CoContest: più spazio alla creatività dei designers

10/06/2015

Mentre nel web impazza il caso "CoContest", con professionisti barricati dall'una o dall'altra parte e pronti a tutto pur di difendere le loro idee, e dopo aver criticato alcuni punti della piattaforma di crowdsurcing più famigerata del momento, ho contattato Alessandro Rossi, Chief Financial Officer dell'Azienda che ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune mie domande.

CoContest è una startup formata da Filippo Schiano di Pepe ideatore e COO, laureato in Architettura e iscritto all'ordine degli architetti di Roma, Federico Schiano di Pepe CEO, Laureato in Giurisprudenza, e Alessandro Rossi CFO, Laureato in Economia Regole e Mercati, Master in Antitrust Law & Economics.

Prima di Cocontest cosa facevate in Italia?
Sia io che Federico abbiamo iniziato CoContest subito dopo la laurea, mentre Filippo ha lavorato come architetto ed interior designer per alcuni anni dopo la laurea sia in Italia che a Londra.

Cosa significa per lei Interior Design?
Suppongo significhi quello che significa per la maggior parte delle persone. Lo definirei come la progettazione degli spazi e degli oggetti in luogo chiuso, da una casa ad ufficio, un negozio o qualsiasi altro spazio. Lo scopo dovrebbe essere quello di migliorare gli spazi in cui viviamo e dunque la qualità della vita delle persone.

Sa che in Italia esistono delle normative che regolano l'attività professionale nel settore tecnico?
Certamente siamo a conoscenza della regolamentazione vigente in Italia (come potremmo non esserlo dopo le innumerevoli citazioni di articoli di legge e regi decreti che si sono susseguite negli ultimi giorni). Detto questo, pur senza entrare nello specifico delle singole previsioni di legge, non credo di dire una follia affermando che la regolazione (per altro abbastanza datata sotto molti aspetti) è eccessiva, spesso obsoleta e non sempre rispondente alle reali necessità del mercato. Pur non volendo violare (e non violando almeno a nostro avviso) alcuna legge di categoria riteniamo che la normativa vada aggiornata con i tempi anche per rendere il mercato più flessibile, dinamico e customer friendly.

Come definirebbe in un "tweet" il progetto Cocontest?
Una piattaforma di crowdsourcing dedicata all'interior design, in cui i clienti possono ottenere idee progettuali da designer di tutto il mondo.

Quali obiettivi vuole raggiungere?
Vogliamo creare un ponte tra l'offerta di servizi di progettazione ed interior design Europea (come sapete i soli architetti italiani sono quasi il 10% degli architetti del mondo a fronte di una domanda molto ma molto inferiore,circa l'1% della domanda mondiale) e la domanda globale. Contribuendo così ad internazionalizzare il servizio, a ridurre la disoccupazione e il problema salariale in Europa, dando ai giovani (e anche ai meno giovani) un nuovo canale per acquisire clienti che esuli dalla tradizionale trafila dei tirocini infiniti presso gli studi di architettura, e riavvicinando la gente comune ai servizi di progettazione ed interior design. Inoltre, per quanto possibile, vorremmo contribuire a rimettere la fase progettuale al centro dell'attività dei professionisti del settore. Infatti, la percezione che ho (che le polemiche e le denuncie hanno confermato) è che in Italia per alcuni professionisti il ruolo dell'architetto sia ormai più vicino a quello di un burocrate, profondo conoscitore e custode delle svariate regolamentazioni provinciali, piuttosto che quello di un creativo; in definitiva ho l'impressione che ci sia molta più attenzione per la fase esecutiva piuttosto che per quella progettuale.

CoContest è l'unica startup italiana scelta dall'incubator statunitese 500 Startups, cosa significa per voi?
Per noi partecipare a 500 Startup è un onore, ma soprattutto una grande opportunità per imparare la cultura dell'innovazione qui dove l'innovazione, in particolare quella web, si fa per davvero. Inoltre è un occasione molto importante per fare finalmente un fundraising proporzionato alle nostro effettivo fabbisogno finanziario, cosa che in 2 anni in Italia purtroppo, per diversi motivi, non è stato possibile fare.

