2014 la caduta dei consumi avviatasi con lo scoppio della crisi internazionale sebbene il tasso di decremento si sia dimezzato rispetto al 2013. Ciò assume particolare rilievo alla luce dell'eccezionale crollo dei consumi registrato nel biennio 2012-2013, con il mercato che in due soli anni si era contratto di circa un terzo rispetto al 2011.

La caduta nel 2014 è stata determinata dall'andamento negativo delle costruzioni in tutti i comparti. I dati sull'attività edilizia nei settori residenziale e non residenziale, pubblicati dall'Istat, confermano l'intensità della contrazione. La domanda di cemento, fortemente correlata alla realizzazione di nuovi costruzioni, ha risentito in particolare del calo dei permessi di costruzione concessi nel corso del 2013: il numero complessivo di nuove abitazioni (nuove e ampliamenti) è sceso a circa 53.000 unità (nel 2005 erano oltre 300.000); l'edilizia non residenziale ha presentato una superficie marcatamente in calo rispetto all'anno precedente, con un decremento pari al 30,3%.

A cura di Gianluca Oreto
   
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