Indennità COVID-19 professionisti: è caos normativo

di Redazione tecnica - 25/05/2020

Dalla pubblicazione in Gazzetta del D.L. n. 34/2020 (c.d. Decreto Rilancio) sono cominciate le analisi sulle misure messe a punto dal Governo a sostegno di imprese e professionisti. Nell'attesa che la conversione in legge possa cristallizzare i contenuti delle disposizioni emanate, sono molte le critiche arrivate da Associazioni, Consigli Nazionali e Fondazioni sulle misure per i professionisti iscritti alle Casse di previdenza private obbligatorie.

Decreto Rilancio e indennità COVID-19: a quali professionisti

Dopo le polemiche sul contributo a fondo perduto dal quale sono stati esclusi, tra gli altri, i professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria, e sulla quale si sono già espresse Inarcassa, Inarsind e Confprofessioni, unanimi nel contestare la scelta del Governo di escludere i professionisti da un contributo destinato alle imprese, altra criticità, rilevata negli ultimi giorni, riguarda l'indennità prevista dall'art. 44 del Decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (c.d.#CuraItalia), per i lavoratori autonomi e professionisti iscritti alle Casse di previdenza private danneggiati dall'emergenza Covid-19. Indennità che è stata prorogata anche per i mesi di aprile e maggio 2020 dall'art. 78 del Decreto Legge n. 34/2020 (c.d. Decreto Rilancio 2020) aumentando la capienza del fondo per il reddito di ultima istanza a favore dei lavoratori danneggiati dal virus COVID-19.

Il problema nasce dal combinato disposto dell'art. 78 e del successivo art. 86 del Decreto Rilancio. Quest'ultimo articolo, in particolare, ha previsto il divieto di cumulo tra le indennità previste agli articoli

  • 78 - Reddito di ultima istanza a favore dei lavoratori danneggiati dal COVID-19
  • 84 - Nuove  indennità per i lavoratori danneggiati dall'emergenza epidemiologica da COVID-19
  • 85 - Indennità per i lavoratori domestici
  • 98 - Disposizioni in materia di lavoratori sportivi

Ma non solo le suddette indennità non sarebbero cumulabili neanche con l'art. 44 del Decreto #CuraItalia creando un cortocircuito normativo di un articolo (76) che estenderebbe l'indennità di marzo anche per aprile e maggio, e un altro (86) per il quale le indennità di aprile e maggio non si potrebbero erogare a chi ne ha usufruito a marzo.

Decreto Rilancio e indennità COVID-19: la risposta del Ministro del Lavoro

Pronta è arrivata la replica del titolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo che attraverso la sua pagina Facebook ha chiarito: "Voglio fare chiarezza su una questione importante che coinvolge circa 500mila lavoratori: il bonus di 600 euro per i professionisti iscritti alle casse di previdenza privata che l’hanno già percepito a marzo verrà erogato anche per i mesi di aprile e maggio".

Sui contenuti dell'articolo 44 del CuraItalia e del 78 del Rilancio, il Ministro del Lavoro non ha avuto esitazioni "L'art. 44 del Decreto Cura Italia conteneva, infatti, anche le risorse per le indennità di lavoratori stagionali, intermittenti, prestatori d'opera, lavoratori porta a porta che nel Decreto Rilancio sono stati inseriti in un'altra norma (art. 78). Nei prossimi giorni emanerò il decreto interministeriale che assegnerà alla casse le risorse necessarie. Stiamo lavorando con impegno per garantire sostegno e tutele alle categorie più colpite dall’emergenza Coronavirus".

Decreto Rilancio e indennità COVID-19: il commento di Fondazione Inarcassa

Sull'argomento, prima dell'uscita sui social del Ministro Catalfo, era arrivata la presa di posizione del Presidente di Fondazione Inarcassa Egidio Comodo: "È inaccettabile. Ci ritroviamo nuovamente di fronte ad una ingiustificata discriminazione nei confronti dei liberi professionisti iscritti a casse di previdenza private. Il decreto “Rilancio” non solo nega ai liberi professionisti i contributi a fondo perduto, ma anche le misure che erogano le indennità per i mesi di aprile e maggio. Nonostante i continui appelli al governo fatti nelle scorse settimane, quando Fondazione Inarcassa chiedeva che non ripetesse più quanto accaduto con il “cura Italia” che inizialmente escludeva i liberi professionisti dal bonus dei 600 euro, assistiamo ancora una volta ad un attacco alla nostra categoria, alla nostra dignità di liberi professionisti che continuano a dare tanto al Paese ma che nei momenti di grande difficoltà ricevono ben poco".

"Il decreto “Rilancio” - aggiunge Comodo - forse per un mero errore materiale di redazione della norma, o forse per una volontà politica chiara del governo, non consente, ad oggi, ai liberi professionisti di percepire le indennità per i mesi di aprile e maggio. Il motivo è da ricercarsi nell’articolo 86 del provvedimento secondo cui le indennità, che nel decreto rilancio troviamo all’art. 78, non sono cumulabili con le disposizioni di cui all’art. 44 del “cura Italia”, ovvero con il fondo per il reddito di ultima istanza. E’ probabile, e per certi auspicabile, che il caos normativo sia frutto di una svista o di un errore materiale. Andrebbe oltre ogni immaginazione pensare di avere di fronte un governo che prima dà e poi toglie, prima concede l’erogazione dell’indennità all’art. 78 e poi, nello stesso provvedimento, con un colpo di spugna la toglie all’art. 86".

"Il problema - continua Comodo - resta un altro. Il problema è per i liberi professionisti che al momento non possono contare sulle indennità per i mesi di aprile e maggio. E ciò nonostante le dichiarazioni rassicuranti delle scorse settimane dello stesso governo. Si prospettano tempi molto lunghi per indirizzare nel verso giusto la situazione. C’è da attendere che si completi tutto l‘iter parlamentare di conversione in legge del decreto, perché purtroppo il decreto del ministero del lavoro che dovrà essere emanato, questa volta entro sessanta giorni e non più trenta come nel “Cura Italia”, per definire i criteri di accesso all’indennità, non potrà sanare il caos normativo generatosi tra gli articoli 78 e 86 del decreto “Rilancio”.

"La modalità di scrittura dell’art. 86 - conclude il Presidente Comodo - fa pensare che si tratti di un mero errore materiale. Rivolgiamo allora un appello al governo, conclude Comodo. Se è effettivamente così, si intervenga subito. E’ possibile farlo. Così finalmente capiremo una vota per tutte se il governo è dalla parte dei liberi professionisti oppure no".

A cura di Redazione LavoriPubblici.it



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