Quali vantaggi può raggiungere il cliente finale affidandosi a Cocontest?
Diversi vantaggi, prima di tutto potrà ottenere molte idee progettali, frutto della creatività e del lavoro di professionisti di tutto il mondo e quindi specchio di diverse culture e sensibilità, cosa che difficilmente potrà ottenere recandosi ad uno studio di architettura o da un professionista offline (credo che almeno questo non si possa negare). In secondo luogo avrà la possibilità di selezionare il professionista che dovrà realizzare il progetto (nel caso ce ne sia bisogno) sulla base della qualità e della corrispondenza del progetto ai propri gusti e alle proprie esigenze. Penso sinceramente che il metodo di CoContest (che poi è lo stesso dei concorsi pubblici in quasi tutti i paesi del mondo, e un motivo ci sarà) sia estremamente utile, semplice e divertente per il cliente finale.

e un professionista abilitato (architetto, ingegnere, geometra,...)?
Se possibile per i professionisti i vantaggi a mio avviso sono ancora di più che per i clienti. Infatti, possono trovare clienti senza doverli faticosamente cercare da soli tra amici e conoscenti o senza dover sostenere costi di pubblicità (perché oltre alla differenza dei guadagni occorrerebbe farsi un conto anche dei risparmi nei costi che i professionisti sostengono per lavorare con il metodo "tradizionale"). Senza contare la possibilità di guadagnare altri soldi oltre al premio in palio, ne caso il cliente decida di affidargli la direzione dei lavori. Possono finalmente superare i propri confini territoriali creandosi un portfolio clienti internazionale e trovando nuovi clienti dove prima non avrebbero mai pensato di poter arrivare. Inoltre, possono fare esperienza e crescere professionalmente confrontandosi con il lavoro dei colleghi di tutto il resto del mondo. Infine possono utilizzare CoContest anche come una rete per conoscere i propri colleghi (sia a livello nazionale, che internazionale) e sviluppare con loro nuove collaborazioni inerenti sia la progettazione che l'effettiva realizzazione dei progetti.

Perché un architetto o un ingegnere dovrebbe registrarsi in una piattaforma che non certifica le competenze dei partecipanti?
La domanda giusta è perché non dovrebbero farlo? Se le capacità e le competenze sono davvero imparagonabili ad esempio con quelle dei laureati in architettura non iscritti all'albo allora non hanno nulla da temere per la concorrenza, se invece le competenze dei colleghi non iscritti all'albo sono paragonabili alle loro perché dovrebbero essere esclusi dalla competizione? Non credo che gli Architetti abbiano bisogno di questo genere di tutele, credo che debbano vincere le competenze e la creatività e quelle o le hai o non le hai, l'iscrizione ad un albo non c'entra nulla. Come detto in più occasioni, CoContest (al contrario di altre società innovative) non permette alle persone comuni di sostituirsi ai professionisti del settore, in quanto non basta saper guidare una macchina, per realizzare il progetto servono competenze tecniche e teoriche che una persona comune non possiede, e sono certo che tutti concordano sul fatto che se io (che sono laureato in Economia) provassi a realizzare il progetto non riuscirei nemmeno a caricare la planimetria su AutoCAD, figuriamoci a realizzare i render 3D o a sperare di vincere il contest. Detto questo, chiaramente qualora previsto espressamente dalla legge, il cliente dovrà poi chiamare un professionista abilitato per realizzare i lavori, ma questa è tutta un altra storia e non ha nulla a che vedere con la partecipazione al contest.

