2012: Un anno di crisi anche tra gli ingegneri

13/06/2013

Pur con effetti minori rispetto ad altre categorie professionali, la congiuntura negativa inizia a farsi sentire anche tra i laureati in ingegneria: secondo il rapporto per il 2012 elaborato dal Centro Studi del Consiglio Nazionale Ingegneri sulla condizione occupazionale dei laureati in ingegneria in Italia, dopo un 2011 in controtendenza rispetto ad altri settori occupazionali, il tasso di disoccupazione nel 2012 è aumentato, raggiungendo il 4,4%, il secondo valore più elevato negli ultimi 7 anni. Ma non è l'unico dato in crescita: ad esempio gli "scoraggiati", ovvero quegli individui che hanno abbandonato, momentaneamente o definitivamente, la ricerca di un'occupazione, sono passati dal 19,7% del 2011 all'attuale 20,8%. Il risultato? Circa 16mila ingegneri in più sul territorio nazionale rispetto a quanti richiesti dalle imprese, con un saldo occupazionale negativo in tutte le aree geografiche, compreso il Nord-Ovest (-3.000 posti in meno), tradizionalmente ricco di possibilità occupazionali. A soffrire di più le regioni meridionali, con un surplus di 8mila individui, pari al 50% circa del totale nazionale.

Nonostante la situazione non favorevole, la popolazione di ingegneri (comprendente nello rapporto non soltanto gli iscritti all'albo professionale, ma tutti i laureati di ogni grado in Ingegneria), continua comunque a crescere: nel 2012, si contavano infatti in Italia oltre 615mila individui, circa 23mila in più rispetto al 2011. E a crescere, anche se rimane sempre in minoranza, è la componente femminile, confermando una tendenza ormai in atto da diversi anni: il numero di donne laureate in ingegneria in Italia oggi sfiora infatti le 100mila unità, pari al 15,5% del totale degli ingegneri, con un tasso occupazionale (72%) molto simile a quello degli uomini e decisamente più elevato rispetto all'intera popolazione italiana femminile (64%).

Pur rivelando una condizione occupazionale decisamente migliore rispetto ad altre categorie professionali, i dati evidenziano in ogni caso dei risultati meno brillanti rispetto agli anni precedenti: ad esempio nella fascia di età tra i 35 e i 54 anni, il tasso di occupazione è pari al 94,1% - risultato indiscutibilmente positivo - ma inferiore al 96,1%, registrato nel 2011. La flessione in atto non è tuttavia omogenea su tutto il territorio nazionale, con una diminuzione di quasi 2 punti percentuali nel Nord Italia a fronte di un quadro molto più negativo nelle regioni del centro Italia, dove la quota di occupati passa da quasi il 78% del 2011 al 72,2% del 2012. Inaspettato, invece, il dato relativo alle regioni del sud Italia, dove invece il tasso di occupazione risulta in aumento, passando dal 67,4% al 68,8%.

Invariata inoltre la distribuzione tra occupati alle dipendenze e lavoratori autonomi, con una netta predominanza dei primi: quasi il 75% infatti lavora presso un ente pubblico o una azienda privata, e questo divario aumenta, nelle regioni settentrionali (76,5%), mentre la quota di lavoratori autonomi aumenta in quelle meridionali, sfiorando il 35%. Nessun particolare mutamento, infine, nemmeno in riferimento alla distribuzione tra occupati nel settore industriale e nel terziario, con questi ultimi che si mantengono su una quota che si aggira intorno al 60%. Anche in questo caso però il quadro cambia radicalmente tra nord e sud Italia: mentre infatti nelle regioni settentrionali il 47,4% dei laureati in ingegneria occupati lavora nel settore industriale, nel resto d'Italia la corrispondente quota si riduce sensibilmente, aggirandosi intorno al 28%.

Fernanda Anania


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