Jobs Act Autonomi, Fondazione Inarcassa denuncia assenza equo compenso

14/03/2017

"Con molta delusione apprendiamo che il testo del Jobs Act autonomi – attualmente in Senato per l’approvazione definitiva – non ha recepito le osservazioni di Fondazione Inarcassa – e non solo – sul tema dell’equo compenso. E’ stata persa l’occasione di predisporre un sistema di tutela per i lavoratori autonomi che si avvicini a quello del lavoro dipendente".

Lo ha denunciato il Presidente di Fondazione Inarcassa, Andrea Tomasi, dopo l'approvazione alla Camera del testo del disegno di legge recante "Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato", sul quale recentemente si era aperta l'ipotesi per la valutazione delle condizioni per l'individuazione di un "equo compenso", che tenga conto della natura e delle caratteristiche delle prestazioni svolte e sul quale il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd), aveva affermato "Sono favorevole al ritorno delle tariffe" (leggi articolo).

L’equo compenso - su cui in molti si sono espressi - non ha trovato spazio nel provvedimento che definisce il nuovo statuto dei lavoratori autonomi. Constatiamo, dunque, con amara delusione che né quanto riferito nel corso delle audizioni svoltesi in Commissione Lavoro alla Camera in ordine alla necessità di inserire l’istituto nel testo, né le dichiarazioni del Presidente Damiano il quale ha più volte riconosciuto l’opportunità di reintrodurre le tariffe minime, sono valsi a qualcosa. Vedremo approvare un provvedimento che, in questa formulazione, manca clamorosamente uno degli obiettivi principali che si proponeva: la riaffermazione della dignità dei liberi professionisti che necessariamente passa anche per la definizione di un tariffario minimo delle loro prestazioni” – conclude Tomasi.

A cura di Redazione LavoriPubblici.it



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