Se un cliente non è soddisfatto dell'"architetto reale", perché dovrebbe essere soddisfatto di un "designer virtuale"?
Credo che la domanda sia mal posta, noi non sostituiamo un architetto reale con un software (o un architetto virtuale, ma poi che cos'è un architetto virtuale?), le persone che partecipano ai nostri contest sono persone vere, in carne ed ossa. Noi, come detto, diamo al cliente la possibilità di visualizzare tante idee con un ottica internazionale, e di testare un innovativo (almeno per i privati) sistema di selezione del professionista, così da scegliere il più adatto ai propri gusti e alle proprie esigenze (non il solito amico di famiglia).

In che modo Cocontest si propone di tutelare il cliente finale da professionisti improvvisati?
Semplicemente non credo ce ne sia bisogno. Delle due l'una, o fare un progetto è complesso richiede tempo, competenze, software ecc. oppure è una banalità e tutti possono farlo senza che nessuno distingua il lavoro di un professionista da quello di un profano. Non posso essere vere entrambe le cose a seconda della teoria che si vuole dimostrare. Quando si parla dei premi si dice che sono bassi per il valore dei progetti realizzati, poi quando le stesse persone parlano di tutele sottolineano la necessità di tutelare clienti e architetti da bambini di 5 anni che in mezz'ora possono fare un progetto vincente. Non prendiamoci in giro, come detto, fare un progetto è difficile e richiede competenze specifiche, pensate farlo con la reale speranza di vincere il contest. La gente non si improvvisa architetto, tanto meno in una gara con architetti veri come sfidanti, e nell'improbabile caso in cui decidesse di farlo e riuscisse senza alcuna formazione a mettere su piante, sezioni, render 3d ecc. farebbe solo una pessima figura, sprecando tempo e fatica.

Pensate di sviluppare e migliorare il tema delle competenze professionali all'interno della piattaforma?
Sinceramente no. Crediamo invece che tutte le persone competenti abbiano il diritto di partecipare ai nostri contest mettendo la propria creatività e le proprie idee al servizio dei nostri clienti.

Come mai avete sostituito il nome "Architetto" con "Interior designer" all'interno del sito?
Perché noi riconosciamo la validità di un'osservazione o di un'idea anche quando viene da un delatore (persino quando viene da chi ti denuncia prima ancora di parlare o di inviare un email, per cui la sua opinione la devi desumere dal testo della denuncia scritto di pugno dal suo avvocato). Nello specifico la maggior parte dei nostri designer sono Architetti e Ingegneri iscritti ai rispettivi albi professionali, ma non tutti lo sono, dunque giustamente abbiamo accolto l'osservazione dell'Ordine degli Architetti e abbiamo deciso di utilizzare un termine più generico che comprendesse anche quei professionisti che non sono propriamente architetti.

Non crede che la pubblicità andata in onda su Sky sia stata fuorviante e mortificante per la professione dell'architetto?
Se credessi che la professione dell'architetto (alla base della civiltà umana) potesse essere mortificata dalla messa in onda in un canale satellitare di Sky di un cartone animato della durata di 30 secondi, in cui si vede per circa 2 secondi un architetto anziano e si dice che il cliente non è stato soddisfatto dal suo progetto (immagino capiti anche ai migliori, no?), allora ne avrei davvero poco considerazione. Grazie a Dio non è così! Ho molta considerazione della professione dell'architetto e di quella del progettista in generale (e sì ho stima anche dei professionisti non iscritti all'albo e faccio mea culpa), forse più di chi sostiene che un cartone di 30 secondi possa aver gettato discredito su una professione millenaria.

La risposta ad alcune mie domande ha evidenziato un aspetto fondamentale, chi ha creato CoContest conosce molto bene la professione dei tecnici in Italia e ha scoperto uno dei nervi che più fa male ai tecnici: la progettualità delle opere e la possibilità di dare sfogo alle caratteristiche intrinseche di una professione che esulano dalla semplice compilazione di moduli prestampati obbligatori per legge. Vi invito a lasciare un commento utile a portare la discussione ad un livello superiore.

A cura di Gianluca Oreto
   


© Riproduzione riservata