Decreto Sviluppo: duro il commento dei Geologi italiani

27/06/2012

Nonostante pochi giorni addietro il Consiglio Nazionale dei Geologi avesse pubblicamente denunciato l'operato del Ministero delle infrastrutture, il Governo non ha fatto marcia indietro e con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale n. 147 del 26 giugno 2012 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 - Suppl. Ordinario n.129 recante "Misure per la crescita del paese" (c.d. decreto Sviluppo) è intervenuto sulla questione della certificazione delle indagini geognostiche e geotecniche, aggirando due recenti sentenze del TAR del Lazio e l'annullamento di due Circolari del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (nn. 3757/2012 e 3761/2012).

Duro è lo sfogo del Presidente dei Geologi italiani, Gian Vito Graziano, che, in un'accorata lettera alla nostra redazione, non nasconde il proprio sdegno e quello di tutto il Consiglio Nazionale, non solo per un provvedimento più o meno discutibile, ma soprattutto per il modus operandi di un Governo che, nonostante la disponibilità delle professioni tecniche ad avviare un tavolo tecnico di consultazione, utilizza ormai solo il decreto-legge come strumento normativo. Ricordiamo, infatti, che il decreto-legge è un provvedimento d'urgenza che dovrebbe essere utilizzato solo in casi straordinari e di reale necessità, che entra in vigore lo stesso giorno della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale con effetti provvisori che perdono di efficacia se entro 60 giorni il Parlamento non li converte in Legge.

Nel suo sfogo, il Presidente Graziano definisce lo stato d'animo dei geologi attraverso una sola parola: sdegno. "Sdegno perché il Governo ha aggirato le sentenze del Tar Lazio con un atto di forza, introducendo una modifica legislativa priva di qualunque carattere di urgenza in un decreto legge. Succede da qualche tempo in Italia, ma sembrava che questo Governo volesse rimarcare una discontinuità, soprattutto sui metodi. Ed invece, mentre per i cittadini si invoca sempre il rispetto delle sentenze, il nostro esecutivo le aggira, con un atto di arroganza che sembra provenire da una cultura totalitaria, non certo democratica".

Come anticipato, il numero uno dei geologi italiani non vuole entrare nel merito del problema, ma grida allo scandalo per dei metodi non condivisibili."Se questo stesso metodo avesse dato ragione alle nostre posizioni, non saremmo stati assolutamente soddisfatti ed avremmo fatto pressioni affinché i metodi fossero quelli corretti e le regole fossero uguali per tutti. Spero che ne convengano le associazioni di imprese a cui va questa discutibile vittoria. Le nostre armi, quelle di una categoria certamente piccola, sono quelle del rispetto delle regole, al di la degli errori che potremmo aver commesso in questa strenua battaglia per la difesa di un diritto che riteniamo essere nostro, non per convinzione, ma perché così dice la legge".

Il Presidente Graziano ha ricordato il metodo del Consiglio Nazionale dei Geologi che è quello della strada del diritto e della magistratura che non a caso gli ha dato ragione. "Ogni qualvolta riteniamo di avere ragione, come per rivendicare che gli iscritti ad un Albo sono professionisti e non imprese, prendiamo il coraggio a due mani e se necessario ricorriamo anche all'Alta Corte di Giustizia europea. Ma quello delle idee e della conoscenza è un sistema che in Italia non vale più da tempo. In una società esasperata dai mercati e dalla finanza, valgono soltanto i principi, si fa per dire, del chi è più potente ed a soccombere siamo i più deboli".

Il problema è stato sollevato attraverso una lettera inviata a tutti i partiti politici nella speranza che qualcuno se ne accorga e gridi allo scandalo. La nota del Presidente dei geologi termina con sogno "È importante che l'Italia sappia, che si risvegli dal suo torpore, sappia con gli atti di forza non si va da nessuna parte, anzi si va verso uno Stato di non diritto".

A cura di Gianluca Oreto


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