Affidamento diretto sotto soglia: la teoria dei tre affidamenti
L’analisi di Stefano Usai e Pier Luigi Girlando sull’art. 50 del D.Lgs. n. 36/2023 (Codice dei contratti) tra prassi e giurisprudenza
Le procedure di affidamento sotto soglia, e in particolare l’istituto dell’affidamento diretto, continuano a rappresentare uno degli ambiti più complessi e dibattuti del Codice dei contratti pubblici, sia sul piano interpretativo sia su quello applicativo.
È in questo contesto che si inserisce l’analisi sviluppata da Stefano Usai e Pier Luigi Girlando sul quotidiano Le Autonomie Locali (La teoria dei tre affidamenti, 23 dicembre 2025), che propone una rilettura sistematica dell’art. 50 del D.Lgs. n. 36/2023 (Codice dei contratti) alla luce della giurisprudenza più recente e della prassi amministrativa consolidata.
Il contributo dei due autori introduce la cosiddetta “teoria dei tre affidamenti”, una chiave interpretativa che consente di distinguere, all’interno della categoria dell’affidamento diretto, tre diverse modalità operative, differenziate in base al livello di procedimentalizzazione adottato dalla stazione appaltante.
L’affidamento diretto tra definizione normativa e prassi applicativa
Muovendo dalla definizione contenuta nell’Allegato I.1 al D.Lgs. n. 36/2023, Usai e Girlando osservano come l’affidamento diretto, pur qualificato dal legislatore come procedura “non comparativa”, venga in concreto declinato secondo schemi molto diversi tra loro.
Secondo la loro ricostruzione, l’art. 50 del Codice non descrive una figura unitaria, ma consente – di fatto – una tripartizione dell’affidamento senza gara, che varia in funzione dell’intensità dell’istruttoria e delle modalità di interazione con il mercato, fino ad arrivare, in alcune ipotesi, a una sostanziale sovrapposizione con la procedura negoziata senza bando.
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