Abusi edilizi e acquisizione gratuita: l’intervento unitario alla prova del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato (sentenza n. 9340/2025) ribadisce la natura dell’acquisizione ex art. 31 TUE, il ruolo dell’accertamento di inottemperanza e il principio di valutazione unitaria degli abusi.

di Redazione tecnica - 01/12/2025

Quando più interventi realizzati nel tempo finiscono per modificare stabilmente un’area, come si ricostruisce la reale portata dell’abuso? È possibile “scomporre” le opere per ridurre gli effetti dell’ordinanza di demolizione? E quali margini restano al privato per evitare l’acquisizione gratuita prevista dall’art. 31 del Testo Unico Edilizia?

Abusi edilizi e acquisizione gratuita: la sentenza del Consiglio di Stato

In un Paese costellato di piccole e grandi difformità edilizie perpetuate nel corso dei decenni e alla vigilia della riforma della normativa edilizia oltre che della possibile decisione su un nuovo condono, il Consiglio di Stato, con la sentenza 27 novembre 2025, n. 9340, torna a ribadire alcuni concetti che dovrebbero ormai essere pacifici, affrontando una vicenda che ruota attorno a un piccolo chiosco, apparentemente precario, e a una serie di opere successive che, sommate, hanno finito per dare vita a un contesto del tutto diverso da quello originariamente assentito.

Entrando nel dettaglio della sentenza, tutto nasce da un chiosco autorizzato negli anni ’80. Una struttura semplice, appoggiata su piedi metallici, pensata per un uso temporaneo legato alla vendita di giornali. Nel corso degli anni, però, il chiosco non era stato mai rimosso e, anzi, attorno a esso erano stati inseriti altri manufatti: una piattaforma in cemento “adeguata” nel 2010, un armadio metallico usato come deposito, una recinzione e alcune pavimentazioni (qualcosa che, probabilmente, abbiamo visto in ogni città italiana).

Interventi che il proprietario riteneva marginali e autonomi, ciascuno con una sua logica e – almeno secondo la sua prospettazione – non sempre riconducibili alla nozione di nuova costruzione. Il Comune, invece, aveva letto l’intero insieme come una trasformazione edilizia unica, priva di titolo, e aveva ordinato la demolizione, avviando anche il procedimento di acquisizione gratuita. Il TAR aveva confermato la correttezza dell’impianto sanzionatorio e la vicenda era approdata al Consiglio di Stato.

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